Breitensträter-Paolino: Nabokov racconta un incontro di boxe

I lettori del supplemento letterario del prestigioso The Times  hanno ricevuto in regalo, qualche giorno fa,  una vera e propria chicca: il racconto di Nabokov intitolato Breitensträter-Paolino tradotto per la prima volta in inglese.

Si tratta della storia di un incontro di pugilato svoltosi a Berlino nel dicembre del 1925 tra il tedesco Hans Breitensträter e il basco Paolino Uzcudun davanti a un pubblico di 15.000 spettatori nel palazzetto dello sport della città tedesca.

Una serie di dettagli curiosi orbitano intorno a questo racconto. In primo luogo la scelta del tema sportivo e in particolare proprio della boxe: dopo l’esilio coatto dalla natia Russia a seguito della rivoluzione d’ottobre, lo scrittore e la famiglia si trasferirono prima in Gran Bretagna e poi in Germania, dove Nabokov si guadagnava da vivere insegnando tennis e boxe durante il giorno, e scrivendo durante la notte.  In secondo luogo lo stile metaletterario: Breitensträter-Paolino è costruito come un’autentica cronaca sportiva, con il narratore che indossa le vesti dell’arbitro e la punteggiatura che mima perfettamente il ritmo e le geometrie dell’incontro fatto di scatti improvvisi  e pause che sottolineano il lento studiarsi degli avversari.

Infine, la traduzione in lingua inglese. Nabokov scriveva indifferentemente in russo e in inglese; Lolita, il suo capolavoro riconosciuto, venne scritto originariamente in inglese. Non questo racconto, vergato di prima mano in russo e tradotto per il The Times da Anastasia Tolstoij (pro-pro-pro-nipote del grande Lev) e Thomas Karshaw.

Chiaramente Breitensträter-Paolino non è l’unica opera di Nabokov ad essere stata pubblicata postuma. Nel 2009 il romanzo incompleto The Original of Laurache l’autore aveva chiesto espressamente fosse bruciato dopo la sua morte – era stato pubblicato con il consenso del figlio Dimitri, ricevendo, tuttavia, un’accoglienza alquanto fredda da parte della critica.

Nabokov amava particolarmente lo sport, spaziando dal pugilato, come dimostra Breitensträter-Paolino, al tennis, al calcio fino alle forme più intellettuali come gli scacchi o i giochi di parole, le arguzie mentali, gli artifici del linguaggio, ovvero le forme di gioco più astratte invocate anche in questo racconto, dove si insinua che non tutto ciò che appare tangibile di fatto lo è: a volte è solo finzione, un trucco, l’ambiguità della realtà stessa. Esattamente uno dei temi che dominerà la sua narrativa nei successivi 15 anni.

Everything in the world plays: the blood in the veins of a lover, the sun on the water, and the musician on a violin. […] Man has played as long as he has existed. There are ages – holidays of humanity – when man is especially impassioned by games. So it was in bygone Greece, in bygone Rome, and so it is in our own Europe of today.

Eh già… ma visto che le Olimpiadi si sono appena concluse, e a proposito di commentatori olimpici sui generis, dite un po’: voi come li avreste visti gli incontri Russo-Usyk e Cammarelle-Joshua raccontati da Nabokov? 

Sara Minervini

Chi sono? Sono una lettrice. Che faccio? Leggo. E come vivo? Vivo.

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