Cosa leggiamo quando leggiamo racconti

«Non leggo racconti» è una risposta che la Gogol&Company di Milano ha dovuto incassare persino da un insospettabile lettore forte. Una risposta che suona senza dubbio meglio del semplice «Non leggo» che il 57% degli italiani potrebbe al giorno d'oggi offrire al libraio di turno, ma che riporta inevitabilmente a galla la questione del pregiudizio che vuole il racconto una forma letteraria minore. 
Se il Nobel alla Munro non è stato dunque sufficiente a riscattare l'illustre tradizione al punto tale da avvicinare i lettori alla short story, ci pensano gli addetti ai lavori.

A partire dall'ultima settimana di gennaio la libreria Gogol&Company tenterà infatti l'impresa con una rassegna tematica in cui alcune voci significative del panorama letterario contemporaneo accompagneranno i lettori nel mondo del racconto attraverso i testi dei loro scrittori preferiti
Dall'immancabile Carver, maestro indiscusso, alla stessa Alice Munro, passando da autori classici come Kafka e Salinger in una panoramica interessantissima in cui i soli nomi dei protagonisti bastano a suggerire la grandezza di un'arte mai sufficientemente valorizzata.
Gli incontri si svolgeranno in parallelo al laboratorio condotto da Paolo Cognetti e articolato in sei lezioni finalizzate a riflettere sulla forma breve dalla prospettiva interna della scrittura.

Un'occasione unica per gli appassionati di ripercorrere alcuni momenti fondamentali della storia del genere e assolutamente imperdibile per i neofiti desiderosi di scoprire quell'universo di brevità, essenzialità e densità individuato da Poe e Maupassant, ereditato (tra gli altri) da Hemingway e accolto in Italia da penne spesso troppo trascurate quali quelle di Tondelli e Buzzati.
Perché come sostiene Cortázar – che di racconti ne sapeva qualcosa – un romanzo è come un film, mentre un racconto è una fotografia; la brevità non è il suo limite, ma il suo linguaggio, altrettanto forte, ugualmente 'elevato'.

Gli incontri sono gratuiti e si svolgeranno presso i locali della Gogol&Company, in via Savona 101, alle ore 19.00:

28 gennaio   Marco Missiroli racconta Raymond Carver
11 febbraio   Giorgio Fontana racconta Franz Kafka
25 febbraio   Fabio Guarnaccia racconta J.D. Salinger
11 marzo      Giusi Marchetta racconta Alice Munro
25 marzo      Marco Rossari racconta Pier Vittorio Tondelli
8 aprile         Susanna Bissoli racconta Grace Paley
15 aprile       incontro conclusivo con Paolo Cognetti

Il laboratorio ha un costo di 150 euro e le lezioni avranno luogo nei giorni 21 gennaio, 4 e 18 febbraio, 4 e 18 marzo e 1 aprile, per un massimo di 16 partecipanti.

E se ha ragione Carver, se il racconto è quel qualcosa di intravisto che si trasforma in ciò che illumina l'attimo fino a insediarsi forse nella coscienza del lettore, beh, allora non vi resta che godervi la luce. 

Oriana Mascali

Abusa come se non ci fosse un domani dell'espressione "come se non ci fosse un domani". Specializzata in letteratura francese per aver scoperto troppo tardi gli americani, ha una sola certezza nella vita: avrebbe voluto essere Francis Scott Fitzgerald, ma non lo è. Peccato. Comunque le sarebbe andata più che bene anche Sylvia Plath.

2 Commenti
  1. Articolo interessante, soprattutto perché mi stupisce il poco successo riscosso dai racconti. Con i tempi frenetici della vita moderna, io mi aspetterei che un lettore medio si avvicini a qualcosa di più breve e leggibile nei pochi tempi morti.
    Spero di riuscire ad andare a qualche incontro!

  2. Leggo volentieri racconti e li scrivo con gusto. Ho persino trovato un editore che li apprezza e si è azzardato a pubblicarne una raccolta… Meno male che il Nobel di quest’anno è toccato alla Munro, autrice di soli testi brevi!
    Come mai incontrino i gusti del pubblico meno dei romanzi tento di spiegarmelo più o meno così, rifacendomi alla nota “macchina pigra” di Eco.
    A un primo livello, la lettura è una sorta d’immersione. La narrazione deve prenderci in quanto tale – ricca e sorprendente – e trattenerci a lungo in altri vissuti, sospendendo il nostro. Chi non ha desiderato, da piccolo, che la sua storia prediletta continuasse senza fine?
    Il racconto rappresenta invece una sorta di tuffo e, riemerso, il lettore può ritrovarsi deprivato, e quindi deluso, oppure costretto a porsi su un piano più “faticoso” di fruizione del testo. Non è detto che ne abbia voglia.
    Direi dunque che il testo breve richiede un lettore propenso a mantenere un certo distacco, dovendo chiedersi dopo poche pagine se c’è qualcosa da rimarcare poiché occorre emettere giudizi frequenti.
    Dalle cortissime favole di Esopo, Fedro e La Fontaine non bisognava ricavare sempre la morale?