E alla fine arriva Walt

E alla fine arriva Walt. Con il suo carico di cartoni, di fantasia, di personaggi, di storie e di bambini cresciuti con un chip nel cervello atto a immagazzinare tutte le colonne sonore dei lungometraggi con le principesse (ogni riferimento a fatti o persone realmente esistiti tipo me è puramente casuale).

Dopo lo sbarco in Italia di Netflix (no, ve n'eravate accorti pure voi? Perché se ne parlò a stento) arriva sul mercato digitale pure il colosso Disney. È di pochi giorni fa la notizia (data dal Guardian) che tutti i bambini — e ancor di più i genitori non vedevano l'ora di sentire: basterà un'app per accedere in streaming a tutti i contenuti digitali del mondo dei cartoon, dai film ai libri, dalle principesse zuccherose al cow boy di Toy Story. La brutta notizia è che questa bella rivoluzione mediatica, almeno per il momento, non raggiunge il mercato italiano ma si ferma oltremanica: DisneyLife, infatti, sarà fornita a partire dal mese prossimo in abbonamento mensile agli utenti britannici, al costo di £9.99 al mese.

Un'app disponibile per Apple e per Android, per smartphone e per tablet, che promette di tenere i bimbi tranquilli e felici consentendo loro di guardare esattamente quello che vogliono, in streaming, quando lo vogliono. Ovvero: migliaia di episodi di serie tv per bambini, centinaia di album, libri efilm, incluso il catalogo Pixar al gran completo, e i grandi classici del passato, quelli indimenticabili con cui siamo cresciuti tutti, attuali genitori compresi. 

Film, cartoni e ovviamente libri e albi: un nuovo punto di vista sul mondo dello streaming letterario cui siamo stati abituati finora, qualcosa che non è Amazon ma neanche Kobo, un unicum difficile almeno per il momento da catalogare. Attualmente c'è chi ipotizza che si potrebbe trattare di un nuovo servizio di intrattenimento, anche letterario, che potrebbe permettere ai più piccoli di entrare in contatto con la fruizione on demand dei contenuti scritti e multimendiali, con cui implementare quelli forniti dalle aziende che si sono dedicate esclusivamente allo streaming librario. Un'ipotesi, allo stato attuale, di cui non si conoscono le implicazioni, specie sul mercato italiano, dove la cosa più vicina a questa reltà saebbe il servizio MLOL di prestito bibliotecario, che comunque rimane un altro mondo rispetto alla rivoluzione dolce promessa da Disney. 

Dice: sarà finalmente un'operazione di buon cuore, no? Non esattamente: trattasi di marketing. «Questo è il futuro, sotto molti punti di vista» dice infatti il grande capo della Walt Disney Company, Bob Iger: «Se tutto  il mondo sta andando in questa stessa direzione ci sarà un motivo generale: le famiglie potranno adesso acedere all'intrattenimento in streaming in un modo completamente nuovo, ma il loro amore per i personaggi unici e per le storie Disney rimane lo stesso». Un filantropo, praticamente. Non fosse per quel particolare: i contenuti saranno disponibili al fruitore senza intermediari, sottolinea Iger. Cioè: senza nessuno che possa lucrare ulteriormente, consentendo alla Disney stessa di non spartire con troppi altri enti i propri introiti. Ah, eccolo, il business.

Pazienza, se me lo portano in Italia io me lo prendo al volo, chissene di chi guadagna cosa (sì, sono l'utente medio. Ora datemi Biancaneve).

Amelia Cartia

M'innamoro di tutto. Parlo troppo, scrivo tanto, leggo un po', dubito di tutto, sbaglio spesso, mi perdo sempre e poi ritento. Cambio strada ad ogni passo, e cambio indirizzo più spesso che posso. Se la vita è un viaggio, sono abbastanza certa d'essere viva.

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