Uomini che leggono le donne

Ma andiamo! Nel 2013 stiamo ancora qui ad accapigliarci sulle questioni di genere? Ancora a parlare di quote rosa, di discriminazioni sul lavoro, di emancipazione, di violazione dei diritti e di abusi sulle donne? Ma è roba superata! Il progresso della società ha o non ha relegato tutto ciò nel sgabuzzino dei brutti ricordi? Viviamo o no in un mondo dove parlare di qualsiasi tipo di diversità fa scappare da ridere? Va be', facciamo finta che tutto ciò non sia vero e che in giro ci siano ancora donne costrette a fingere di non volere figli per farsi assumere, oppure donne che vengono scavalcate dai colleghi uomini, seppur meno competenti. Giusto per continuare questo gioco dell'assurdo, immaginiamo che esistano ancora casi di violenza domestica e che continuino a esserci vittime di femminicidio. Ecco, in uno scenario così irreale non sarebbe affatto strano parlare di differenze di genere anche riguardo ai libri.

In passato la letteratura è stata per secoli una cosa da uomini. Non stava bene che le donne si mettessero a fare le scrittrici e, se proprio volevano interessarsi di libri, potevano leggere quelli che scrivevano gli uomini. Fu così che la letteratura divenne un giochino per maschi, che spesso e volentieri trattava di donne e che, guarda un po', veniva recepita da un pubblico nella maggior parte composto da donne. Le scrittrici, intanto, aumentavano e sembrava che qualcuna ci sapesse persino fare, che i libri scritti dalle donne non fossero tanto male e che, in alcuni casi, non avessero nulla da invidiare a quelli scritti dagli uomini, talvolta superandoli in valore. A due secoli di distanza, quando nel giardino della letteratura cominciarono a passeggiare amabilmente prima Jane Austen e le sorelle Brontë, poi Virginia Woolf, Simone de Beauvoir, Elsa Morante, Agata Christie e Alda Merini, dovrebbe essere fuori discussione la legittimità della rappresentanza femminile, anche perché a muovere il mercato dell'editoria oggi, che piacciano o meno, ci pensano nomi come JK Rowling, Stephenie Meyer, EL James e Margaret Mazzantini.

Per un lettore, uomo o donna che sia, non esistono dunque scelte obbligate. Un uomo non è costretto a leggere solo libri scritti da uomini, né alle donne devono interessare solamente libri scritti da donne. Se la scrittura non ha più vincoli di genere, può averne la lettura? È proprio questo il tema di cui si discute in questo articolo apparso sull'Atlantic, dove l'autore si pone infatti un'altra domanda: perché gli uomini leggono i libri scritti da donne? In realtà, proprio perché è ormai superata l'idea di un uditorio selezionato strettamente in base al genere, anche questa domanda rischia di apparire vacua, dato che, se ci chiedessimo al contrario perché le donne leggono i libri dagli uomini, la risposta ci sembrerebbe sciocca quanto la domanda. Di base, l'esperienza della lettura permette un piccolo miracolo: ci caliamo nei panni di qualcun altro, viviamo la sua esperienza, guardiamo con i suoi occhi; alla fine torniamo in noi, chiudiamo il libro e, se si tratta di un buon libro, avremo la sensazione di essere cambiati, come se avessimo vissuto noi tutto ciò che è accaduto ai personaggi di cui abbiamo letto. 

In particolare, ci sembrerà di condividere idee, sentimenti, opinioni ed esperienze con chi ha scritto questo libro. Inutile negare l'influenza del fatto che sia uno scrittore o una scrittrice a suscitare in noi tutto ciò, così come va tenuto a mente che a una donna e a un uomo sono riconducibili vari e diversi tipi di sensibilità e attenzioni. Ma, in generale, ciò è dovuto alle differenze che rendono una persona diversa da un'altra e che fanno di ogni individuo un soggetto unico, sia in veste di autore sia in veste di lettore. Nessuna storia, pur volendolo, può circondarsi di un recinto, proprio perché ogni confine è e rimarrà sempre una convenzione, specie se si parla di libri.

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

2 Commenti
  1. Io mi accorgo che leggo pochissime autrici donna. Fra l’altro, ce ne sono pure poche nella mia coda di lettura (che prendo molto sul serio, dato che è una montagna di libri). Alla base non c’è nessuna ragione particolare, salvo forse il fatto che dipende dal genere letterario… e dal periodo storico da cui peschi le storie, anche.