Di bulbi e avvitamenti, ovvero Morrissey vince il Bad Sex Award 2015

Il Bad Sex Award vanta una tradizione ben più che ventennale, è infatti dal lontano 1993 che la rivista letteraria britannica Literary Review si assume l'onere di scovare ogni anno l'autore o l'autrice che peggio è riuscito a descrivere nella propria opera quella cosa altresì bellissima che è il fare all'ammmore. Il Bad Sex Award nasce infatti come un monito: nelle parole di Rhoda Koenig e Auberon Waugh (i due redattori che lo proposero per la prima volta) tale premio serve infatti a «portare l'attenzione sull'uso superficiale, gretto, sciatto e ridondante delle scene di sesso nel romanzo moderno, e scoraggiare questa pratica».

E insomma stupisce venire a sapere quest'anno che lo scottante premio è stato conferito niente meno che al romanzo List of the Lost, esordio narrativo di Steven Patrick Morrissey, ovvero il Morrissey degli Smiths. "Stupisce", scrivo, perché da cultore degli Smiths com'ero in gioventù (e da ascoltatore nostalgico tutt'oggi), mi fa strano venire a sapere che un artista così bravo a scrivere belle canzoni d'amore e da taglio-longitudinale-di-vene-con-lame-smussate possa rivelarsi allo stesso così scarso nel descrivere nel concreto ciò a cui le sue canzoni alludono.

Oddio, non che List of the Lost brillasse di per sé come chissà quale gioiello letterario, anzi: «Non leggete questo libro», aveva già scritto Michael Hunn sul Guardian qualche tempo fa, chiosando elegantemente un fiorire di recensioni pessime che mettevano in luce le moltissime magagne del libro di Morrissey, dalla carenza editoriale del volume edito da Penguin, alla «rivoltante e bizzarra» misoginia della narrazione, fino alla sua concreta mancanza di struttura e pochezza della scrittura.

Ma è stata una scena in particolare a colpire i critici della Literary Review nel bel mezzo di quella «confusa e ridicola tirata di sesso imbarazzante infarcito di dialoghi scontati, bizzarri e sconclusionati» che prende il titolo di List of the Lost. Azzardo qui una traduzione, già che ci siamo:

E così Eliza ed Ezra rotolarono insieme in questa grossa palla di neve ridacchiante di copulazione a figura intera, urlando e schiamazzando mentre si mordevano e pizzicavano l'un l'altro per ischerzo, nella spirale di un chiassoso e pericoloso saliscendi di rotazioni sessualmente violente nel quale i seni di Eliza si avvitavano sulla bocca ululante di Ezra [N.d.T.: Dude…], mentre l’agonizzante frenesia del suo bulboso buongiorno stremava il suo eccitamento […WTF?] nel tentare di colpire e farsi strada dentro a ogni muscolo del corpo di Eliza, eccetto che in quella zona altresì centrale.

Oh beh, che dire? Una scena del genere non poteva fare altro che imporsi bulbosa e frenetica fra le flaccide prose degli altri aspiranti al premio, fra i quali comunque non mancavano nomi notabili come quello del fu sceneggiatore di The Wire George Pelecanos, Joshua Cohen con il suo Book of Numbers, e Richard Bausch con Before, During, After. Per quanto non possa che fare i miei complimenti a Morrissey di fronte a tale imbroccata di cattive parole, ascoltare gli Smiths avrà d'ora in avanti tutto un altro sentore.

 

Lorenzo Andolfatto

Sono lettore, traduttore, interprete e studiante. Mi occupo di cose cinesi nelle ore di lavoro, e di cose letterarie perlopiù americane nel tempo libero. Non sono ancora diventato musica da ascensore.

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