Drawing on Childhood, la mostra sugli orfani in letteratura

Oggi, in stile settimana enigmistica, la news inizia con un indovinello: chi è l’intruso della seguente lista di celebri personaggi letterari? Oliver Twist, Cenerentola, Harry Potter, Pippi Calzelunghe, Elisa Maffei di Ascolta il mio cuore, Mowgli, Mary Lennox del Giardino segreto, Qui, Quo e Qua, Matilde. E al contrario della settimana enigmistica non dovrete aspettare il prossimo mercoledì per la soluzione: è proprio Matilde, che, per quanto orridi, i genitori li ha ancora, mentre tutti gli altri personaggi citati sono accomunati dall’essere orfani. Una piccola selezione all’interno di una categoria veramente sterminata, perché le pagine dei capisaldi della letteratura – e non parliamo solo di storici romanzi strappalacrime come Senza famiglia, ma anche di opere ben più recenti, come Il GGG di Roald Dahl o Una serie di sfortunati eventi di Lemony Snicket – straripano di orfani, trovatelli, ragazzini abbandonati e adottati. Che spesso hanno tutte le caratteristiche dell’eroe, vanno incontro a un destino fulgido, per quanto ricco di ostacoli, e riescono a realizzare se stessi e imprese straordinarie. La loro situazione di partenza, anche se il più delle volte è svantaggiata, non impedisce loro di raggiungere i propri sogni e i propri obiettivi, di diventare grandi.

Alla fiction si contrappone però la realtà, se è vero che tanto sono “potenti” gli orfani letterari quanto sono indifesi ed esposti gli orfani delle nostre società, e troppo più frequentemente destinati a un destino meno brillante dei loro alter ego di carta. Eppure, anche loro sarebbero da considerare eroi, anzi supereroi, secondo la visione dell’autore inglese Lemn Sissay, artefice della poesia Superman was a Foundling. Sissay, che le condizioni da protagonista di romanzo se le è vissute tutte (orfano, adottato, abbandonato, destinato a un istituto), sottolinea con indignazione la discrasia tra i sentimenti comuni nei confronti degli orfani letterari e degli orfani reali: «We all empathise with these characters and want to see them win out. And at the same time, none of us wants a children’s home at the bottom of the street. So there seems to me a lie between how society recognises the hero in popular culture and makes the child in care invisible».

La sua poesia, che ricorda gli innumerevoli personaggi-chiave dall’infanzia “alternativa” del nostro panorama culturale (tra cui Heidi, Lisbeth Salander e lo stesso Superman), campeggia ora sulle mura del caffè all’interno del Foundling Museum di Londra e ha ispirato l'ideazione di Drawing on Childhoodla mostra che aprirà la prossima settimana dedicata a tutti i trovatelli famosi della letteratura dal XVIII secolo a oggi. In esposizione nell'edificio che fu sede del primo istituto di accoglienza per orfani del Regno Unito (1739) ci saranno edizioni illustrate e disegni originali, tra cui quelli di Nancy Ekholm Burkert per l’edizione del 1961 di James e la pesca gigante, Quentin Blake, George Cruikshank (illustratore della prima edizione di Oliver Twist), oltre alle nuove tavole che tre artisti contemporanei hanno realizzato per il romanzo di Henry Fielding Tom Jones. Dalla sua pubblicazione sono passati 267 anni e forse ha ragione Sissay, dopo tutto questo tempo dobbiamo ancora imparare qualcosa: eccoci un'altra occasione per ascoltare veramente quello che scrittori e artisti hanno da dire, ascoltiamo.

 

Silvia Banterle

Al contrario di tutto il resto del genere femminile, non vede l’ora di invecchiare, per poter finalmente essere acida come Emma Thompson in Saving Mr. Banks. A proposito, un attimo fa avete sbagliato a pronunciare, il suo cognome è sdrucciolo.

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