Bibliotecari senza veli: il calendario più sexy del 2012

Donne! Siete stanche dei soliti calendari zeppi di donnine discinte? Siete stufe di vedere i vostri compagni sbavare dietro a un paio di chiappe photoshoppate all’inverosimile?
Ebbene, ho quello che fa per voi o meglio, ce l’hanno i dodici bibliotecari statunitensi che hanno posato per The Men of the Stacks, il calendario 2012 che realizzerà i sogni di migliaia di desperate housewives in un mix esplosivo di uomini (vestiti e non) e libri.

Il progetto, che vanta come sostenitori nientepopodimenoche Oprah Winfrey e il New Yorker, e che promuove l’iniziativa It Gets Better, volta ad aiutare gli adolescenti LGBTQ (lesbiche, gay, transessuali, transgender, queer) nel corso delle scuole superiori, si propone di dar voce alla fetta di popolazione americana composta da bibliotecari maschi, giovani e palestrati. Perché ammettiamolo: tutti, nel pensare a chi lavora in biblioteca, immaginano una vecchiaccia occhialuta e maniaca del silenzio/una fanciulla carina e dall’aria studiosa/un nonnino  dolce e amichevole. E invece no, perdiana! Ci sono anche loro!

Sappiamo – proclamano gli aitanti amanti dei libri – che nelle biblioteche americane lavorano per l'80 per cento bianchi e per il 72 per cento donne, e che decine di migliaia di bibliotecari compiranno 65 anni entro il 2016. Ma questa immagine non ci rispecchia. Una quantità enorme di bibliotecari non è d'accordo con il modo in cui la nostra professione viene trattata dai media e con la percezione che ne ha l'americano medio. Ognuno sceglierà il modo migliore per cercare di cambiare questa percezione. Questo è il nostro.

Originale? Non direi proprio. Ma sono certa che, in ogni caso, le lettrici americane sapranno apprezzare.

Valentina Simoni

Una laurea in giurisprudenza, ma da grande voglio fare la coccolatrice di akita. Dico cose che non dovrei dire. Scrivo cose che non dovrei scrivere. Leggo cose che non dovrei leggere. Feticista della grammatica italiana e lettrice compulsiva, bookaholic senza speranze, divoratrice di serie tv. Nel tempo libero ascolto musica classica, imparo a suonare chitarra e pianoforte e gioco a riordinare la mia libreria.

4 Commenti
  1. Che vuol dire quel “queer” dopo LGBT?
    L’iniziativa che il calendario supporta è il bullismo di cui soffrono gli adolescenti gay e lesbiche nelle scuole e il fare avere agli adolescenti un atteggiamento positivo verso la propria omosessualità.
    “The It Gets Better Project™ was created to show young LGBT people the levels of happiness, potential, and positivity their lives will reach – if they can just get through their teen years.”
    Sono convinto che il calendario non è diretto solo alle donne ma anche ai tanti maschi gay che leggono libri e anche loro hanno le fantasie sui bibliotecari. 🙂

  2. Santo cielo, credo che una visitina in America potrebbe seriamente avere come scopo l’incontro con questi bei “toponi” di biblioteca…

  3. @Souffle: “queer” è un termine che si usa per indicare le persone il cui orientamente sessuale differisce da quello eterosessuale (quindi comprende lesbiche, gay, bisessuali, transessuali etc.).
    “It Gets Better” non parla di LGBTQ, ma solo di LGBT, hai ragione.
    Di LGBTQ parla The New Yorker nel descrivere il progetto stesso (nell’articolo linkato).
    In realtà, da quanto ne so (ma potrei sbagliare), i due termini si equivalgono e vengono spesso usati l’uno in sostituzione dell’altro e, anzi, alcuni aggiungono anche la “I” che sta per intersexual. Quindi suppongo siano esatte entrambe le denominazioni e significhino entrambe la stessa cosa.
    Se qualcuno ne sa più di me (ammetto di non conoscere molto la materia) si faccia pure avanti che correggiamo 😛

    @Six: e chi ci dice che tutto ‘sto progetto non abbia come secondo fine quello di ripopolare le biblioteche? ‘sti Americani ne sanno una più del diavolo, tsk! 😀