Alla ricerca del Cervantes perduto

È ufficiale: la ricerca delle spoglie del grande Miguel de Cervantes è iniziata.

Non ci troviamo «en un lugar de la Mancha de cuyo nombre no quiero acordarme», ma a Madrid, nel convento de las Trinitarias Descalzas de San Ildefonso, luogo noto al mondo proprio per conservare le spoglie del grande scrittore morto, come tutti ben sappiamo, il 23 aprile 1616. Lo storico Fernando Prado, infatti, è riuscito a ottenere sia dalle suore del convento che dall'Arcivescovo e dalla Real Academia il permesso per scandagliare con tecnologie georadar le mura, il pavimento e i sotterranei dell'edificio con l'intento di trovare (finalmente) i resti mortali dell'autore delle Novelle esemplari.  Ma l'impresa, alla quale partecipa anche Francisco Etxebarría, l'antropologo che assistette all'autopsia che confermò il suicidio di Salvador Allende, si prospetta tutt'altro che semplice, poiché molte sono le incertezze sul destino che le preziose spoglie hanno avuto nei secoli; si teme, infatti, che possano essere state spostate o mischiate con altri resti conservati nel convento. E anche l'identificazione del DNA non sarà facile: gli esperti puntano piuttosto a riconoscere la mitica ferita riportata da Cervantes nella battaglia di Lepanto del 1571. 

Ma i progetti non finiscono qui: se il ritrovamento dovesse andare a buon fine, infatti, si potrà finalmente scoprire la vera causa della morte del grande autore (a oggi le ipotesi più accreditate sono cirrosi epatica, alcolismo o diabete), mentre il calco del teschio renderà possibile la ricostruzione del volto dello scrittore. La speranza è di riuscire a fare tutto questo entro il 2016, anno del quadricentenario della morte dell'autore spagnolo più famoso al mondo.

Alessandra Ribolini

Traduttrice e teacher, ma soprattutto wannabe finta bionda senza averne l'aria

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