Elisabetta, Marina, Giulia: chi lascia cosa nell’affaire Mondazzoli

Doveva essere la fusione del secolo. E, innegabilmente, lo è.

E però, nel frattempo che i notai preparano le carte, tutt'intorno infuria la lotta. E siccome di roba colta stiamo parlando, l'ultimo grido nel campo del pugilato intellettuale è la lotta fra zarine. Che classe, gente, che classe. Il caso Mondazzoli lo conoscono ormai tutti, e tutti sanno anche (ne ha parlato il buon Camillo qui) che un pilastro – forse IL pilastro – della Rizzoli ha da poco deciso di sfilarsi dall'affaire. Con una certa eleganza, e con uno stuolo di autoroni al seguito. Elisabetta Sgarbi ha raccolto i pezzi della Bompiani che fu, e come il mitico vascello che ha scelto per nome, da quei resti ha ricreato l'identico, del tutto nuovo. La Nave di Teseo amici ne ha, in primis il magnate che ha messo a disposizione la sede, gratuitamente, proprio davanti al Castello Sforzesco di Milano. E poi gli azionisti che hanno contribuito alla fondazione: Umberto Eco con i suoi due milioni, tipo.

Da un punto di vista imprenditoriale, questo matrimonio s'aveva da fare, sì, perché è matrimonio d'interesse e quando ci sono in dote dei soldi – così tanti soldi – non porta alcun profitto star lì a sottilizzare sui sentimentalismi che piacciono tanto a noi bohémien sognatori delle arti liberali.
Eppure.
Eppure volano i graffi. Elisabetta Sgarbi s'è tirata fuori, e pur avendo dichiarato che la sua non è uno schiaffo ad personam contro Marina Berlusconi e quello che la di lei famiglia rappresenta nella politica e nell'economia italiana, che lei e la sua corte avrebbero lasciato il gruppone che si prepara a divorare quasi il 40% del mercato editoriale anche se questo fosse stato creato da Nichi Vendola, il dubbio che questa sua presa di posizione abbia lasciato cicatrici profonde sorge. Non foss'altro per i regali di nozze che la sposa tradita porta con sè dopo la separazione: Umberto Eco, certo, e anche Furio Colombo, Pietrangelo Buttafuoco, Jean-Claude Fasquelle, Sandro Veronesi, Edoardo Nesi, Sergio Claudio Perroni, Mauro Covacich, Viola Di Grado, Hanif Kureishi, Lidia Ravera, Carmen Pellegrino, Susanna Tamaro, Vittorio Sgarbi.

Eppure avrà certo le sue imprenditoriali ragioni anche Marina Berlusconi, che piccata piccatissima e stizzita risponde schiaffo su schiaffo alla fuggiasca Elisabetta, per tramite di una lettera aperta (ah, la lettera aperta ai giornali, la elegantissima arma tanto cara alle donne di casa Berlusconi, sempre di gran classe) indirizzata a Claudio Cerasa, direttore de Il Foglio, testata che, notoriamente, è sempre stata vicina alla famiglia Berlusconi. Se Sgarbi spiega a Francesco Merlo su Repubblica che tra lei e Marina la distanza non è ideologica ma antropologica, la zarina di Segrate, risponde che perfino lei (sic!) è in grado di comprendere la differenza tra un detersivo e un prodotto editoriale.

Il punto, spiega la Berlusconi, non è tanto la libertà di pensiero, quanto piuttosto che l'altra zarina, la Sgarbi, voleva bissare il coraggioso gesto di Roberto Calasso, e come lui s'è ripreso Adelphi sfilandola dal gruppo Rcs un secondo dopo che questo era finito dentro il gruppo Mondadori, prendersi Bombiani acquistandola da Marina. Che però – ed è comprensibilissimo da parte di un imprenditore che all'impresa guarda – ha opposto un fermo rifiuto. In primo luogo perché a differenza dell'Adelphi, la Bompiani non era soggetta a un "diritto di prelazione" in caso di vendita a terzi. In secondo luogo perché la Bompiani per Rcs è quello che Einaudi è per mondadori. Rinunciarvi sarebbe stato follia.

Li sentite anche voi, vero, i soffi minacciosi delle due tigri in combattimento, eh? Volano i graffi a difesa delle idee, che stile.

L'esodo però non si limita alla zarina di Milano e ai suoi fedelissimi: l'esodo contagia, l'esodo si espande. L'esodo è arrivato in Giunti, che secondo molti nella nostra redazione sarà una delle realtà da tener d'occhio più attentamente quest'anno. Là, sulle sponde dell'Arno, sta per fare il suo arrivo, secondo i ben informati, anche Giulia Ichino, l'editor che è stata colonna portante della narrativa italiana di Mondadori, e che ora ha scelto di seguire Antonio Franchini, altro esule di Mondadori, nel gruppo fiorentino. Voce ancora da confermare ufficialmente, ma più che attendibile stando alle fonti.

Il matrimonio dell'anno va già in pezzi prima della fine della luna di miele, pare.

Forse che forse – ma forse, eh – che la pluralità delle voci, perfino nel controverso universo delle lettere italiane, è ancora, per qualcuno, il valore fondamentale.

Amelia Cartia

M'innamoro di tutto. Parlo troppo, scrivo tanto, leggo un po', dubito di tutto, sbaglio spesso, mi perdo sempre e poi ritento. Cambio strada ad ogni passo, e cambio indirizzo più spesso che posso. Se la vita è un viaggio, sono abbastanza certa d'essere viva.

2 Commenti