Era il 2010 quando Jonathan Franzen dichiarò di aver scritto interi capitoli di Le correzioni indossando tappi per orecchie e paraocchi per mantenere la concentrazione. Una volta bastava chiudersi in una stanza con la propria macchina da scrivere e staccare il telefono, oggi tra mail, sms, social network, le tentazioni sono più difficili da schivare. Stare al riparo da suonerie e beep di ogni tipo è difficile se si lavora al computer e si ha un accesso a internet, resistere di fronte all'arrivo di una mail è durissima; così molti scrittori hanno ammesso di essere degli internet addicted e di perdere facilmente la concentrazione durante la scrittura proprio per colpa delle tentazioni offerte dalla rete.

Come concentrarsi nell'era digitale? Alcuni ricorrono ad una serie di blocchi e a software opportunamente sviluppati, ma, ci si domanda, se scrittori famosi devono ricorrere a tali sotterfugi, cosa può fare un ragazzino di 15 anni per finire la sua ricerca di scienze?

La nostra attenzione è così debole di fronte alle distrazioni offerte dall'era digitale che occorre tutta la nostra buona volontà per tenerla a bada. Del resto, anch'io nello scrivere i miei pezzi, devo impormi di stare un'oretta con nessun'altra finestra aperta se non quella di Finzioni.

E i giovani scrittori, quelli cresciuti tra consolle di tutti i tipi ed internet, come faranno a trovare il modo di scrivere e basta. Alcuni pensano che non si possa fare della buona narrativa avendo una connessione, altri invece sono convinti del fatto che l'accesso alla rete non debba per forza peggiorare la scrittura, ma che, anzi, questo possa solo farle del bene. Forse una volta non ci doveva alzare per prendere un vocabolario o per consultare un volume dell'enciclopedia? Oggi non serve, ci sono Google e Wikipedia e ogni volta che li apriamo impariamo qualcosa nella stessa identica maniera.

Certo, magari si è persa quella visione romantica dello scrittore assorto che batte i tasti della sua macchina da scrivere anche con una certa fatica, o, andando indietro nel tempo, di candele, penne e calamaio. Gli scrittori sono cambiati, noi siamo cambiati, il lettore è distratto dalle stesse cose dello scrittore. Nel panta rei 2.0 tutto dura meno, pure la concentrazione!