Bompiani ripropone Furore e svela Steinbeck in versione integrale

Furore di John Steinbeck ritorna in primo piano nel catalogo Bompiani grazie ad una nuova traduzione a cura di Sergio Claudio Perroni. Ci sono libri che chiedono a gran voce nuove traduzioni, e il classico di Steinbeck era uno di questi. Eppure, riproporre vecchi titoli sotto nuove spoglie rimane sempre un azzardo non da poco per una casa editrice, soprattutto quando a venire riproposti sono i classici. Ai classici ci si affeziona, sono quei libri che si imparano a memoria, che si aprono automaticamente su una certa pagina, dove la rilegatura si è consumata lettura dopo lettura.

Le traduzioni, a differenza del testo originale e senza tempo che ripropongono, invecchiano. Nel farlo sono come un vino particolarmente schizzinoso: possono migliorare, ma molto spesso inacidiscono. Ci sono libri che, nella loro versione tradotta, si sono cristallizzati nella testa dei lettori: quella del Giovane Holden è ormai l'"infanzia schifa" tradotta da Adriana Motti, mentre Moby Dick e Il Ritratto dell'artista da giovane in Italia sono legati nel bene e nel male all'intervento di Cesare Pavese. Altri testi hanno invece trovato nella ritraduzione una rinnovata accoglienza da parte di lettori vecchi e nuovi, com'è stato il caso dell'Ulisse di Joyce nella recente versione di Gianni Celati per Einaudi.

La vicenda dell'opera di Steinbeck è un caso esemplare in questo senso. Pubblicato nel 1939, Furore viene proposto in Italia da Valentino Bompiani ad un solo anno di distanza dalla sua pubblicazione negli Stati Uniti, alla fine del "decennio delle traduzioni" (com'era stato definito da Pavese stesso il periodo fra 1930 e 1940) ma nel culmine di un ventennio ben più infelice. Furore subì le pesanti attenzioni della censura fascista, e la versione che finì sugli scaffali di biblioteche e librerie fu quella di un testo martoriato e incompleto.

La nuova edizione in uscita con Bompiani propone finalmente, dopo più di 70 anni di compromesso (e con  tanto di un premio Nobel nel mezzo), l'edizione integrale del capolavoro di Steinbeck. Il nuovo volume segue il testo in inglese ricevuto dalla Centennial Edition dell'opera di Steinbeck, edita da Penguin, sulla quale Perroni ha lavorato per riproporre l'opera di Steinbeck. Se a rendere "storica" la prima traduzione di Furore a cura di Carlo Coardi sono le cicatrici trascurate di una censura vecchia di 70 anni, ben venga il "nuovo" Steinbeck di Bompiani.

Lorenzo Andolfatto

Sono lettore, traduttore, interprete e studiante. Mi occupo di cose cinesi nelle ore di lavoro, e di cose letterarie perlopiù americane nel tempo libero. Non sono ancora diventato musica da ascensore.

5 Commenti
  1. Questo articolo mi ricorda come ho conosciuto Steinbeck. Il mio nonno mi aveva prestato il suo volume di “La valle dell’Eden”. Era la prima edizione italiana. Sprigionava tenerezza quando, nelle note, spiegava il significato della parola “college”.

  2. Sono contenta che si parli del valore affettivo di certe traduzioni. Per me I Buddenbrook non hanno senso senza il “mariuolo” e gli “occhi azzurri come un piccione”.

  3. :O no vabbè: mi state dicendo che fino ad ora non ho mai letto il “vero” Furore? Beh, l’ho amato follemente nella sua versione censurata, mi toccherà tornare ad amarlo nella sua nuova veste.

  4. Personalmente mi piace proprio leggere i classici in quell’italiano degli anni ’50 e ’60, infatti li cerco sempre in biblioteca o nelle bancarelle dell’usato. Le edizioni del “Migliaio” Mondadori o della Garzanti sono quelle che preferisco e che mi hanno permesso, spulciando la libreria della nonna, di conoscere autori meravigliosi proprio come Steimbeck o Pearl S. Buck.

  5. eheh, ai classici ci si affeziona, è come l’imprinting delle anatre appena uscite dall’uovo, rimangono in testa per come li si legge la prima volta 😀

    Riccardo, la notizia ha lasciato perplesso anche me. Credevo che per un autore così rilevante ci volesse molto meno a correggere il tiro, mah… non so di preciso quanto ci sia in più nella nuova traduzione. la nuova edizione avrà qualcosa come 650 pagine in tutto, mentre la vecchia ne aveva 450. Purtroppo non avendo sottomano le edizioni, non so dirti quanto ciò sia dovuto a impaginazione, font etc