Feltrinelli vende PDE a Messaggerie: come, quando, perché?

(photocredit: disney.wikia)

 

Il Salone del Libro di Torino è finito. Non si è capito se è andato bene o male (noi fortunatamente abbiamo Francesca Modena che ha fatto un'analisi coi fiocchi), tra chi parla di record di ingressi e di vendite e chi ricorda quanto i dati siano solo fumo agli occhi, davanti alla depressione dei piccoli editori con gli stand vuoti messi di fianco a quelli di Libraccio, Newton Compton e Mondadori in versione folla-da-concerto. Tra i tanti resoconti, però, è uscita fuori una notizia, un'indiscrezione, che stranamente non ha avuto ancora eco sulle grandi testate nazionali. Su Pagina99, infatti, si parla dell'imminente vendita, da parte di Feltrinelli, della PDE, a beneficio di Messaggerie.  

Per chi non è granché interessato al mondo dell'editoria, questi nomi diranno poco o niente. È giusto, quindi, fare chiarimenti, partendo anche dalle nozioni base, se necessario. Per far arrivare i libri nelle librerie e nei punti vendita in generale, gli editori si affidano a dei distributori. I più grandi distributori italiani sono Messaggerie, che gestisce circa il 30% del mercato ed è posseduta dal Gruppo Editoriale Mauri Spagnol, PDE, acquistata da Feltrinelli nel 2008, CDA, NdA e via via scendendo per le tante altre realtà a dimensioni più ridotte e a estensione locale. L'editore ovviamente paga un prezzo per vedere il proprio libro distribuito. Tra distributore e promotore (ovvero quello che va in giro per le librerie a presentare il catalogo con le nuove uscite per avere gli ordini dai librai), l'editore sborsa circa il 20% del prezzo di copertina di ogni suo titolo. Almeno un altro 30% è infine trattenuto dal punto vendita (libreria, catena, supermercato ecc…) che però di solito ha i volumi in conto deposito: non li compra dall'editore e paga solo il corrispettivo delle copie vendute, restituendo quelle che non vende, anche a distanza di anni.

Ogni servizio si paga, direte voi. Sacrosanto. Il problema è che promotore, distributore e punto vendita guadagnano in base al numero di titoli venduti. L'editore non vede questi soldi al momento della vendita. Il libraio paga il distributore e il distributore paga poi l'editore in tre rate, il tutto con attese e tempi tecnici mostruosi. L'editore, però, ha già delle spese prima per la realizzazione di ogni titolo: deve pagare i redattori, gli autori e tutto il resto. In pratica, c'è un investimento iniziale e si va avanti un po' al buio, sperando nelle vendite per avere man mano riscontri economici utili quanto meno a non finire sul lastrico entro un paio di mesi. 

Se cogliete un tono drammatico nel resoconto è perché tale meccanismo può diventare, molto spesso, come un grosso serpentone pronto a stritolare i piccoli editori, soffocati da ritardi, rese, volumi nascosti da altri volumi sullo scaffale, chiamate dalla banca. Come se non bastasse, il serpentone è una specie di idra con svariate teste, su alcune delle quali puoi riconoscere dei noti marchi aziendali. La particolarità della filiera del libro italiana, infatti, è che si registra un'anomalia alla base del sistema. Editore, promotore, distributore e venditore dovrebbero essere entità cooperanti ma distinte. Qui, invece, appartengono spesso a un unico nome. Il Gruppo Editoriale Mauri Spagnol, ad esempio, controlla ed è collegato agli editori Longanesi, Guanda, Salani, TEA, Corbaccio, Ponte alle Grazie, Garzanti, Vallardi, Chiarelettere, Nord, Bollati Boringhieri, Duomo Ediciones, La Coccinella; è controllato al 73,77% da Messaggerie Italiane, che a sua volta controlla la Emmelibri che a sua volta controlla Messaggerie Libri, Libraccio, Ibs (qui lo schema); fino a poco fa vigeva un accordo tra Messaggerie e Giunti per la distribuzione nelle librerie, ora sciolto (ma Giunti ha ritrovato l'amore incontrando Amazon). Feltrinelli possiede la PDE e anche l'omonima catena di librerie. Tra altri due grandi gruppi, RCS e Mondadori, anche quest'ultimo possiede una catena di punti vendita.

Insomma, i soggetti della filiera sono in qualche maniera e in varie forme sovrapposti, tra editori che sono anche rivenditori e distributori che sono anche editori (la NdA, ad esempio, ha anche un marchio editoriale NdA Press). Se sentite un sapore strano in bocca e provare a deglutire ma non passa, se avete sulla punta della lingua una parola che avete sentito più volte per strada, sui giornali e in tv ma che è talmente astratta e impalpabile da sembrare ormai più un concetto che una cosa concreta, ebbene, vi verrò incontro io. Conflitto di interessi. Io l'ho detto, voi l'avete letto. Siamo entrambi responsabili. Avete nominato anche voi Voldermort. Avada Kedavra. Sì, in una situazione normale a tutti sembrerebbe conflittuale che un solo gruppo controlli, nello stesso settore, soggetti tanto determinanti in un'unica filiera. E il problema è tutto qui. Quando leggiamo di editori in crisi, libri che non si vendono, problemi, precarietà e bla bla bla, il problema è tutto qui. Alla base del sistema.

Ottimo. Ora che ho fatto il-rompipalle-che-crede-di-saperla-lunga-e-spiega-cose-che-in-realtà-sanno-tutti, parto con le domande. Se davvero Feltrinelli ha bisogno di vendere PDE perché la catena di librerie è in un momento di difficoltà e perché vogliono puntare sul complesso di Porta Volta (dove ci sarà la Fondazione Feltrinelli, piste ciclabili, uffici, caffetterie e felicità a profusione), e se sarà davvero Messaggerie l'acquirente, insieme al conflitto di interessi avremo un'altra parola innominabile eppure effettivamente realizzata: il monopolio. Un unico enorme distributore, una nuova società a maggioranza Messaggerie che entra nell'olimpo dei Giganti dei Libri appena inaugurato da quel pinguinone di Penguin Random House. Sui social network ho intercettato le domande degli editori che lavorano con PDE, in attesa di notizie sul futuro dei propri titoli. Ce lo chiediamo un po' tutti. Che succederà? Che cosa cambierà? Che comporterà? Ma soprattutto, si può fare? Si doveva fare? Non si poteva evitare? Non avendo, al momento, nessuna risposta, mi sembrava opportuno raccoglierci a gambe conserte attorno al fuoco di Finzioni e chiacchierarne un po', mettendo insieme le nostre domande e le nostre perplessità. Perché siete perplessi anche voi, vero? 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

1 Commento
  1. Boh.
    Cioè, cosa devo pensare? Che finalmente Feltrinelli perde il pezzo intermedio, rimediando al problema tutto italiano di editore-distributore-venditore coincidenti, uno e trino? Oppure che nasce un distributore troppo forte, quasi unico, e di questo lamentarmi?
    Perplesso a dir poco…