Caro, come ti fa bene la galera (o la depressione, o la povertà)

Photo Credits: una scena dei Tenenbaum, 2001

Che in situazioni di difficoltà uno tiri fuori gli attributi e riesca a volgere a suo vantaggio le cose non è sempre detto, ma tutto sommato sembra essere spesso vero. E il discorso vale in particolar modo per gli scrittori, dati i diversi esempi di capolavori venuti alla luce durante — e proprio perché l’autore vi si trovava immerso  momenti di disagio. Un caso su tutti è la nostra amata JK Rowling, ché ormai è risaputo anche tra le tribù dell’Amazzonia che ha partorito le prime idee su Harry mentre era madre single, disoccupata e senza una lira. Mai come in questo caso vale il verso «Dai diamanti non nasce niente, dal letame (inteso qui come situazione demmerda) nascono i fior».

Un’altra celebre penna che forse non sarebbe diventata tanto celebre senza un periodo no è il poeta francese Paul Verlaine. Condannato alla detenzione per aver sparato in un momento di follia e livello alcolico troppo alto all’amante Arthur Rimbaud, Verlaine passò quasi due anni nel carcere di Mons, in Belgio. Un periodo in cui, lontano dalla vita parigina e dall’alcol, secondo l’opinione di molti critici diede forma alle sue liriche più belle.

E ora, proprio la città che lo vide prigioniero dedica al poeta una delle mostre più ricche e complete mai organizzate su di lui. Fino al 24 gennaio prossimo sarà infatti aperta l’esibizione “Verlaine, Cellule 252. Turbulences poétiques”, un motivo in più per andare a visitare la capitale europea della cultura 2015. Visibili al pubblico, in alcuni casi per la prima volta, libri posseduti dall’autore, fotografie, lettere e documenti vari, tra cui un’ottantina provenienti dalle carte della polizia e del tribunale. E il reperto chiave, immancabile proprio qui: il revolver con cui Verlaine esplose i due colpi contro Rimbaud.

A curare la mostra è Bernard Bousmanne, e questo è il risultato di cinque anni di ricerche in tutta Europa per raccogliere materiali legati a Verlaine. Il curatore condivide il giudizio dei critici secondo cui il poeta produsse le sue opere migliori durante la permanenza nella cella 252 di Mons (a cui fu condannato, sostiene Bousmanne, solo formalmente per tentato assassinio  ma i motivi reali erano la sua omosessualità e l’aver partecipato alla difesa della Comune di Parigi nel 1871): «Verlaine wrote some of his best, if not the best, poems while in prison».

E continua, mettendo a confronto la sorte del poeta francese con quella di un altrettanto grande e irrequieto scrittore dell’epoca:

Verlaine knew Oscar Wilde and they liked each other a lot, and there are parallels in their stories. However, while prison destroyed Oscar Wilde and he never wrote anything significant again, prison was a key time in Verlaine’s life in terms of creativity.

Insomma, per tornare al tema iniziale, sarà pur vero che a Verlaine e a tanti altri il disagio ha fatto solo che bene (per quanto, a dirla tutta, il nostro poeta è finito poi alcolizzato, solo, in miseria e malato), ma c’è anche chi dal buio non è uscito indenne, come il povero Wilde. Ma allora le difficoltà spronano o annientano? L’inquietudine e il malessere alimentano la creatività o la soffocano? Stare male ha almeno dei risvolti positivi in termini di produzione o no? A guardare i casi di Verlaine e Rowling, ma anche di Van Gogh o Gramsci, sembra confermata la teoria che a situazione difficile corrispondono intuizioni rivoluzionarie. Ma se spostiamo lo sguardo su Wilde, o Schumann, o Margot dei Tenenbaum, vediamo come lo stato di sofferenza non generi altro che ulteriore sofferenza. L’equazione malessere = genio si verifica solo in alcuni casi, come succede sempre quando si cerca di imbrigliare in una regola la mutevolezza della natura umana.

Silvia Banterle

Al contrario di tutto il resto del genere femminile, non vede l’ora di invecchiare, per poter finalmente essere acida come Emma Thompson in Saving Mr. Banks. A proposito, un attimo fa avete sbagliato a pronunciare, il suo cognome è sdrucciolo.

1 Commento
  1. Bell’articolo-pienamente condiviso!..Verlaine…di tutto e di più! sempre da leggere e ri-leggere