A Natale smettetela di regalare libri per forza

Okay, leggere è bello, evviva i libri e hip hip urrà. Ma santo cielo, spesso con questa storia dei libri e della lettura si diventa noiosi. Prendete il Natale. È tutto un agitarsi per dare elenchi e liste e classifiche di libri che dovete comprare, dovete leggere, dovete regalare. E succede ovunque, dai blog talmente sconosciuti che gli stessi blogger dimenticano ogni volta la password per entrarci alle pagine delle testate più note. C'è la presunzione di credere che un libro sia il regalo di Natale, ma se non bastano i dati di vendita a schiaffeggiarvi in faccia la realtà allora significa che il problema è più profondo. 

Io adoro ricevere libri in regalo. Chi vuole farmi un regalo può buttarsi nella mia lista dei desideri di Amazon e scegliere anche con una benda sugli occhi, tanto va sul sicuro. E mi piace anche regalare libri, ma solo se so che il regalo sarà apprezzato e che non dovrò beccarmi in risposta un'espressione delusa come quando da piccolo volevi Action Man e ti ritrovavi invece a scartare un maglione. Regalare libri per forza è sciocco. Regalare libri per evangelizzare alla lettura è assurdo. Se non mi va di leggere sono cavoli miei, non rompermi le palle e fatti venire un'altra idea. 

Purtroppo, però, molti di coloro che si professano amanti dei libri insieme alla propria passione sentono di avere anche una missione: convincere tutti gli altri che leggere è la cosa più bella del mondo. Sharanya Sharma su Bookriot spiega che lei a Natale i libri li regala anche e soprattutto a chi non legge, perché se non leggi non significa che non ti piace leggere ma che non hai ancora trovato il libro che fa per te. «Quel libro è là fuori, e ti aspetta». Ehm, okay. «Perciò a ogni compleanno, a ogni rimpatriata di famiglia, a ogni incontro estivo e a ogni vacanza invernale sarò qui col prossimo libro». Già, e chi te l'ha chiesto? E soprattutto, ti fanno così schifo gli alberi?

Sharanya non è l'unica ad avere l'assoluta certezza che un libro sia obiettivamente un regalo gradito, o per cui ringraziare in un secondo momento. Sono in molti a pensarla così, a credere di saperla lunga, più lunga degli altri, a ritenere che una vita da non-lettore sia una vita a metà, un'esperienza mutila. Per carità, sarei ipocrita se negassi che la lettura può aggiungere qualcosa a noi stessi e al nostro modo di pensare e comportarci, ma se so che di startene con un libro in mano proprio non ti frega una mazza perché devo credere di aver ragione io? Chi non legge è in buona compagnia e in democrazia vince la maggioranza, quindi facciamocene una ragione.

Diverso è il discorso di chi spontaneamente decide, per curiosità, di cominciare a leggere per piacere. Se so che è in atto un processo di avvicinamento alla lettura e posso contribuire facendo una cosa gradita lo faccio più che volentieri, incoraggio con piacere. Se mi viene chiesto un consiglio di lettura, lo do volentieri, sebbene abbia ogni volta la sudarella come quando il tuo amico ti fa vedere la foto di una con cui sta uscendo e ti chiede se è bella. Ma i consigli non richiesti sono i peggiori, a prescindere dall'oggetto del consiglio. Se mi regali un libro tentando di infilarmelo a forza, il risultato sarà una crisi di rigetto, o un tavolo che ha finalmente smesso di ballare. 

Leggere è bello ed è bello anche passeggiare, guardare il mare, bere il vino, andare a un concerto, baciare. Non è bello l'obbligo, in qualsiasi caso. Se ami fare una cosa, odierai farla per forza. Perciò, amanti intenditori consigliatori e regalatori di libri, a Natale mettetevi una mano sul cuore e riflettete: state regalando un libro per far piacere a chi lo riceverà o per far piacere a voi stessi? Nel secondo caso fermatevi, perché il mondo è già pieno di gente che odia i libri e non sta a voi il diritto di aumentare la schiera.  

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

3 Commenti
  1. Provocare è sempre sano se stimola un dialogo civile.
    Sono d’accordo che il libro non è “il” regalo di Natale. Ma credo che il tema non sia se il libro sia o meno il regalo giusto. Il tema forse è il tempo, l’energia: quanto tempo si è disposti a “perdere” per cercare il libro adatto al(la) nostro(a) amico(a)? Poco credo, visto che molti corrono a comprare orientandosi con la classifica. Ma altrettanti invece indugiano, riflettono, scelgono con cura. La scelta di un libro adatto alla persona che amiamo come la pignoleria con su cui ci soffermeremo per individuare la misura di una camicia che gli vada bene.
    Allora si il regalo credo abbia un “senso”, libro o camicia che sia.

    Quindi continuerò a regalare libri nonostante il suo consiglio, seguendo l’istinto più che la razionalità. Regalare non solo libri ovviamente, ma molti libri , si, anche a chi non legge. Ma scegliendo con cura.

    L’utilità, per chi riceve il regalo, è uno dei tanti aspetti, non l’unico e non credo il più importante. Fare un regalo è lasciare nella vita di un’altra persona qualcosa di noi. E anche un libro non letto, conservato con affetto, ricorderà alla persona che amiamo di essere passati da lui e di esserci ricordati di quanto sia importante per noi.

    Personalmente odio le liste di nozze. E trovo l’idea di lasciare l’elenco dei nostri desideri online molto cinica. Chi ci conosce credo non abbia bisogno di liste e chi non ci conosce è giusto che ci faccia un regalo proporzionale allo sforzo che vuole fare per entrare nella nostra vita, per distinguersi dalla massa di “amici” raccolti anonimamente sui social network.

    Riprendiamoci le tradizioni, stiamo facendo gran casino per accorgerci che avevano ragione i nostri vecchi, come direbbe Tony Pagoda. Cordiali saluti fc