Tentativo di esaurimento di uno scrittore parigino

Il 3 marzo 1982 moriva Georges Perec, lo "gnomo e cabalista" di calviniana memoria.
No. Ricominciamo.
Il 3 marzo 1982 scompariva Georges Perec, proprio come l'indispensabile – ma non poi così tanto – vocale 'e' di cui si era volutamente privata la sua scrittura nelle 300 pagine del lipogramma La scomparsa, lasciando lo stesso vuoto essenzialmente colmabile. Se ne andava così, all'ospedale di Ivry-sur-Seine, dopo aver disseminato in giro abecedari, palindromi, acrostici, anagrammi, eterogrammi e ogni sorta di esercizio di stile dal nome buffo e complesso, portandosi dietro la fama di membro di spicco dell'OuLiPo, il Prix Médicis per il suo La vita istruzioni per l'uso, ma soprattutto l'amicizia di personaggi come Queneau e Calvino. 
O forse no, non se ne andava. C'è quell'asteroide, il 2817, che porta il suo nome… 
Una cosa è certa: lasciava i suoi lettori con in mano l'ultimo tassello di un puzzle, come il Bartlebooth del suo romanzo; un tassello irregolare, inincasellabile, incomprensibile eppure necessario a completare il quadro d'insieme. Come Perec.

Ricordare Georges Perec come meriterebbe è difficile quanto accostarsi a una di quelle sue opere tutta contraintes, regole, limiti ed espedienti. Ma è uno sforzo che vale la pena di fare per scoprire l'universo letterario di uno degli autori più originali del '900, un universo variegato e prolifico che non si è mai esaurito nell'esercizio enigmistico e combinatorio ma lo ha sempre affiancato alla passione letteraria alla quale l'autore, metà sociologo metà scienziato, ha finito per consacrare interamente gli ultimi anni della sua esistenza. 
Ce lo suggerisce la tendenza all'autobiografismo, esplicito nel caso di W o il ricordo d'infanzia – dove il filone immaginario-onirico e quello memorialistico si intrecciano nella rievocazione di esperienze e ricordi del bambino Perec alternata alla vicenda fantastica di W – o più sottilmente tra le righe di Un uomo che dorme, storia di uno studente universitario la cui unica ambizione è l'indifferenza nei confronti del mondo e della società, il vagabondaggio tra l'anonimato della folla metropolitana.
Ma c'è anche il Perec osservatore di Tentativo di esaurimento di un luogo parigino, che si crogiola nel suo gusto elencatorio registrando fedelmente tutto ciò che può essere osservato sedendo per tre giorni in un bar di Place Saint-Sulpice. C'è il mistero enigmatico di Storia di un quadro, o ancora la rappresentazione della società consumistica degli anni '60 di Le cose.
E poi c'è lui, La vita istruzioni per l'uso. Incredibile e labirintico. «Un romanzo sospeso tra pietas e gioco», per dirla ancora una volta con Calvino, che offre uno spaccato di vita degli abitanti di un condominio parigino incastonandolo nella cornice della bizzarra ambizione di Bartlebooth: scandire la propria esistenza secondo i tempi di un progetto artistico che ha come fine ultimo la propria distruzione. Un libro costruito sulla base di un meccanismo-fucina di racconti che risponde ai principi dell'OuLiPo (vedi l'edificio protagonista di 10 piani di 10 stanze ciascuno, a formare un quadrato greco-latino) che non nuoce in nulla alla sua essenza puramente narrativa, da libro divorabile «stando comodamente a letto».
Per quanto apparentemente atipico nell'ambito della sua produzione globale, La vita istruzioni per l'uso nasce da un medesimo interrogativo di base, che l'opera di Perec declina di volta in volta secondo le diverse prospettive del lavoro letterario:

La prima di queste interrogazioni può essere considerata di tipo 'sociologico': come guardare il quotidiano, ed è all'origine di testi come Le cose, Specie di spazi, Tentativo di esaurimento di un luogo parigino, e del lavoro realizzato con l'équipe di Cause Commune su Jean Duvignaud e Paul Virilio; la seconda è di ordine autobiografico: W o il ricordo d'infanzia, La bottega oscura, Mi ricordo ecc.; la terza, ludica, rinvia al mio gusto per i contrasti, le prodezze, le 'gamme' e a tutti i lavori per i quali le ricerche dell'OuLiPo mi hanno dato l'idea e i mezzi: palindromi, lipogrammi, pangrammi, anagrammi, isogrammi, acrostici, cruciverba ecc.; la quarta, infine, riguarda il romanzesco, il gusto per le storie e le peripezie, la voglia di scrivere libri che si divorino stando comodamente a letto: La vita istruzioni per l'uso ne è l'esempio tipico.

Ciò che rende Perec uno degli autori più geniali dell'ultimo secolo è proprio la sua capacità di parlarci della letteratura in modo anticonvenzionale, innovativo e sui generis. Sfidando il lettore a cogliere le combinazioni che si celano dietro l'apparenza della scrittura e invitandolo a farsi, in un certo senso, artefice-decifratore e non solo ricettore passivo delle pagine che scorre. Aiutandolo a capire quanto potente sia la letteratura, che persino assumendo le forme di un esperimento ludico può conservare intatta tutta la sua poeticità.

Oriana Mascali

Abusa come se non ci fosse un domani dell'espressione "come se non ci fosse un domani". Specializzata in letteratura francese per aver scoperto troppo tardi gli americani, ha una sola certezza nella vita: avrebbe voluto essere Francis Scott Fitzgerald, ma non lo è. Peccato. Comunque le sarebbe andata più che bene anche Sylvia Plath.

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