Tornano i Ro.Ro.Ro., grandi classici in edicola

(photocredit: aleteia)

 

Personalmente, non ne avevo mai sentito parlare, ma questo solo perché l'ignoranza non ha confini. Sapevo del feuilleton, dei racconti sparsi sulle riviste, ma i Ro.Ro.Ro. proprio non li conoscevo, eppure sono di fatto gli antenati dei tascabili. L'acronimo sta per Rowohlt-Rotations-Roman e indicava un particolare tipo di pubblicazione con cui, nel secondo dopoguerra, i grandi classici uscivano in edicola sotto forma di quotidiani. Sì, avete capito bene, giornali, però al posto delle notizie c'erano le più importanti opere letterarie disponibili a basso costo. Bello, eh? Tranquilli, i Ro.Ro.Ro. sono tornati.

Tutto ciò accadeva in Germania negli anni Cinquanta, quando si tentava di ricostruire sia un Paese in macerie sia un popolo devastato. Proprio per questo si pensò di affidarsi, ancora una volta, ai classici (la storia dei nani sulle spalle dei giganti, no?) e di dar loro la maggiore diffusione possibile, avvicinarli al popolo nella forma e nel costo più accessibile. Così cominciarono a essere stampati dei normalissimi giornali riempiti non di cronaca politica o estera, bensì del meglio della letteratura di sempre, venduto al prezzo di un marco affinché tutti, anche i più poveri, potessero essere compresi nel pubblico. Oggi qualcuno ha pensato di riportare in vita i Ro.Ro.Ro., forse pensando che ci fossero i stessi presupposti di quell'epoca, la medesima necessità. La fiorentina Edizioni Clichy ha deciso di dare vita a un'apposita collana in cui riproporre i Ro.Ro.Ro. nel loro formato originale, al prezzo di un euro. In edicola sono già apparsi Lo strano caso del Dr. Jeckyll e Mr. Hyde di Stevenson, Le notti bianche di Dostoevskij, Cuore di tenebra di Conrad e La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth. Il progetto, secondo la casa editrice, serve a «richiamare quello spirito di amore per il libro e per le storie, e affermare con forza che anche nella peggiore delle crisi economiche e sociali la letteratura ha un ruolo di guida fondamentale e imprescindibile.» 

Ora, tutto ciò offre molteplici spunti su cui riflettere. Se volessimo parlare dell'economicità, finiremmo per ritirare fuori la storia dei Newton Compton a 99 centesimi, perciò chi vuole può leggersela qui e decidere poi se è giusto o sbagliato (s)vendere i grandi classici, se è giusto comprarseli, se è giusto pubblicarli ecc… In merito al formato, vale a dire quello del giornale, siamo in un periodo nero per la carta stampata: i giornali, inutile ripeterlo, non si vendono più come una volta, e sappiamo bene i motivi. Non è un caso che già da parecchi anni le principali testate, proprio per sopperire al calo di vendite, si siano appoggiate ciclicamente a delle iniziative editoriali che prevedevano la pubblicazione di collane di classici della letteratura, ma anche raccolte di saggi scientifici, filosofici e chi più ne ha più ne metta, col risultato di mettere in piedi gare per pubblicare sempre gli stessi titoli, in varie salse. Una volta i classici dell'Ottocento, una volta quelli del Novecento, una volta i classici di sempre, ma alla fine le collane finiscono per assomigliarsi tutte, accomunate tra l'altro dalla discutibile qualità. Nella corsa alla ripubblicazione, un buon editore dovrebbe domandarsi: cos'ho da aggiungere alle altre edizioni già disponibili? Una traduzione migliore? Un'analisi critica più pregiata? Un apparato prezioso? Un testo inedito? Nella maggior parte dei casi ci si vuole solo accodare, nascondendosi dietro la necessità eterna di alcuni titoli e dimostrando meritevolissimi intenti pedagogici. E qualcuno ci crede pure, nella propria fasulla filantropia, nella diffusione del Verbo. In ultimo, visto che proprio stiamo affrontando il discorso, possibile che ogni santa volta si scomodi Dostoevskij solo per le Notti bianche? Possibile che in questo canone trito e ritrito ci sia spazio sempre e solo per Cuore di tenebra o, alla meglio, per La linea d'ombra? Se proprio si vogliono disturbare i classici, lo si faccia con un po' di fantasia. 

Fioriscono gli editori, spuntano di nascosto, in una notte, con nomi strani esoterici, e lunghi elenchi di libri in preparazion. Scoprono de Narval, Constant, Valery Larbaud, Petronio, Huysmans – tutti con gli occhi al passato. Non facciamo che riesumare. Agli altri editori che già esistono, questi ritorni sono imposti dalle limitazioni politiche, se vogliono vivere. Ma gli altri che nascono a fare? Il mondo crolla e uno ristampa il Satyricon? Ci si riduce a cercare tra le macerie i segni o i ricordi del passato? Che il nostro detsino futuro sia soltanto archeologico? Potrebb'essere una funzione anche questa, ricominciare il lavoro nei conventi e riportare alla luce tra cento anni il patrimonio salvato. Ma non si tratta di ciò, bensì di uno stato infantile: i bambini, nelle dimostrazioni di piazza, si arrampicano sulle spalle dei genitori.

(Valentino Bompiani, Via privata, 1973)  

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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