Vita da traduttori, tra contributi erogati e mancati pagamenti

È già tempo di Salone del Libro: tempo di programmi fitti, stand affollati, feste più o meno attese. E ovviamente di bilanci. Quale bilancio per la nostra editoria? I dati e le statistiche non mancano mai e anche quest’anno nelle giornate torinesi avremo una overview sullo stato di salute del settore in Italia.

Un discorso che ci sta a cuore, e che abbiamo già affrontato su queste pagine, è quello della (scarsa) diffusione della letteratura italiana all’estero, non soltanto negli Stati Uniti dell’ormai celebre three percent. Lo stato di fatto è questo: a parte alcuni classici e una manciata di bestseller proposti nelle fiere internazionali, sono pochi gli italiani, soprattutto contemporanei, che riescono ad accedere a mercati e pubblici internazionali. Per non  parlare dei piccoli editori che faticano a sostenere i costi di traduzione e pertanto si vedono privati di una parte di mercato potenzialmente importante.

Per sopperire a questa situazione, o quantomeno fare un passo avanti nel processo di internazionalizzazione della produzione editoriale, è stato presentato ad aprile 2014 il portale Booksinitaly, con il compito di promuovere l’editoria, la letteratura e la lingua italiana al di fuori dei nostri confini. Tra gli strumenti dei quale il sito si avvale, una rassegna delle principali novità editoriali del nostro paese, corredata da pagine scelte tradotte e dall’indicazione dei contatti per l’acquisto dei diritti, nonché di spazi dedicati ai professionisti del settore che normalmente non riescono a fare rete, quali editor, agenti, traduttori.

È noto che quello delle traduzioni è uno dei costi maggiori che un editore che voglia farsi conoscere all’estero deve affrontare. Tema attualissimo, in quanto ancora oggi non si spegne l’eco delle polemiche scatenate alcuni giorni fa dai tweet al vetriolo dello scrittore britannico Hari Kunzru verso il fondatore di ISBN (e neo direttore di Rolling Stone Italia) Massimo Coppola, colpevole di non aver mai pagato Katie Kitamura (moglie di Kunzru) per la pubblicazione del romanzo Knock-Out da parte della casa editrice italiana nell’ottobre 2014, né di averle risposto per oltre un anno. Dichiarazioni che hanno scatenato una reazione a catena, facendo emergere una situazione diffusa di insolvenza da parte dell’editore nei confronti di molti traduttori (potete trovare molte di queste testimonianze sotto #OccupayIsbn). 

Ma questa prassi nel nostro paese non si limita al caso di ISBN, anzi è così generalizzata da aver portato i liberi professionisti del settore a ideare l’iniziativa Editori che pagano per cercare di fare rete e aiutarsi pubblicando i nomi degli editori virtuosi. Tra i professionisti non pagati da ISBN anche Federica Aceto, traduttrice che alcuni giorni fa aveva sollevato la stessa problematica, ovvero quella sullo stato dei professionisti sottopagati (o non pagati) del mondo dell’editoria, con un post sul suo blog, poi ripreso da Minima et Moralia, dal titolo traduttori anonimi, che sottolineava come questa prassi sia diffusa e celata da un velo di ipocrisia e dall’omertà di chi non parla per paura di rimanere tagliato fuori, perdendo anche quel poco che ha.

Non a caso tra gli strumenti per promuovere la letteratura all’estero, pratica diffusa non solo in Italia ma nella maggior parte dei paesi europei, ci sono gli incentivi alle traduzioni, incentivi che, coprendo del tutto o in parte uno dei maggiori costi editoriali, favorisce per gli editori stranieri che ne fanno richiesta la traduzione di autori locali, nel nostro caso italiani. Proprio nella vetrina del Salone del Libro, gli ideatori di Booksinitaly hanno deciso di lanciare la prima la prima guida completa e gratuita ai contributi nazionali e internazionali, una pubblicazione contenente tutte le informazioni per accedere a tali contributi, curata da Associazione Italiana Editori e da Giornale della Libreria e scaricabile gratuitamente in formato .pdf da qualunque professionista del settore; basta registrarsi (io mi sono identificata come "Altro") per poterla scaricare. 

Dal monitoraggio emerge che in Italia gli editori stranieri devono fare i conti con la riduzione dei contributi, erogati annualmente dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il nodo cruciale è infatti quello delle risorse: quelle del 2009 erano pari a 219.000 euro; nel 2010 sono scese a 155.600 euro (-29% con 59 opere accettate su 87 richieste pervenute); nel 2015 è stato previsto uno stanziamento di 184.000 euro (che però comprende anche i contributi a traduzioni per «doppiaggio e sottotitolatura» di lungometraggi e serie televisive). È tuttavia aumentato il numero di Paesi (da 30 a 38) da cui provengono le richieste attraverso gli Istituti italiani di Cultura all’estero, nonché il numero di titoli di cui gli editori stranieri chiedono il contributo al finanziamento della traduzione: da 107 a 154, +44%, anche se questo significa che le richieste provenienti riguardano circa l’1% dei titoli di narrativa pubblicati dalle case editrici italiane.

A livello geografico, come emerge da un’analisi della distribuzione dei contributi pubblicata su Il giornale della Libreria, i Paesi balcanici nel 2014 hanno fatto richiesta per il 42% dei titoli complessivi (39% nel 2013). Seguono i Paesi delle editorie europee, ovvero gli sbocchi più «tradizionali» per la nostra editoria, con il 30% dei titoli e il 25% delle risorse. Quindi, molto staccate, altre aree quali l’Asia e il Pacifico con il 13%, i Paesi dell’Area Sud del Mediterraneo, con il 10% sia dei titoli che dei contributi. Risulta in calo il peso dell’Area latino americana (da un 7%-8% del 2013 in termini di quota a un 1%-3% dello scorso anno) e quella Nord americana (dal 4% al famoso 3%). Rimangono in generale marginali le richieste di traduzioni della nostra letteratura provenienti da Paesi di lingua inglese (Uk +Usa).

I dati fanno inoltre emergere una tendenza: le richieste di contributi provenienti da editori stranieri si orientano verso le opere pubblicate da grandi e medio grandi editori: il 70% nel 2013 che diventa l’82% lo scorso anno. Quelli dei piccoli rappresentano tra il 12% e il 13% e la parte restante vanno a opere «fuori diritti» dell’Ottocento o del primo Novecento.

Il criterio per l’assegnazione dei premi è legato al riconoscimento di un’attività particolarmente significativa di diffusione della cultura italiana già svolta da editori o traduttori stranieri che ne sono i beneficiari; i contributi sono concessi a opere italiane inserite in progetti culturali ampi e coerentemente articolati, prioritariamente alle traduzioni di libri italiani che facciano parte di progetti mirati (collane, eventi speciali, testi didattici).

Certo, se abbiniamo il dato sopra, ovvero che le richieste riguardano circa l’1% della narrativa prodotta nel nostro paese, e il trend di costante riduzione degli incentivi, pare di parlare di niente. Ma questo è benaltrismo signori, e non ce lo possiamo permettere. 

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

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