Amazon Anonymous: una parodia per boicottare Amazon

Tra Black Friday e Cyber Monday, in questi ultimi giorni Amazon – insieme a tanti altri simpatici rivenditori online – mi ha tartassato per convincermi che avessi bisogno di comprare cose a prezzo scontato. Ho resistito eroicamente cestinando mail su mail, senza però illudermi né sopravvalutarmi, perché io e il mio carrello sappiamo cosa succederà in vista del Natale, quindi è inutile fare gli ipocriti. Le persone come me credo siano i principali destinatari di Amazon Anonymous, un gruppo di attivisti impegnato a boicottare l’azienda di Seattle a colpi di parodia.

Amazon Anonymous, formato da «tre clienti scontenti», è nato da una petizione nel dicembre del 2013 con idee molto chiare. Il gruppo ha infatti preso di mira Amazon per il trattamento riservato dalla società ai dipendenti e per l’ambiguità dimostrata nel pagamento delle tasse. Lo scorso Natale sono state raccolte 40mila firme per la “Amazon Free Challenge”, la campagna con cui si invitava di comprare i regali ovunque, ma non su Amazon (stando agli organizzatori, questo scherzetto ha portato via alle casse di Bezos circa 5 milioni). Quest’anno invece gli attivisti hanno chiesto una mano ai sostenitori, invitati a contribuire con 3 o 5 sterline, e sono riusciti a racimolare 3500 sterline per affittare un furgoncino che lunedì scorso ha scorrazzato per le strade di Londra mostrando una pubblicità – parodia di quella di Amazon Prime – in cui si sottolineava di nuovo l’atteggiamento fiscalmente spregiudicato di Amazon («Lo scorso anno Amazon UK ha pagato solo 11,9 milioni di tasse su vendite di 5,3 miliardi»). 

Il furgoncino ovviamente non poteva non raggiungere la sede londinese di Amazon davanti alla quale – racconta l’attivista Bex Hay al Guardian – si è dovuto addirittura fermare, assediato da gente a caccia di selfie. E tra di essi c’erano anche alcuni dipendenti di Amazon. Per la nuova campagna sono state raccolte 8000 firme di sostenitori che si impegnano a non andare su Amazon per fare i regali di Natale.

Lo scorso maggio Amazon ha annunciato di aver modificato la propria rotta fiscale in Europa, adeguandosi alle normative per pagare tutte le tasse senza ricorrere a nessun escamotage. Per Amazon Anonymous è stata una vittoria, ma il gruppo non demorde e procede con le proprie battaglie. Ora vuole pubblicare una raccolta di testimonianze di dipendenti di Amazon UK che denunciano la propria condizione, altro tema caro al gruppo. Per la petizione che punta ad allineare lo stipendio agli standard (9,15 sterline orarie a Londra e 7,85 sterline orarie altrove nel Regno Unito) sono state raccolte oltre 200mila firme. «Come clienti – ha detto l’attivista Jo Beardsmore – vogliamo dire loro che se non trattano i loro dipendenti correttamente e se non la smettono di aggirare le tasse noi non daremo loro i nostri soldi

Lo scorso anno Amazon Anonymous ha beffato il colosso americano pubblicando proprio su Amazon un libro intitolato Living Wage for Amazon Workers, venduto alla simbolica cifra di 7,65 sterline, il salario minimo di allora per chi viveva fuori Londra, e persino una guida con l'elenco di tutte le librerie indipendenti selezionate in base al luogo in cui sono registrate, alla dichiarazione dei redditi e al modo in cui trattano i dipendenti. Simpatici, questi di Amazon Anonymous, ma mica scherzano. 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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