Elena Ferrante deve rivelare o no la propria identità?

Alla domanda Chi è Elena Ferrantenon segue, al momento, alcuna risposta. Prima della domanda, però, c'è un luogo dove ragionare. Il primo motivo per cui ci si può porre questa domanda è il più semplice: non avete mai sentito questo nome. Il secondo motivo, invece, è più complesso. Conoscete la Ferrante, l'avete sentita nominare o magari l'avete persino letta ma, come tutti, non sapete nulla di lei, dal momento che il suo è uno pseudonimo letterario dietro al quale di recente si stanno scervellando anche negli Stati Uniti. A una domanda che non ha risposta, dunque, segue necessariamente un'altra domanda: è necessario conoscere l'identità della Ferrante?

Partiamo da lontano. Elena Ferrante è nota soprattutto per la sua apprezzatissima trilogia dell'Amica geniale, di cui a breve e/o pubblicherà il quarto volume. Non è molto conosciuta dal grande pubblico, ma i pochi che la conoscono ne parlano molto bene (qui trovate la recensione di Storia di chi fugge e chi resta scritta dalla nostra Cecilia Lazzaroni), al punto che, caso più unico che raro, perfino negli USA hanno cominciato a interessarsi di questa scrittrice. Tutto splendido, quindi. Un'opera letteraria valida e un'autrice capace che ottengono il meritato successo. Sì, ma c'è dell'altro. Elena Ferrante, come detto, è uno pseudonimo, e solo in pochissimi sanno chi si nasconde dietro questo nome.

Qualcuno dice che, calata la maschera, appaia lo scrittore Domenico Starnone, che su Repubblica nega ma che nell'ultimo romanzo sembra prendere in giro un po' tutti e giocare su questo gossip letterario scrivendo un romanzo con una voce narrante femminile che, dicono, potrebbe essere il seguito di I giorni dell'abbandono della Ferrante. Il mistero resta. Poi c'è Paolo Di Paolo che sulla Stampa minimizza un po' il fenomeno, giudicando «sproporzionato» il lusinghiero giudizio del New Yorker per i romanzi della scrittrice. La tesi di Di Paolo, in pratica, è che buona parte del successo dipenda in questo caso dallo pseudonimo. La Ferrante per tematiche e stile non sarebbe molto diversa da Sveva Casati Modignani, Simonetta Agnello Hornby o Cristina Comencini, le quali non ricevono però gli stessi applausi dalla critica più severa. Secondo lui Storia di chi fugge ricorda una soap tipo Un posto al sole, e aggiunge: «Se le scrive la Mazzantini non vanno bene; se le scrive la Ferrante sì. Ma la forza di Ferrante è, più che nei suoi libri, nel suo non esserci, la sua distanza abissale da tutto: nessuno l’ha mai vista, nessuno l’ha mai intervistata di persona, nessuno l’ha mai incrociata per caso, come perfino al vecchio eremita Salinger era accaduto al supermercato. Non se ne ha nemmeno una foto giovanile, come dell’altro grande solitario Thomas Pynchon.»

Per Di Paolo tutta la faccenda è un «teatrino troppo furbo» e mentre qui in Italia facciamo la fila al botteghino per entrare, negli Stati Uniti pongono altre interessanti questioni collaterali che vanno al di là dello stucchevole eddai, dicci chi sei. Su Melville House, ad esempio, evidenziano il problema meno gossipparo e più pragmatico riguardante la promozione. Sarà molto americano e poco romantico, ma è inutile fare le verginelle, dato che l'editoria nostrana non è caratterizzata da un maggiore candore. Di un autore non ci si chiede solo se è letterariamente valido. Ci si chiede is marketable? Lo possiamo portare in tour? Sa parlare davanti al pubblico? Suda troppo? Ce l'abbiamo una foto decente per il risvolto? Scegliere l'anonimato comporta delle evidenti rinunce: no presentazioni, no premi da ritirare di persona, no televisione, no YouTube. L'editore ci perde o ci guadagna? Ci guadagna proprio perché cavalca il mistero? Ma si pubblica il mistero o si pubblicano buoni libri? I libri della Ferrante sarebbero così elogiati anche se dell'autrice sapessimo ogni cosa?

Come detto, possiamo porci tutte le domande che vogliamo, e rispondere come vogliamo. Di Paolo ha la sua idea sulla qualità dei romanzi a prescindere dall'identità dell'autrice. Molti lettori comuni che prendono il libro in libreria spesso neanche conoscono la faccenda dello pseudonimo, perciò comprano, leggono ed eventualmente apprezzano anch'essi a prescindere. Okay, ma il problema di chi sia questa Ferrante è giusto porselo? Una risposta all'italiana: dipende. Da cosa? Da quali sono le vostre priorità. Se la Ferrante fosse Starnone vi sentireste traditi? Sareste più tranquilli? Leggereste il quarto libro dell'Amica geniale? Priorità, che spesso però fanno la differenza tra chi ama le storie e chi le chiacchiere da bar.

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

1 Commento