All’asta una delle ultime lettere di Virginia Woolf

Questa settimana è stato messo all’asta un altro tassello del ricco epistolario che Virginia Woolf intrattenne durante tutta la sua vita con gli amici e intellettuali del circolo di Bloomsbury. Il destinatario in questo caso specifico è Philip Morrell, un suo spasimante che insieme alla moglie Ottoline aveva abitato per tutti gli anni Venti a Garsington Manor, dove la scrittrice si era recata spesso a trovarli.

Ciò che sappiamo di lui ce lo dice Quentin Bell nella biografia della Woolf uscita nel 1972 per la Hogarth Press: «Amabile e innamorato, sempre seducente, con una bella carriera alle spalle, era tuttavita un po’ ridicolo (almeno ciò pensava Virginia). Le fece la corte per qualche tempo, ma in modo imbarazzante, con visite a sorpresa e abbozzi di lettere sentimentali. Lei lo respinse sempre senza problemi. Né Vita né Leonard hanno mai avuto ragione di preoccuparsi di lui».

Il movente alla base della lettera è legato alle precarie condizioni di salute in cui versava Morrell, all’epoca malato di cuore.
Ciò che la rende particolarmente interessante è proprio il fatto che nel 1940, ovvero un anno prima del suo suicidio, l’autrice si sia abbandonata a una vera e propria esortazione alla vita e alla necessità di aggrapparsi ad essa:

Sono venuta a sapere indirettamente della tua malattia, e volevo avere qualche notizia in più. Devi prendere il coraggio a due mani e aggrapparti alla vita. Troppi miei amici hanno ceduto negli ultimi tempi.

Scritta nel luglio 1940, quindi di poco successiva alla battaglia d’Inghilterra, la Woolf vi accenna all'esistenza nel Sussex, esposta al pericolo continuo dei blitz, «ma con i fiori, le rocce, i gabbiani e una bella vista».

Chris Albury della Dominic Winter Auctions ha fissato il valore della lettera tra i 1000 e i 1500 dollari.
Ha infatti dichiarato al Guardian che ogni estratto dall'espistolario di Virginia Woolf è entusiasmante, se non altro per l’alone di mistero che concerne tutto ciò che potrebbe gettare luce sulle dinamiche interne al gruppo di Bloomsbury. «Ciò che ammiro in questa lettera è il fatto che riesca a dire talmente tanto in così poche righe, e in maniera così colorita. Da tre brevi pagine emergono una reale compassione per Philip e l’interesse per i suoi progetti letterari, il desiderio che ognuno possa vivere la propria vita e uno squarcio descrittivo del suo paese con la battaglia d’Inghilterra sullo sfondo».

Un altro frammento dell'esistenza di Virginia è quindi adesso disposizione dei suoi ammiratori – e del miglior acquirente.

Oriana Mascali

Abusa come se non ci fosse un domani dell’espressione “come se non ci fosse un domani”. Specializzata in letteratura francese per aver scoperto troppo tardi gli americani, ha una sola certezza nella vita: avrebbe voluto essere Francis Scott Fitzgerald, ma non lo è. Peccato. Comunque le sarebbe andata più che bene anche Sylvia Plath.

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