Cina: la censura fa comodo agli scrittori

(photocredit: rawstory)

A uno scrittore, in genere, non piace l'idea di vedere la propria opera stravolta. L'editing può essere più o meno aggressivo, ma in alcuni casi le correzioni, i tagli e gli aggiustamenti si muovono tutti in un'unica direzione che non è volta necessariamente a migliorare la storia, a dare maggiore risalto a un personaggio o a rendere più efficace uno snodo narrativo. Insomma, quando l'intervento sull'opera è guidato da motivazioni estranee all'opera stessa, è probabile che all'editor si sia sostituito un altro personaggio, vale a dire il censore. Taglia qui, incolla là, il trucco c'è ma non si vede, e l'opera pubblicata finisce per avere più cicatrici del mostro di Frankenstein. Solo a sentir parlare di censura gli scrittori dovrebbero avere delle crisi respiratorie, no? Non proprio, perché se vuoi pubblicare il tuo libro in Cina, alla fine la censura potrebbe tornarti utile.

Come già accennato, letteratura e censura faranno anche rima, ma non vanno proprio d'accordo. Oggi il solo pensiero che un libro possa essere rimaneggiato da qualcuno intenzionato a nasconderci dettagli "pericolosi" ci fa indignare, eppure la censura è esistita anche in Italia e, durante il fascismo, gli editori dovevano destreggiarsi in capriole, compromessi e avvitamenti per evitare che qualche loro titolo venisse ritirato dal mercato. Si camminava su un campo minato e, se non si voleva saltare in aria, si stava attenti a dove mettere i piedi. Davanti a ogni compromesso, il problema è sempre di natura etica, ma la scelta è sempre più difficile e meno immediata di quello che si può pensare. Ezra Vogel, professore emerito di Harvard, ha scritto la biografia di Deng Xiaoping, leader riformista che guidò la Cina dalla fine degli anni Settanta all'inizio degli anni Novanta. I lettori cinesi del libro, però, leggono una versione diversa da quella originale, alleggerita di molti particolari ritenuti non idonei dalla censura cinese. Al New York Times Vogel ha confessato che non è stato affatto piacevole sottoporre il suo libro a questi interventi, ma essi hanno comunque permesso a Deng Xiaoping and the Transformation of the China di raggiungere i lettori cinesi. Infatti, se negli Stati Uniti il libro ha venduto 30mila copie, in Cina la versione censurata ne ha vendute 650mila. 

«Per me la scelta è stata facile» ha detto l'autore. «Ho pensato che era meglio avere il novanta percento del volume disponibile che lo zero». Vogel, seppur malvolentieri, ha scelto di raggiungere i lettori cinesi, ingoiando il boccone amaro della censura. Il suo, però, non è un caso isolato. I numeri mostruosi del mercato cinese fanno gola al mondo dell'editoria occidentale e, spesso, si è disposti a chiudere un occhio per entrare dalla porta principale. E il compromesso paga. Secondo l'Association of American Publishers, nel 2012 gli editori cinesi hanno acquistato 16mila titoli esteri, contro i 1664 del 1995 e lo scorso anno per gli editori americani i guadagni provenienti dalla Cina sugli ebook sono aumentati del 56 percento. La Cina porta quattrini anche sui diritti d'autore, come dimostrano i 2,4 milioni di dollari sganciati per pubblicare le novità di JK Rowling. Ma se titoli come Il Codice Da VinciCent'anni di solitudine passano la dogana senza problemi, i libri contenenti riferimenti politici indigesti o materiale sessualemente esplicito hanno vita dura. È il caso delle Cinquanta sfumature, pagate profumatamente da un editore cinese che, però, ha subito non pochi ostacoli per la messa in stampa. Se molti scrittori accettano di passare attraverso la censura, ce ne sono altri che proprio non riescono a sopportarlo, come James Kynge, editorialista del Financial Times e autore di China Shakes the World: A Titan’s Rise and Troubled Future — and the Challenge for America, che lo scorso anno a mandato a monte quello che poteva essere un vero e proprio affare, rifiutandosi di tagliare un intero capitolo del suo libro. La realtà, a differenza dei libri, non ha i buoni da una parte e i cattivi dall'altra. Nelle sfumature ci sono scelte sofferte, scelte interessate, convenienze, rifiuti, ideologie. Non è così semplice distinguere la strada giusta dalla strada facile e posizioni come quella di Ezra Vogel, biasimabili da qualcuno, ci portano a riflettere sul valore dei libri e della lettura. Meglio un libro intero o un lettore in più? 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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