Addio a Sebastiano Vassalli

È sempre così drammatico?.

La vita lo è. E la mia poteva anche andare peggio. Potevo uccidere o finire in manicomio. Per questo ho cercato altre storie. Altre epoche. Mi sono reso conto che pezzo a pezzo i miei romanzi hanno raccontato l’Italia.

Aveva risposto così Sebastiano Vassalli, nella sua ultima intervista concessa a Repubblica quasi un anno fa. Lo scrittore è morto oggi a 73 anni, all’ospedale di Casale Monferrato. Di recente gli era stato assegnato il Premio Campiello alla carriera, che avrebbe dovuto ritirare il 12 settembre prossimo. 

Sebastiano Vassalli ha attraversato mezzo secolo di letteratura italiana, passando dalla noavanguardia del «Gruppo 63» – dove entrò da pittore presentato dal poeta Sanguineti – alla prosa sperimentale, fino al romanzo storico. Nel 1990 vinse il premio Strega con La chimera, romanzo ambientato nel Seicento nella pianura di Novara, territorio al quale Vassalli era legato da sempre. La sua idea di romanzo («non è tenuto a comunicare grandi emozioni. Deve coinvolgere, deve entrare dentro, far pensare a certe cose e farne rivivere altre») si fonde con quello che c'era alla base: investigare le origini del carattere nazionale degli italiani, una delle prerogative della sua letteratura, visibile anche in altre opere come Marco e Mattio (1992), Il Cigno (1993), Cuore di Pietra (1996), Le due chiese (2010) e il più recente Terre Selvagge, del 2014.

Non mancarono, nel suo rapporto con la cultura italiana e i suoi personaggi, tensioni critiche, riflessioni che vanno al di là del comune sentire. «Nella cultura italiana ci sono state due cose insopportabili: prima della guerra gli ermetici e dopo la guerra Moravia». Con Calvino, che lo scoprì all’inizio degli anni Settanta con Tempo di massacro, non ci fu mai un rapporto idilliaco: «Dopo La giornata di uno scrutatore, non mi interessava più. Il grande scrittore che aveva iniziato con I sentieri dei nidi di ragno si era dissolto. Ovviamente parlo dei miei umori».

Tra le sue passioni c’era quella per il poeta Dino Campana, a cui aveva dedicato il romanzo La notte della cometa e che si riflette pienamente in questa sua affermazione: «L’unico estremismo che mi è rimasto è quello della poesia. Tutto il resto mi pare una minestra tiepida. La poesia no. La poesia o dà un'emozione oppure non esiste».

Luigi Mauriello

È un romantico nel senso fitzgeraldiano del termine. Nella vita scrive, beve caffè, va a caccia di refusi sulle locandine dei trasporti pubblici. Dategli uno spunto d'appoggio e con un paragrafo vi salverà il mondo.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.