Benedikt Taschen: editoria a perdere

(photocredit: berndarnold

 

Chi l'ha detto che a fare gli editori si diventa ricchi? Di solito si ha un'immagine precisa dell'editore: o quella dell'imprenditore spietato, possibilmente cafone e poco colto, col sigaro far i denti, i piedi sul tavolo e il commerciale sempre di fianco, oppure quella dell'intellettuale appassionato, che lavora sui dattiloscritti assieme all'autore e che fatica a pagare i collaboratori perché il mercato è quello che è. In Germania c'è un editore piuttosto insolito.

Si chiama Benedikt Taschen e dirige una casa editrice che porta il suo nome. Iniziò con i fumetti e divenne famoso pubblicando libri d'arte a basso costo e riviste per adulti. Leggendo la sua intervista sull'Huffington Post, si rimane stupiti dalla sua lucidità. Molti suoi libri non hanno dato un grandissimo risultato economico e anzi, dal punto di vista squisitamente monetario, sono stati un investimento poco azzeccato. Lui però non ha nessun rimpianto, perché reputa i libri che pubblica i migliori nel loro campo, altro che i "poor books", come li chiama lui. La definizione nacque anni fa all'interno di una rivista con cui la Taschen presentava i titoli alle librerie, usando etichette come "Solo per adulti", "Best seller" o "Sorry, poor book". L'editore, infatti, si scusava per un libro che riteneva non all'altezza del proprio catalogo ma che, non essendo in digitale, non poteva eliminare. Un'onestà davvero estrema, che non piacque molto a uno degli autori delle opere "povere" e volle rispondere all'etichetta per vie legali.

Benediky Taschen, però, dice che molti libri gli arrivano tra le mani già finiti e pronti per le librerie, ciononostante non vuole mettere a tacere il proprio giudizio. Il suo modo di fare editoria è per certi versi discutibile, ma proprio non ce la faccio a frenare l'istinto di simpatia verso uno che dice: il piano è non avere nessun piano

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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