Dante e la selva oscura della narcolessia

Quando ero al liceo, negli anni dal terzo al quinto, due ore alla settimana o anche più erano dedicate alla Divina Commedia. L'"Inferno" era interessante, così interessante che ci hanno fatto pure un videogioco e Dan Brown ci ha fatto un libro, e con tutto quello splatter non si poteva non restare attenti, non ci si poteva perdere a fare i disegnini di fiorellini sul banco, sarebbe stato assurdo quanto disegnarsi stelline glitter sulle unghie guardando Saw. Col "Purgatorio" e il "Paradiso" era un'altra storia: quando non riuscivamo a rubare il libro alla professoressa per impedirle di spiegare, resistere al sonno era pressochè impossibile. Ebbene, ad anni di distanza, la scienza ci dà ragione: il nostro addormentarci era perfettamente in tema.

Il dottor Giuseppe Piazzi, del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell'Università di Bologna, in uno studio pubblicato sullo Sleep Medicine Journal, ha esposto un'interessante tesi secondo cui Dante soffriva di una forma di narcolessia nota come narcolessia con cataplessia o Sindrome di Gelineau. La Gelineau è caratterizzata da attacchi incoercibili di sonnolenza diurna, spesso associata a un sogno. Il quadro della sindrome, oltre agli attacchi di cataplessia che si manifestano in fase di veglia e sono scatenati dalla sorpresa o dalle emozioni positive, si completa con allucinazioni legate al sonno che compaiono al momento di addormentarsi o al risveglio. La manifestazione clinica della sindrome ha due picchi di incidenza: il primo è intorno ai 15 anni, e il secondo intorno a 35 anni, che corrisponderebbe esattamente con il famoso «Mezzo del cammin di nostra vita» se calcoliamo la durata della vita media ai tempi di Dante.

Quella sull'incidenza, però, potrebbe essere semplicemente una coincidenza banale. I motivi che hanno portato Piazzi a sostenere questa tesi, sono da trovarsi, invece, in un'attenta analisi del testo della Commedia, che conterrebbe descrizioni fin troppo accurate di stati tipici della narcolessia con cataplessia: «occhi pieni di sonno», «corpo pesante», cadere al suolo «come un corpo morto» e via discorrendo. Piazzi, comunque, non è il primo a tentare di fare una diagnosi medica a Dante: il precedente illustre è Cesare Lombroso, che aveva diagnosticato al Sommo Poeta una forma di epilessia.

Probabilmente non sapremo mai se Piazzi o Lombroso hanno ragione, però gli studenti che si addormentano durante le spiegazioni della Divina Commedia a scuola, hanno una scusa in più: lo faceva pure Dante mentre la scriveva. Anzi, magari l'ha scritta proprio per condividere la sua narcolessia coi posteri.

Eve Blissett

Prendi tutti i personaggi femminili di DFW, aggiungi 1/4 Hermione Granger, 1/4 di Margot Tenenbaum, 1/6 di Holden Caulfield, 1/6 di Daria Morgendorffer, e un pizzico di Dana Scully (per dire solo le prime cose a caso che mi vengono in mente). Aggiungi tatuaggi. Poi shakera come se non ci fosse un domani seguendo il ritmo di She's Lost Control dei Joy Division. And now, get drunk!

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