SIC e In Territorio Nemico

Mercoledì 17 Aprile, alla libreria Feltrinelli di Firenze, avrà luogo la prima nazionale di In territorio Nemico, Grande Romanzo Aperto scritto a 115 mani con il metodo SIC (alla stesura del quale ha partecipato anche il nostro Michele Marcon!) ed edito da Minimum Fax.

Per chi se lo fosse perso per strada, la Scrittura Industriale Collettiva (SIC appunto) prevede che tutti gli autori (4 o più) scrivano tutto il romanzo: ne risulterà un'unica opera, filtrata e selezionata nelle parti migliori da due (o più) Direttori Artistici.

Com'è possibile che più di 100 persone scrivano un unico romanzo? E perché? E come? E quanto ci vuole? Ne abbiamo parlato qui, qui e qui.

Se non vi suona familiare, allora speriamo di stuzzicare la vostra curiosità. Vanni Santoni e Gregorio Magini, che hanno inventato il metodo SIC nel 2007 – fondando quella che mi azzardo a chiamare nuova scuola/corrente/movimento? – sono stati così gentili da rispondere alle mie curiosità.

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Chi, nello specifico, di voi due ha avuto il colpo di genio? Dove si trovava quando ha avuto l'idea (magari non si tratta di un aneddoto curioso, ma non si sa mai)? Perchè ha scelto di collaborare proprio con l'altro? Quali obiezioni gli sono state, inizialmente, poste dalla controparte? Vi siete sempre trovati d'accordo sulle linee direttive da seguire?

L’ideazione della SIC è talmente frutto di lavoro condiviso che è impossibile dire chi ha pensato cosa. Effettuammo una serie di riunioni a due il cui obiettivo dichiarato era inventare qualcosa di nuovo per la letteratura contemporanea: siamo arrivati prima alla decisione di occuparci di scrittura collettiva, poi, dopo una fase di studio, a quella di creare una metodologia che permettesse di superare le debolezze implicite alla pratica, che fino a quel momento aveva dato buoni risultati solo nei casi di gruppi di affini di dimensione ridotta e conoscenza reciproca pregressa, e poi all’invenzione del metodo SIC. Ci riunivamo a casa dell’uno o dell’altro e riempivamo fogli su fogli di schemi farneticanti. La volontà di fare un progetto insieme è sorta non appena la rivista Mostro ha chiuso, e mi sa che la prima idea che abbiamo avuto era quella di creare un romanzo-mondo transmediale a quattro mani ambientato in un mondo fantastico protorinascimentale in permanente stato di guerra. Poi per fortuna è arrivata l’idea della SIC. Immediatamente dopo aver abbozzato il metodo, abbiamo convocato quattro amici della cui scrittura ci fidavamo (erano Jacopo Campidori, Francesco D’Isa, Enrico Nencini e Eleonora Schinella, e ci riempie d’orgoglio vedere ben tre di loro, oggi, nel cast di In territorio nemico) e lo abbiamo rodato con la scrittura del primo racconto SIC, Il Principe. Si trattava e si tratta di quattro persone di genio, ma il fatto che usando un metodo appena inventato e mai testato, e sulla base di un soggetto di tre righe buttato giù a casaccio dopo una bottiglia di vino, fosse uscito un racconto che era almeno sensato, ci stupì e ci galvanizzò.

Da lì, l’intera storia della SIC, che include anche un costante lavoro teorico, grazie anche alle università che negli anni ci hanno invitato a parlare, e ai saggi che sono usciti da tali interventi o collaborazioni (su cui spiccano forse i quattro poi pubblicati da Carmilla – 1. 2. 3. 4.) è stata sempre armonica: al di là del comune e incondizionato amore per la letteratura, abbiamo attitudini antitetiche e quindi formiamo una buona squadra; per quanto riguarda invece il lavoro sui testi, abbiamo una tale fiducia l’uno nelle opinioni dell’altro da far sì che quando sorge una questione e uno si impunta, l’altro tende a pensare per prima cosa di aver torto, il che facilita molto le cose. Solo una volta siamo quasi venuti alle mani, ma era durante l’inferno del primo ritiro di revisione, effettuato in isolamento in una casa vuota in un villaggio deserto della Toscana profonda, e quindi c’era un certa pressione psicologica.

Quanti editor/DA hanno lavorato al montaggio di In Territorio Nemico (quante persone occorrono per leggere 115 romanzi)? Gli autori hanno sempre scritto coerentemente o vi siete talvolta trovati di fronte a passaggi "particolarmente ostici"/divertenti ma nel modo sbagliato/sproloqui veri e propri tali per cui la vostra cute ne ha risentito?

