«Elementare, Watson!» «Mah, non so, devi chiedere alla Washington Academy of Sciences»

Dalla tv ai libri, spopolano gialli, thriller e polizieschi. Ma le deduzioni che i loro protagonisti ricavano dalla scena del crimine sono sempre «elementari» come direbbe il caro Mr. Holmes?
'somma.
Se per chi non se ne intende è facile lasciarsi abbindolare da scienziati, dottori, ispettori e criminologi improvvisati, chi lavora nel campo finisce spesso seduto in un angolino buio e remoto, ginocchia strette al petto e occhi chiusi, a dondolarsi intonando un sonoro lalalalalalala.

Il guaio secondo Jim Cole, presidente della Washington Academy of Sciences (WAS), è che gran parte della gente comune si imbatte nella scienza attraverso serie tv come CSI, che danno l'impressione – sbagliata – che la tecnologia possa risolvere qualsiasi crimine.

Proprio per questo la Washington Academy of Sciences ha introdotto un sigillo di approvazione per informare i lettori circa l'attendibilità scientifica dei romanzi di genere.
Si tratta, in realtà, di una procedura in vigore da giugno, ma finora passata in sordina. Gli scrittori interessati possono sottoporre le loro opere alla WAS e attenderne il giudizio.

«La scienza così com’è percepita dal pubblico non è necessariamente la scienza corretta» dice Jim Cole. E aggiunge: «con l'avvento del self-publishing su internet, credo che in futuro sarà un enorme problema capire cosa sia reale e cosa, invece, no.»

Ma non sempre gli scrittori improvvisano, di fronte alla narrazione di elementi scientifici. Anzi, moltissimi autori di successo prima di mettere mano alla penna passano settimane, mesi a documentarsi, affidandosi spesso alla consulenza di esperti del settore.
«Mi preoccupo costantemente di sbagliare», dice al New York Times John Gilstrap, autore di numerosi bestseller. «Più si entra nei dettagli, più alto è il rischio. Basta sbagliare una piccola frase ed è sconvolgente il numero di e-mail che si ricevono.»

D'altronde, «si pubblica così tanta scienza-spazzatura» lamenta Peg Kay, scrittrice e membro della WAS, scagliandosi contro il mercato e la mancanza di buoni editori. Questi ultimi, in particolare, «ora sono solo uomini d'affari» e quello che manca, al giorno d'oggi, è un buon filtro.

Un filtro che, a quanto pare, la WAS è pronta a effettuare.
Finora sono quattro gli scritti certificati dall’Accademia (e un altro libro è sotto esame):
Me Tarzan You Dead, di Peg Kay
The Form Within, di Karl Pribram
A Century of Astronomy from the Journal of the Washington Academy of Sciences
The Hidden Giants, di Seathanne Howard

La speranza della WAS è che, col passare del tempo, il "timbro di approvazione" acquisisca sempre più importanza e prestigio tra gli scrittori e, soprattutto, tra i lettori.
Perché va bene la sospensione dell'incredulità, ma a tutto c'è un limite.

Valentina Simoni

Una laurea in giurisprudenza, ma da grande voglio fare la coccolatrice di akita. Dico cose che non dovrei dire. Scrivo cose che non dovrei scrivere. Leggo cose che non dovrei leggere. Feticista della grammatica italiana e lettrice compulsiva, bookaholic senza speranze, divoratrice di serie tv. Nel tempo libero ascolto musica classica, imparo a suonare chitarra e pianoforte e gioco a riordinare la mia libreria.

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