Un classico è un libro che viene prima degli altri classici

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La questione è spinosa e tutt'altro che chiara. Nel Novecento, fior fior di intellettuali si sono interrogati sulla definizione di "classico". Perché quando c'è da ragionare su autori come Seneca, Dante, Ariosto o Shakespeare il problema non si pone. Già più delicato il discorso sui Flaubert e D'Annunzio, mentre davvero ostico è vedersela con la definizione letteraria di autori come Hemingway o Virginia Woolf, che uno deve considerare ragionevolmente dei classici. E Moravia, Marquez o Pasolini non sono, ormai, da considerarsi a pieno titolo dei classici?

Che sia delicata o, al contrario, del tutto inutile, l'attribuzione dello statuto di classico resta ad oggi problematica un po' per tutti. Non è un caso che anche sull'Atlantic siano incappati nella discussione. In quel caso il giornalista, criticato da un lettore per aver chiamato "classici" La fattoria degli animali 1984 di George Orwell (il puntiglioso polemista ha suggerito l'etichetta di "letture obbligate"), ha fatto appello nientepopodimeno che a Italo Calvino. L'autore di Se una una notte d'inverno un viaggiatore ha provato, infatti, a sciogliere il quesito attraverso una raccolta di saggi postuma intitolata Perché leggere i classici, dove Calvino – nella sua inconfondibile maniera – è capace di unire le sfumature più poetiche e suggestive a un'analisi lucida e inconfutabile. Di seguito riportiamo le sue 14 definizioni di classico, fra le quali ogni lettore potrà scegliere quella in cui più si riconosce.

  1. I classici sono quei libri di cui si sente dire di solito: «Lo sto rileggendo…» e mai «Lo sto leggendo…»
  2. Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli.
  3. I classici sono libri che esercitano un'influenza particolare sia quando s'impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale. 
  4. D'un classico ogni rilettura è una lettura di scoperta come la prima.
  5. D'un classico ogni prima lettura è in realtà una rilettura.
  6. Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire
  7. I classici sono quei libri che ci arrivano portando su di sé la traccia delle letture che hanno preceduto la nostra e dietro di sé la traccia che hanno lasciato nella cultura o nelle culture che hanno attraversato (o più semplicemente nel linguaggio o nel costume).
  8. Un classico è un'opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su du sé, ma continuamente se li scrolla di dosso.
  9. I classici sono libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti.
  10. Chiamasi classico un libro che si configura come equivalente dell'universo, al pari degli antichi talismani.
  11. Il «tuo» classico è quello che non può esserti indifferente e che ti serve per definire te stesso in rapporto e magari in contrasto con lui. 
  12. Un classico è un libro che viene prima degli altri classici; ma chi ha letto prima gli altri e poi legge quello, riconosce subito il suo posto nella genealogia.
  13. È classico ciò che tende a relegare l'attualità al rango di rumore di fondo, ma nello stesso tempo di questo rumore di fondo non può fare a meno.
  14. È classico ciò che persiste come rumore di fondo anche là dove l'attualità più incompatibile fa da padrona. 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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