Amazon ha il suo “Best book of the year”

L’istituzione matrimonio sembra perdere sempre più appeal nella vita reale (in Italia, il calo dei matrimoni celebrati dal 2008 al 2014 è stato di 57.000 unità), ma continua a funzionare molto come soggetto letterario. Senza andare troppo indietro, basti ricordare il caso di Gone girl (L’amore bugiardo) di Gillian Flynn, bestseller negli Stati Uniti e anche qui in Italia fenomeno letterario e cinematografico l’anno scorso, in cui il centro della storia è proprio l’unione tra due persone che a poco a poco rivelano di non essere affatto quel che appaiono all’inizio.

E il matrimonio visto, come in Gone girl, dalla prospettiva di lui e lei, è anche il tema su cui si costruisce il romanzo che Amazon.com ha eletto “Best book of the year” per il 2015: Fates and Furies dell’americana Lauren Groff (per ora privo di un’edizione italiana). Un libro che, sin dal momento della sua uscita lo scorso settembre, ha diviso il giudizio dei critici, riscuotendo entusiastici plausi o, al contrario, recensioni negative. Al centro c’è una coppia, Lotto e Mathilde, e il racconto dei loro 24 anni di matrimonio. Il romanzo descrive il percorso da una passione fulminea, che ha colto i protagonisti giovanissimi e li ha spinti a sposarsi dopo solo due settimane di conoscenza, a un legame più complesso, che tutti gli amici della coppia invidiano, ma che sembra fondarsi più sui segreti che sulla fiducia. In una prima parte, “Fates”, conosciamo attraverso gli occhi di Lotto la sua vita precedente all’incontro con Mathilde e il periodo del matrimonio. La prospettiva cambia con “Furies”, la seconda parte del romanzo, che ci parla invece con la voce di Mathilde e riempie alcuni buchi lasciati nella prima metà. Due punti di vista che raccontano la stessa storia ma che, di volta in volta, svelano e nascondono fatti, conquistano l’appoggio dell’ascoltatore o lo perdono, sembrano farci avvicinare alla verità, ma forse invece ce la allontanano. Da che parte stare? Chi ha ragione? Un certo senso di spaesamento provocato dal completo cambiamento di prospettiva tra una parte e l’altra è inevitabile (ancora un ricordo di Gone girl).

La trama ingegnosa ha fatto dire a Sarah Nelson, direttore editoriale di libri e Kindle ad Amazon, che il romanzo della Groff è «affascinante e diverso da qualsiasi cosa abbia letto negli ultimi anni», e questo è probabilmente lo stesso motivo che ne ha determinato la vittoria come “Best book of the year”, davanti a titoli quali Purity, ultima opera di Jonathan Franzen (ottavo posto) e The Girl on the Train di Paula Hawkins (decimo posto).

Come si diceva, però, non tutti hanno accolto il romanzo con entusiasmo e, a recensioni molto positive come quella di Robin Black apparsa sul New York Times, che sottolinea tra l’altro la capacità dell’autrice di utilizzare al meglio la tradizione letteraria classica, dal teatro greco a Shakespeare, si contrappongono commenti più critici. Sul Guardian Susanna Rustin ha definito l’opera un «miscuglio strano di letteratura e pulp», mentre Hannah Beckerman sull’Observer ha osservato che manca uno sguardo psicologico approfondito e un ritratto a tutto tondo dei personaggi.

Per ora noi sospendiamo il giudizio e lo teniamo da parte per quando il libro farà la sua comparsa anche in Italia, prospettiva che il riconoscimento di Amazon e l’ammissione tra i finalisti del National Book Award probabilmente renderanno più vicina.

Silvia Banterle

Al contrario di tutto il resto del genere femminile, non vede l’ora di invecchiare, per poter finalmente essere acida come Emma Thompson in Saving Mr. Banks. A proposito, un attimo fa avete sbagliato a pronunciare, il suo cognome è sdrucciolo.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.