Abandoned ship e il mare burocratico

Fino a un anno fa succedeva pressapoco così. «Di dove sei?» «Di Grosseto». Silenzio imbarazzato dall'altra parte, annessa nuvoletta con la mappa dell'Italia e punto interrogativo a caratteri cubitali. Adesso non più, adesso è così. «Di dove sei?» «Di Grosseto» Ancora un attimo di silenzio e poi l'illuminazione «Ahhhhh» inizio di soffocamento dell'interlocutore «Dove è naufragata la Costa Concordia, lì davanti al Giglio!» Adesso sono io che sorrido imbarazzata «Esattamente, uhm.» Che bellezza il modo in cui l'Italia si ricorda di noi. Vabbè, A Ciascuno il Suo, direbbe un vecchio amico, ma oggi lascio il caro Sciascia a dormire e vi parlo di altro.

Oggi, 13 Gennaio se il calendario non mente, da Grosseto sono rimasta ben lontana, ma fonti sicure e dirette -leggere: mamma, e cosa c'è di più sicuro e diretto della mamma?- mi dicono che è il delirio. Sì, perché, proprio oggi, ricorre un anno dal naufragio. Tranquilli, non vi tedierò con un noiosissimo articolo-ricordo, primo perché so che i nostri finzionici lettori sono i più belli, bravi e informati del mondo (veeeeero?), secondo perché, sempre i nostri finzionici lettori, non vogliono rotture di scatole proprio di Domenica. E neanche i finzionici scrittori, quindi siamo pari e state pur certi.

No, vi voglio parlare di un libro che -ma che coincidenza strana!– è da oggi nelle librerie, dal titolo Abandoned ship; è scritto da Benji Smith, trentacinquenne di Boston, che era sulla suddetta nave con la moglie Emily Lau. Molte testimonianzie sull'incidente sono state riportate, dai media per lo più, ma sentirle da un superstite, un anno dopo, hanno un effetto diverso.

Il libro si apre con la presa di coscienza -qualcosa non va!- «un lento e morbido suono di graffi provenire dietro di noi» e con la disperazione iniziale. Cito una frase che a me è piaciuta tantissimo.

Dissi a Emily che l'amavo. Lei mi baciò. Io le cantai una canzone. Piangemmo un poco.

Se avete presente il video della Guardia Costiera Italiana, dove i passeggeri sono i puntini, ecco, si tratta di quel momento lì. Poi le scialuppe, i soccorsi, Schettino che abbandona la nave prima dei passeggeri,e bla bla bla. Ma Smith si concentra su un altro naufragio, ben più lungo, quello nel mare della diplomazia, dove ancora non è stato inventato nessun elicottero di soccorso. Io dico che ci vorrebbe, vediamo veloci-veloci quel che successe.

Arrivo al Giglio, tentativo di trovare riparo con gli altri naufragi nella Chiesa e negli alberghi, cercare inutilmente un rappresentatnte della Costa Crociera, raggiungere Porto Santo Stefano con un traghetto, e un hotel all'aereoporto di Roma con un Pullman della Protezione Civile, rimanere senza soldi nè documenti, rimasti tra le mille bolle blu, tentare invano di farsi venire a prendere dalle ambasciate americana e cinese per rifare i passaporti, mera speranza di avere informazioni dai rappresentanti della Costa giunti all'hotel, raggiungere l'ambasciata con una colletta per chiamare il taxi, ritornare in America grazie ai biglietti anticipati per loro dall'agenzia di viaggi con cui avevano prenotato e non dalla Costa.

Adesso potete pure riprendere fiato e, se vi va, leggere il libro -ancora solo in inglese- o aspettare la versione italiana.

Giulia Gestri

Nomade per caso o per vocazione. Ha libri ovunque nel mondo, ma per mandarla in crisi basta chiederle da dove viene.

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