Bukowski torna al cinema: in arrivo il film di “Donne”

Non leggo un libro di Bukowski da molto tempo, da anni. Mi fa strano pensarci, me ne sono reso conto quando ho visto la notizia dell'adattamento cinematografico di Donne. C'è stato un periodo in cui lo lessi molto, avidamente, con l'eccitazione della scoperta, poi di punto in bianco ho smesso, senza accorgermene, senza un motivo, come accade sempre. Ora però ho saputo del film e ho realizzato che Bukowski un po' mi manca. 

Non è la prima volta che finisce al cinema. Nel 1981 uscì Storie di ordinaria follia di Marco Ferreri, con Ben Gazarra e Ornella Muti, poi Mickey Rourke nell'87 diventò Henry Chinaski in Barfly, scritto dallo stesso Bukowski. Nel 2005 toccò a Factotum di Bent Hamer e proprio quest'anno dovrebbe uscire Bukowski, il film basato sulla biografia scritta da Neeli Cherkowski (Bukowski: A Life, 1997) e diretto da James Franco, con Josh Peck nei panni dello scrittore. 

Bukowski è un autore di culto, è di tutti ma è anche intimamente nostro. Le sue citazioni finiscono in bocca alle persone più diverse, diventano post e stati su Facebook, frasi a effetto per parlare in modo brillante di donne, amore, alcol, politica. Perché Bukowski fa sempre scena, fa sempre fico, fa sempre wow. Una mia amica mi ha raccontato di essere stata abbordata in libreria da un tale che le ha sventolato in faccia Storie di ordinaria follia chiedendole, ammiccante, se glielo consigliava e qualche tempo fa in treno origliai la conversazione tra due ragazze mascherate, di ritorno da una fiera di fumetti: una mostrava gioiosamente l'autografo di Licia Troisi e l'altra rispondeva sdegnosa e compiaciuta che lei leggeva altra roba, «cose tipo Bukowski, non so se hai presente».

Io avevo presente, ma mi sentii lontano da lei e dal suo Bukowski, perché ne avevo uno mio, solo mio, che conservavo dentro da qualche parte e che non ho ancora usato per rimorchiare in libreria. Non so se tutto ciò c'entri qualcosa con il film di Donne, che sarà prodotto da Nicholas Cartier e scritto da Ethan Furman, ma mi è tornato in mente all'improvviso. Mi sono ricordato di Bukowski, ricordato che su di lui e sui suoi libri possono ancora farci dei film, che la gente può ancora scoprirlo, che io l'avevo scoperto e letto e che questo ricordo era nascosto chissà dove, attaccato a chissà quale momento della mia vita. No, tutto ciò non c'entra decisamente niente con il film di Donne ma io ci ho pensato lo stesso, e ho sorriso, e ho capito che Bukowski ogni tanto va riletto e che è come rivedere un vecchio amico per bersi una cosa e parlare di ti ricordi quando quella volta. Che poi magari il film farà schifo, ma non è quello ciò che importa in questi casi, no?

 

 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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