Soffrite di autocommiserazione cronica? Siete in ottima compagnia!

Photo credit: Pat Wellenbach
 

Non so se qualcuno di voi affezionati lettori oggi, in data 1° gennaio, sia riuscito a strisciare fuori dal letto, a trascinarsi fino al computer e a ricordare come si accende. A quelli che ce l’hanno fatta: BUON ANNO, ve lo meritate!

Approfitto della vostra presenza per chiedervi di fare un gioco che vi ruberà pochi minuti: tirate fuori la vostra Moleskine del 2012, apritela alla pagina del 1° gennaio e leggete la vostra lista di buoni propositi stilata esattamente un anno fa.
​Bene, ora ditemi, chi di voi è riuscito a realizzarne qualcuno? Chi ha perso quei cinque chili di troppo? Chi ha trovato un lavoro di maggiore soddisfazione o meglio retribuito? Chi ha trovato un lavoro? Chi ha cominciato a fare sport, tenendo botta per più di due settimane? 

Se siete tra quelli che ce l’hanno fatta: bravi, questo post non fa per voi.

Se invece avete risposto no a tutte le domande, fate parte della schiera numerosa degli insoddisfatti cronici, quelli che ogni anno si pongono gli stessi obiettivi e ogni anno, immancabilmente, non ne raggiungono nemmeno uno. Se rientrate in questo gruppo, oggi vi sentirete più o meno come un mucchio di spazzatura, ma sappiate che anche Ray Bradbury ha provato questa sensazione!  Lo confessò in un’intervista alla Paris Review.
Un esempio che dimostra come anche i più grandi scrittori non siano troppo teneri con se stessi, anzi molto spesso nella storia della letteratura genio ed insoddisfazione sono andati a braccetto. Che si tratti di autocommiserazione, autocritica o autoironia, giudicatelo voi.

Volete altri esempi per lenire le vostre sofferenze? Allora, sappiate che Vladimir Nabokov si sfogò, sempre sulla Paris Review, affermando che non era lui ad essere famoso, ma Lolita. Lui rimaneva uno scrittore sconosciuto dal nome impronunciabile. Suvvia Vladimir, in quanto a cognome è andata molto peggio a Gary Shteyngart, autore del bellissimo Storia d'amore vera e supertriste e altrettanto noto come blurber seriale e maestro di autoironia.

Durissimo con se stesso invece David Sedaris, che affermò: "Alla fine di una giornata deprimente, invece di affliggermi sul nulla che ho prodotto, posso sempre guardare al mio cestino pieno di carta straccia e dirmi che se ho fallito, almeno ho trascinato un paio di alberi con me". E pensare che la gente va in giro a rubare i suoi libri! 

Non è dunque una questione di successo; vi basti pensare che John Grisham, uno che vende milioni di copie, ha detto di non reputarsi un autore "serio", un genio letterario alla William Faulkner per intenderci. E Jonathan Lethem, altro autore di successo, si è descritto come un ex sfigato, un teenager che lavorava in un negozio di libri usati ed era del tutto avulso dalla contemporaneità.  Stephen King, poi, ha dichiarato di considerarsi l’equivalente letterario di un Big Mac con patatine fritte. Come vedete, capita anche ai migliori.

Prima di lasciarvi, vi svelo un trucco in pieno stile Art Attack: prendete la vostra vecchia agenda, apritela alla pagina incriminata e strappatela con attenzione lungo il bordo interno. Ora aprite la vostra nuova agenda e attaccate la pagina staccata con un paio di pezzetti di scotch biadesivo. Avrete risparmiato tempo utile.
Buon 2013 a tutti!

 

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

3 Commenti
  1. Ho fatto un erroraccio! Pensavo di essere sul sito del post, in cui c’è una bellissima vignetta di Makkox. Scusate!