In territorio nemico ha avuto due coordinatori generali (Gregorio Magini e Vanni Santoni) e quattro compositori (Gregorio Magini, Vanni Santoni, Stefano Bonchi e Stefano Pizzutelli), più quattro scrittori promossi in corso d’opera a compositori di alcune schede (Lucia Cucciolotti, Fabio Manfré, Natan Mondin e Giovanni Oliveri).
Siamo stati molto fortunati a trovare oltre cento persone determinate, e in particolare un core group di una trentina di valorosi che hanno sempre scritto con costanza e qualità, rispettando le severissime scadenze SIC. Tutto questo ha fatto sì che la fase più dura, quella della stesura e composizione dei personaggi e dei luoghi, del trattamento, e infine della vicenda vera e propria, sia scorsa tutto sommato in modo fluido nell’arco di due anni: certo, eravamo abituati a fare le cinque del mattino in composizione almeno due volte la settimana, e ad archiviare e catalogare schede tutti i giorni, ma il fatto che i lavori non avessero mai intoppi ci confortava.

Come e con quali criteri sono stati scelti gli scrittori?

È stata una vera e propria selezione naturale. All’inizio, in preiscrizione, anche grazie ai passaggi su Fahrenheit, abbiamo reclutato qualcosa come quattrocento scrittori. Poi, appena è stato chiaro che non si trattava di uno dei tanti giochini che nascono e muoiono sul Web, ma che c’era da scrivere una quantità cospicue di pagine ogni settimana, seguendo indicazioni anche complesse e con scadenze severe, in molti sono scomparsi. Alla fine ci siamo ritrovati con i famosi 115 (in realtà un po’ meno, visto che il numero finale include i revisori e i consulenti dialettali, reclutati a bozza quasi ultimata).

Che voi sappiate, sono sorte/potranno sorgere gelosie tra la ciurma dei 115? Mi spiego: immagino che gli scrittori fossero ben a conoscenza della filosofia sulla quale la SIC si basa; tuttavia, nello scoprire che un passaggio a Tizio particolarmente caro sia stato preferito il passaggio di Caio, come potrebbe reagire Tizio?

Sorprendentemente, non ci sono mai stati problemi di alcun tipo. Mai neanche una mail di protesta. Crediamo che ciò derivi, oltre che dal buonanimo dei nostri scrittori, dalle caratteristiche del metodo SIC: dato che i compositori non possono scrivere neanche una parola – a parte, in fase di stesura, quelle necessarie a collegare frasi o periodi, a omogenizzare forme verbali o correggere errori – gli scrittori tendono ad avere fiducia sul fatto che ogni approvazione o scarto avvenga in base a un principio di qualità. E in effetti è così: sebbene sia naturale che un compositore può sbagliarsi e scegliere qualcosa di cattivo sopra qualcosa di buono, è anche ovvio che eventuali “errori” in composizione avvengono sempre in buona fede, o come frutto di una certa poetica del compositore, perché comporre schede SIC è a ogni effetto un’arte differente dalla scrittura e simile al mosaico, al collage o alla combine. Inoltre le schede venivano composte senza guardare il nome di chi le aveva scritte, così da evitare che un compositore potesse sviluppare simpatie verso questo o quello scrittore.

È davvero pensabile trascurare l'individualità di un supposto scrittore per perseguire uno scopo più grande? Ridimensionare l'Ego non rischia di svilire l'Ego stesso? O è questa anche una prova di forza interiore a cui lo scrittore/supposto tale deve oggi sottoporsi per raggiungere lo scopo estetico ultimo della perfezione artistica/l'impeccabilità del prodotto?

In realtà quando si scrive un racconto o un romanzo SIC, solo il risultato finale (sia in termini di singola scheda definitiva che di opera finita) trascende l’individualità. Gli scrittori SIC lavorano infatti individualmente alle schede che scelgono, e l’unica arma in loro possesso per “spingere” i propri contenuti, in fase di composizione, rispetto a quelli dei colleghi, è cercare di fare un lavoro migliore possibile. Circa il vissuto del singolo scrittore, rimandiamo a tre interessanti pezzi a firma di altrettanti partecipanti: Codebò, Galimberti e Marcon.

Credete nel perfezionismo o piuttosto nella curiosità e nell’indagine?

Non crediamo che le due cose si escludano a vicenda. È ovvio che nelle arti senza perfezionismo e senza curiosità non si va da nessuna parte. Certamente nel coordinamento di un gruppo così vasto il perfezionismo è, se possibile, ancora più importante: è probabile che l’assenza di lamentele da parte degli scrittori derivi anche dal vedersi arrivare, nell’arco di tre anni, mail lunghissime e dettagliate inviate alle cinque di mattina e contenenti schede evidentemente composte cercando di fare il miglior lavoro possibile anche a livello di cura e presentazione.

