Compiti delle vacanze? No, meglio un libro

(photocredit: quotidiano.net)

 

In questo momento della mia vita i compiti delle vacanze non rappresentano più un problema. C'è stata una gran fetta del mio passato, però, in cui le vacanze di Natale, i ponti di Pasqua e i mesi estivi venivano guastati da pensieri su come trovare il tempo di fare le cinquanta espressioni appioppate dalla professoressa di matematica, i tre capitoli di storia, gli esercizi di inglese. Chi ha figli grandi abbastanza per bazzicare le aule scolastiche (ri)vive tutt'oggi queste simpatiche impellenze, perciò sarà contento di sapere che Maria Chiara Carrozza, Ministro dell'Istruzione, si espressa a favore di una diminuzione dei compiti delle vacanze, suggerendo ai docenti di fare leggere più libri.

Lo slogan meno compiti più libri è parso da subito perfetto per i titoli di giornale, sia per quelli che approvano sia per quelli che disapprovano. I compiti delle vacanze? Non scherziamo, costi quel che costi ma gli alunni devono pur fare qualcosa nei giorni di riposo, altrimenti arrivano a gennaio con in testa solo pandori e torroni e costringono maestre e professoresse a cominciare il nuovo anno con il freno a mano tirato. C'è invece chi nutre qualche dubbio sull'attuale carico di compiti, il più delle volte affrontati alla meno peggio uno o due giorni prima del rientro in classe (la storia dell'avvantaggiarsi e di fare qualcosa ogni giorno per ritrovarsi a gennaio con il lavoro quasi finito è in genere accolta così), ragion per cui la Ministra Carrozza si è sentita pronta per sfatare un tabù davanti alla folla di studenti raccolta a Pisa per un'iniziativa contro l'abuso di alcol tra i giovani: «Ragazzi, chiedete ai professori di darvi meno compiti». Mi immagino gli studenti accogliere le parole con un misto di sorpresa e diffidenza, seguito da un giubilo liberatorio (sul Corriere parlano di una «ovazione da stadio»), in attesa della fregatura, che in qualche modo arriva con la frase seguente: «Chiedete di farvi dare più letture».

Entusiasmo a metà e niente stage diving per la Carrozza, ma la strada non è del tutto sbagliata. Il discorso è chiaro: imbottire gli alunni di compiti e impedirgli di godersi serenamente le vacanze è controproducente, perché al rientro saranno più annoiati che riposati. Meglio diminuire di qualche giorno le vacanze, purché siano vacanze vere, anche perché poi il malloppo di compiti torna in faccia ai docenti come un boomerang, visto che devono vedersela con un bel mucchio di roba da correggere, rivedere, rispiegare. Meglio una lettura, allora, «perché leggere un libro significa avere consapevolezza nei confronti della cultura e può essere un gesto d'evasione importante per la crescita degli individui senza ricorrere a scorciatoie come lo sballo per sentirsi più grandi o stare meglio insieme agli altri». Meno canne, più libri, giusto per apparecchiare un altro slogan. La Carrozza cavalca l'onda buona e d'altronde aveva già suggerito tempo fa di impiegare le vacanze visitando città d'arte, musei, andando ai concerti e, appunto, leggendo romanzi. 

La scelta del libro può rivelarsi comunque un ulteriore ostacolo, perché i gusti di maestre e professoresse spesso o sono dell'anteguerra (a me alle elementari negli anni novanta facevano leggere Cuore di De Amicis, per dire) o sono incatenati alla didattica. Per carità, Verga, Pirandello, Sciascia e Pavese sono letture squisite, ma a dei ragazzi bisogna propinarli nel modo giusto, venderli bene, altrimenti ci rimettono sia i lettori sia gli autori (vedi Svevo). Il messaggio della Carrozza, al di là dello slogan, se ascoltato dalle orecchie giuste può portare qualche piacevole risultato. Già sentire così spesso la parola "libro" nella nostra cronaca politica ha dell'incredibile, per non parlare dei provvedimenti dichiaratamente mirati a incentivare la lettura, come l'ormai celebre detrazione, che non è un'iniziativa perfetta e mostra anzi i soliti buchi all'italiana, ma che comunque ha portato alla ribalta della cronaca nazionale l'annosa e pietosa questione della lettura. Insomma, visto che è Natale e durante le vacanze le librerie sono occupate da una ressa innaturale di regalatori di vario tipo, possiamo augurarci tra le tante cose che le parole della Carrozza non cadano nel vuoto (e che non siano state pronunciate tanto per), affinché il nuovo anno cominci nel segno di un rinnovato (in realtà inedito) piacere per la lettura, portando gli studenti a dire: che palle, ma non era meglio se ci davano un bel libro da leggere?  

  

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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