Basta, in Italia a nessuno frega più di leggere

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Nei giorni scorsi tutti hanno parlato dei dati Istat 2014 su libri e lettura in Italia. Al solito, tutto all'insegna del negativo, con quelle percentuali sempre più basse, talmente basse che ormai neanche fanno più impressione. Il lettore forte che va dal libraio debole. Grandi sospiri, la voce bassa di chi ha discusso troppo. "Hai visto, sì, che ora siamo scesi al 41,4%". Il libraio che annuisce, che sa benissimo, ma che non è proprio giornata e basta, queste percentuali hanno rotto le palle anche a lui. Ecco qui il punto. Con cadenza ormai fissa esce fuori il nuovo dato, sempre a ribasso, e subito ci si attiva, e mi ci metto dentro anche io, a commentare, a sdegnarsi, qualche volenteroso anche a mobilitarsi. Ma ho una sensazione che sgomita e si fa largo tra le altre e mi dice che, a questo punto, sarebbe più giusto guardarsi in faccia e ammettere che in Italia a nessuno frega più di leggere.

In quel -3,3% ci sono oltre 800mila persone. I patiti di queste cose partirebbero con gli esempi dicendovi che sono tipo dieci San Siro pieni, oppure tutti gli abitanti di Taranto, Brescia, Padova e Trieste messi insieme. Parecchia gente, insomma, obiettivamente troppa. E a fare ogni volta il Fabrizio Masia della situazione, commentando dati da pianto con compito entusiasmo velato di preoccupazione, ci si stufa. Perché poi diciamo che il livello di penetrazione della lettura in Italia è tornato quello del 2003, che in quattro anni i lettori sono calati del 10% (2650 milioni), che i lettori deboli si sono indeboliti fino a lasciar perdere, che i lettori forti hanno detto ma chi ce lo fa fare, che le librerie chiudono, che gli editori chiudono, che le fiere dei libri lì per lì sembra sempre che siano un gran successo ma poi a distanza di un mese ci si torna a lagnare. 

Basta, davvero. Anziché riportare i dati e sbandierarli forse è arrivato il momento di fermarsi, leggerli in silenzio, leggerli attentamente e non pensarci più. Voi direte che è facile parlare così, se non devi campare con i libri, se non fai il libraio o l'editore. Già, ma anche agitandosi, spaccandosi letteralmente il culo per organizzare iniziative, pubblicare e vendere libri super validi, incontrare e conoscere lettori, facendosi fumare i polpastrelli a forza di tweet brillanti, inventandosi tre hashtag al giorno, che cosa cambia? Nulla. Anzi, le cose peggiorano. Perché molti lavorano male, ma soprattutto perché questa manciata di popolazione che ha a che fare con i libri per lavoro o per piacere ormai è come se urlasse in una stanza insonorizzata. Nessuno là fuori ci sente. Chiamatelo il Sistema, la politica, i politici, le lobby. Date un nome qualsiasi ai responsabili, che sono più di uno ma che sono loro, oggettivamente, a non sbattersi per fare in modo che qualcosa cambi, visto che non sarà di certo un hashtag a sistemare le cose.

Perché ora con la faccenda dell'IVA sugli ebook vogliono camparci di rendita, dire da qui a quarant'anni che loro almenointanto hanno detto che un libro è un libro. Ma c'è davvero qualcuno che pensa seriamente basti solo questo? Lo chiedo davvero, eh. La questione dell'IVA sugli ebook al 4% è stata coinvolgente, una battaglia sacrosanta, ma politicamente è una mossa da minima spesa massima resa, perché semmai la bocciassero in Europa si potrebbe partire con la lagna sdegnata del "Noi ce l'avevamo messa tutta, ma è una battaglia che non finisce qua". E invece finisce, e intanto da qualche altra parte una redazione è costretta a chiudere, le librerie che diventano compro oro o locali per le slot machine, la gente che legge e si sente in colpa perché potrebbe fare altro, tipo cercare lavoro. E noi qui a parlare delle percentuali, accodandoci alla processione, intimamente dicendoci che a noi di quel 58,6% di non lettori frega relativamente, perché l'eccezione ormai è rappresentata da chi legge, ma fino a un certo punto, perché tra tutti i problemi che ci sono i lettori che diminuiscono sono solo l'ennesimo punto all'ordine del giorno di un Paese alla deriva. E viene voglia di non agitarsi più, di assecondare la corrente e risparmiare le forze e quel che succede succede, aspettando che chi ci accusa di pessimismo tiri magicamente fuori una soluzione.

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

4 Commenti
  1. Leggo e ho sempre letto, i libri mi illuminano la vita, finisco circa un libro a settimana, si fa eccezione per titoli come “Il Cardellino” che contano molte pagine; un tempo passavo in libreria e facevo man bassa, ora con tutte le tasse che devo pagare son costretta a cercare in biblioteca, a fare scambi con amiche e poi ci sono gli ebook che costano meno! Ecco spiegato dal mio piccolo punto di vista il motivo per cui le librerie chiudono…ahimè!
    Buona giornata.
    Gabriella