Conclusioni altrui

In uscita c'è Micro, romanzo postumo di Micheal Crichton, l'autore che associamo sopratutto al grande successo di Jurassic Park, morto di tumore quattro anni fa, nel 2008; aveva completato solo un terzo dell'opera, oltre a numerosi appunti, bozze di personaggi e studi che lo avrebbero aiutato nella stesura. Richard Preston, designato a metter mano a questi, ha finito il lavoro rimasto imcompiuto.

Casi del genere, dove eredi editori o semplicemente altri scrittori finiscono opere lasciate a metà, brulicano in letteratura, come vermi nelle mele, e ogni volta mi viene da storcere il nasino. Le opere incompiute tali le lascerei.

Non so come sia per voi. Preston, con le sue conoscenze scientifiche era il più adatto a terminare un romanzo sulle nanotecnologie, posso essere d'accordo; Crichton era solito avvalersi di studi molto dettagliati prima di scrivere i suoi libri, quindi la via era pressoché segnata, certamente. Ma non mi piace lo stesso.

Quando leggo un libro di un autore, di un dato autore, voglio lui, le sue parole, le sue frasi, la sua sapienza nel tenermi incollata alla pagina, non un terzo di lui più una versione in bella dei suoi studi. Poco m'interessa se la storia non è proprio finita, ci penserà la mia immaginazione.

Io che vivo con Petrolio sul mio comodino, e Pasolini lo chiamo Pier in confidenza, avrei fatto fuochi e fulmini se qualche penna estranea, per quanto brava, avesse sporcato il mio capolavoro assai incompleto, e talvolta quasi incomprensibile.

Mi sento come se qualcuno avesse recuperato il Diario da Anna Frank e gli avesse dato un finale, così, solo perché ci stava bene, mentre lei aveva avuto la malagurata idea di farsi catturare proprio sul più bello, lasciando il libro incompiuto.

Mi rendo conto di essere un tantino eccessiva, ma voi, dei romanzi lasciati a metà, cosa ne fareste?

Giulia Gestri

Nomade per caso o per vocazione. Ha libri ovunque nel mondo, ma per mandarla in crisi basta chiederle da dove viene.

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