Amorino: é nel peccato la più grande richiesta d’amore

Photo credit: Isabella Santacroce

O la ami o la odi. Isabella Santacroce è così. È un bivio letterario.

Del resto recentemente lei stessa ha dichiarato: «Io non ho fan, ho persone che mi amano.»

Sulla sua aggiornatissima pagina facebook, qualche settimana fa, Isabella scriveva «che sia potente la bellezza contro l’ira dei volti. Stava parlando di Amorino, la sua ultima fatica uscita in libreria proprio oggi. Isabella «teme nuove condanne» e invita i suoi seguaci a proteggere il libro. Con Amorino, edito da Bompiani, Isabella chiuderà la sua trilogia iniziata con l’inferno di V.M di 18 anni e continuata nel paradiso di Lulù Delacroix. Come ci informa il risvolto di copertina:

Siamo a Minster Lovell, freddo e austero villaggio inglese. E al tempo stesso “paradiso terrestre” del romanticismo nero. Un luogo fatato che è già di per sé un romanzo – un luogo, si direbbe, non troppo dissimile dalla brughiera selvaggia delle sorelle Brontë. È il 1911. C’è nebbia. Albertina e Annetta Stevenson, gemelle, arrivano da Londra per ereditare un cottage vittoriano in seguito alla morte dei genitori, avvenuta in circostanze misteriose. Vestono in modo identico, di scuro, e si mostrano così integerrime, così schive, che non è un caso se tra i primi ad accoglierle, o forse ad attirarle nella tela di un ragno, sia un equivoco sacerdote, Padre Amos: le cui parole si rivelano da subito cariche di agghiaccianti sottintesi. E sarà lui ad affidare alle sorelle Stevenson (l’una insegnante di canto, l’altra organista) la gestione del coro della sua chiesa, il coro “Amorino”.

«È nel peccato la più grande richiesta d’amore.» Così Isabella sintetizza il messaggio di Amorino, che rappresenta il purgatorio della trilogia, il luogo di espiazione. Nelle 340 pagine di cui è composto, per la prima volta ricorre il suo nome. Isabella Santacroce diventa personaggio.

Se non avete ancora letto niente della Santacroce iniziate con Amorino. Leggete i suoi libri a ritroso: prima o poi arriverete a Fluo, il suo primo libro. Storie di giovani a Riccione. Di una purezza massacrante. L’incipit di tutte le sue dimensioni letterarie.

Martina De Martino

 

Martina De Martino

Vive in una casa con le pareti dorate e scrive seguendo il suo flusso di incoscienza.

3 Commenti
  1. L’amore, è noto a tutti, non è di facile definizione, ma affermare che il peccato costituisce la più grande richiesta d’amore fa apparire il sacrificio di sé per il bene dell’altro – che poi sarebbe il vero amore – un’incredibile coglionata. In soldoni Isabella è convinta che quando si è in piena disarmonia esistenziale… lo si è per il bisogno di essere amati. Come dire che si piange per la voglia di ridere… 😀

  2. Il peccato, inteso nella sua accezione generale come rottura di un equilibrio favorevole al bene di sé o a quello dell’altro, è la negazione dell’amore che è ragione essenziale d’essere dell’equilibrio che mantiene viva la vita.