La creatività ha per voi un capo e una coda? Può la creatività essere considerata alla stregua della forza lavoro?

Potremmo rispondere con la famosa frase di Chuck Close, a volte attribuita a Vonnegut: “L’ispirazione è per i dilettanti”. Le arti richiedono una quantità di lavoro, una serietà, una disciplina e una costanza nell’essere portate avanti, da rendere insensate tali distinzioni.
Circa invece la questione della possibilità di opere d’arte collettive in letteratura, rimandiamo alla nostra risposta a Giuseppe Zucco, dove abbiamo cercato di sviscerare la questione.

Perchè scegliere come tema proprio il Secondo Conflitto Mondiale?

La scelta in realtà deriva da una ragione tecnica. Prima di cominciare i lavori di In territorio nemico, che ai tempi si chiamava solo “grande romanzo aperto SIC”, tutti gli otto racconti scritti col nostro metodo (i sei del “canone” più i due realizzati nel corso di workshop dal vivo) erano stati scritti a partire da soggetti ideati da noi due. Dato che il romanzo avrebbe costituito il culmine e il coronamento del progetto, volevamo che anche il soggetto di partenza fosse scritto collettivamente. Dopo aver vagliato e scartato varie ipotesi, ci venne l’idea di comporlo, secondo i principi SIC, a partire da materiali, o meglio ancora aneddoti, raccolti dagli scrittori stessi. Da lì fu naturale arrivare a scegliere il periodo della Seconda Guerra Mondiale, perché costituisce l’ultimo momento in cui lo straordinario, in ogni accezione, anche drammatica, è entrato nelle vite di tutti gli italiani. Ogni famiglia ha una storia, e che si tratti di partigiani o camicie nere, sfollati o deportati, soldati in Russia o in Grecia, file per il pane o bombardamenti, si tratta sempre di storie potenti, che dialogano con la Storia. Il fatto poi di potersi inserire in un filone importante della letteratura italiana come quello resistenziale fece sì che un attimo dopo la linea fosse stabilita senza incertezze: tra l’altro, ora che i testimoni stanno via via scomparendo, si tratta di un ambito – in senso ampio: pensiamo alla Resistenza, come dimostrato, oltre che da In territorio nemico, anche da altri romanzi recentissimi quali Dove finisce Roma di Paola Soriga e Partigiano Inverno di Giacomo Verri, ma anche alla guerra e all’esperienza della deportazione – che trova nuove e sterminate possibilità letterarie, come sottolineava Demetrio Paolin in un recente articolo.

Pensando ad un futuro (non saprei quanto lontano) in cui la SIC possa prendere abbastanza piede da divenire un metodo comune di produzione, e parlando grettamente a questo punto di prodotti, quale pensate sia una remunerazione adeguata per un produttore della SIC/il costo adeguato di un prodotto della SIC?

Come saprai meglio di noi, nell’editoria i compensi sono così ondivaghi, e dipendono così tanto dalla dimensione della casa editrice, dalla fama dell’autore (o, in questo caso, degli autori), dalla congiuntura economica generale e da quella del mercato editoriale, che non si potrebbe fissare a priori un anticipo da chiedere. In realtà noi abbiamo scelto di lavorare con oltre 100 autori per mettere alla prova il metodo SIC in condizioni estreme e spingere così l’idea stessa di romanzo un passo più in là, ma il team ideale per un’opera SIC è costituito da un compositore e 6 autori. Una squadra del genere potrebbe facilmente realizzare romanzi di genere con una efficienza e una efficacia tali da – stanti le condizioni del mercato editoriale – potersi accontentare del normale anticipo che una grande casa editrice dà a un autore di catalogo di fascia media.

Un romanzo creato con la SIC è effettivamente un romanzo o è un prodotto, a vostro avviso?

Per quanto ci piaccia molto usare provocatoriamente il termine produzione, in linea col carattere industriale della nostra scrittura collettiva, In territorio nemico è certamente un “romanzo” nel senso che intendi, in quanto non è stato realizzato seguendo dettami editoriali, ma secondo l’ispirazione dei suoi scrittori e compositori. Si tratta semplicemente di un tipo di arte diversa e come la scrittura individuale può essere usata per realizzare tanto “romanzi” che “prodotti”.

Sara D'Agostino

Book nerd D.O.C., crede nella Forza come religione e ha una dipendenza da asciugacapelli. Da vera strapezzente, ha percorso la rotta di Kessel in meno di dodici Parsec.

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