Amanda Knox non è Dostoevskij

(photocredit: abcnews)

 

Che Amanda Knox abbia scritto un libro lo sanno ormai anche i muri: contratto da capogiro, esclusiva di Harper Collins, uscita prevista per il 30 aprile. Ogni piccola indiscrezione sul suo contenuto sarà una manna per i giornalisti, che in questi ultimi giorni si sono scatenati sulle presunte molestie sessuali che la ragazza dice di aver subito da un secondino italiano, ma si tratta solo dell'antipasto, perché con Waiting to be heard Amanda è pronta a riprendersi tutta la nostra attenzione. 

Mentre lei aspetta di essere ascoltata, un bel po' di persone aspettano di sapere definitivamente chi ha ucciso Meredith Kercher, sperando di poter mettere la parola fine a tutta la storia. Questo suo libro-rivelazione doveva mettere un po' di pepe, far guadagnare ai diretti interessati un bel po' di quattrini e cavalcare l'onda del gossip che, come di consueto, va a braccetto con la cronaca nera. Tutto da copione, o forse no, perché lo scorso 26 marzo la Cassazione ha annullato l'assoluzione per Amanda e Raffaele Sollecito. Qualcuno ha cominciato a bisbigliare che forse sarebbe stato meglio bloccare l'uscita di Waiting to be heard e infatti nel Regno Unito non ci hanno pensato due volte e hanno congelato la pubblicazione prevista per il 9 maggio. A quanto si sa, il libro uscirà regolarmente negli Usa, in Canada e in Australia, mentre in Italia, giusto per non rimanere fuori dai giochi, la scorsa settimana è andato in onda il film Amanda Knox.

La letteratura ha sempre attinto a piene mani dalla cronaca nera. Si pensi a Dostoevskij, che dal banale omicidio di una vecchia ha saputo tirarci sopra Delitto e castigo. Amanda Knox, però, ha ben poco a che fare con Raskol'nikov e rappresenta tutt'al più un banalissimo caso di commistione tra giustizia, editoria e marketing. La ciliegina sulla torta è infine il sesso – come si può constatare dal clamore delle prime rivelazioni sui contenuti dell'opera – che fa da collante un po' per tutto e diventa il valore aggiunto del pacchetto Amanda-libro, da vendere insieme come il peluche e l'ammorbidente. La commerciabilità di Amanda può avere moltissime declinazioni nella lingua dei nostri giorni, perciò ci si è affrettati ad affibbiarle l'etichetta della femme fatale, vaneggiando usurati accostamenti con Jessica Rabbit. Di certo Waiting to be heard ha un solidissimo trampolino da cui lanciarsi alla conquista delle librerie, ma se si vuole fare gioco sulla curiosità popolare bisogna fare i conti anche con la sua indignazione: un muro antico che, una volta installato, rigetta qualsiasi cosa gli si pone innanzi. L'interesse dei clienti-lettori sarà senz'altro prevedibile e manovrabile, ma oggi è la sua durata a dettare le regole. Perciò, Amanda può anche chiedere che qualcuno l'ascolti, ma non è così scontato che siano in molti quelli disposti a farlo.

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

2 Commenti
  1. Visto il film la settimana scorsa in tv.
    Non so cosa pensare.
    Troppo incentrato a difendere lei, troppo presuntuoso nel creare momenti presumibilmente reali in cui la realtà è quella che vuole raccontarci lei.
    E’ difficile seguire la storia vera, capirla, il film è un intromissione spudorata nella tristezza dell’omicidio.
    Il libro? Che dire…