A Bianca Pitzorno, in occasione del suo nuovo romanzo

Photo Credits: particolare della copertina della Casa sull'albero

Cara Bianca,

finalmente sei tornata. Non che tu te ne sia mai andata, beninteso. Non sarebbe possibile, visto che se parlo come parlo, se scrivo come scrivo e se rido per quello di cui rido, lo devo senz’altro anche a te e ai tuoi libri, che sento così miei che quando entro in una libreria per ragazzi li prendo in mano e provo un inspiegabile orgoglio (come una nipote che guarda le foto dei propri zii e nonni, compiaciuta e stupita di ritrovare in sé i loro tratti).

Sei tornata con un altro romanzo, e ne sono tanto più felice perché questa volta è per adulti. Per noi, sorelline cresciute di Aglaia, Polissena, Lavinia e Barbara, che ci sentivamo un po’ sperdute dopo aver letto La bambinaia francese perché stavamo diventando grandi e iniziavamo ad avvertire il richiamo e l’attrazione di altre storie, altre voci. Per noi, che non abbiamo smesso di rileggere Ascolta il mio cuore, ma che, a quasi trent’anni, abbiamo bisogno di nuove eroine.

Sono sicura che saremo felici di accogliere in famiglia Ada e Lauretta, le protagoniste del tuo La vita sessuale dei nostri antenati, uscito da qualche giorno. E saremo curiose – perché ci hai insegnato tra le altre cose anche la curiosità – di scoprire le vicende, i desideri, le esistenze dei loro avi, che, come ci sveli, non sono andate nel modo in cui vuole la versione ufficiale, e rispettabile. Ma d’altronde, che non tutto sia semplice come viene presentato e che ci sia da grattare sempre oltre la superficie per arrivare alla verità è un’altra delle cose che abbiamo imparato da te. Non limitarsi alle apparenze, perché può essere molto più divertente, a volte scomodo, sempre interessante e arricchente, scavare più a fondo.

E quindi seguiremo Ada nel suo racconto, tornando indietro al Cinquecento e ripercorrendo secoli di storia familiare fino agli anni ’70. La seguiremo come abbiamo fatto con Polissena, meravigliandoci dei segreti e dei colpi di scena che tutte queste vicende, «incastrate come matrioske» come scrivi, ci riserveranno. Neanche a dirlo, le protagoniste assolute sono le donne di questa famiglia – le antenate di Ada –, come sempre nei tuoi libri. A loro il compito di mostrare alla pronipote quello che sta sotto le narrazioni, di insegnarle chi è veramente, di non lasciare, soprattutto, che la storia venga dimenticata o tramandata in modo distorto.

Oltre alle protagoniste femminili e alla ricerca delle origini, ritroviamo altri motivi tipici del tuo scrivere: la mancanza di genitori, sostituiti da altre figure familiari (una nonna aristocratica e uno zio medico, che non possono non farci pensare alla nonna Lucrezia e allo zio Leopoldo di Elisa); l’amore per il mondo classico (anche se “Ada” non è, contrariamente al tuo solito, un nome di origine ellenica, la nostra protagonista insegna letteratura greca); le coincidenze strane, che portano alla luce e muovono cose (Tornatràs è tutto una coincidenza strana dietro l’altra).

In più c’è il tema sessuale e di gender, che siamo un po’ meno abituati a ritrovare nei tuoi libri, ma che giustamente ci hai riservato per il romanzo che ci avresti fatto leggere da adulti. Consapevole che, dopo averci abituati a cani che si sentono uccelli e depongono le uova e a piccoli extraterrestri senza sesso, avremmo capito ancora una volta che l’importante è non fermarsi alle apparenze.

 

Bianca Pitzorno presenta oggi per la prima volta “La vita sessuale dei nostri antenati”, alle 18.30, alla Libreria delle Donne di Milano.

Silvia Banterle

Al contrario di tutto il resto del genere femminile, non vede l’ora di invecchiare, per poter finalmente essere acida come Emma Thompson in Saving Mr. Banks. A proposito, un attimo fa avete sbagliato a pronunciare, il suo cognome è sdrucciolo.

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