Finn’s Hotel: i racconti inediti di James Joyce

(Photocredit: ithys press)

Pare che tra l'epopea dell'Ulisse e quella di Finnegans Wake il genio irlandese di James Joyce non sia rimasto con le mani in mano. Pare che in quei mesi di transizione lo scrittore si sia cimentato nella stesura di racconti che contenevano già in nuce i motivi ispiratori della sua opera successiva. Pare, infine, che grazie all'editore Gallucci un inedito datato 1923 sia attualmente reperibile in libreria.

La storia di Finn's Hotel – questo il titolo della raccolta di prose brevi – ha avuto inizio oltre un ventennio fa, quando lo studioso irlandese Danis Rose, lavorando ad un'edizione critica del romanzo del '39 e scartabellando tra gli appunti dell'autore riuscì a estrapolarne sette racconti finiti, raccogliendoli sotto quel titolo omaggio al luogo in cui Joyce aveva conosciuto la moglie Nora per tanto tempo considerato l'etichetta provvisoria di quello che sarebbe diventato Finnegans Wake. A questo primo nucleo sono stati poi aggiunti altri tre scritti scoperti nei primi anni duemila, formando così una raccolta di circa 130 pagine. 
Finn's Hotel ha visto la luce per la prima volta in patria per Ithys Press in un'edizione illustrata da Casey Sorrow con prefazione dello stesso Rose e postfazione di Seamus Deane – un'edizione d'élite, se ci si sofferma per un attimo sul prezzo minimo di 350 euro per le copie 'normali' e di soli 2500 euro per quelle deluxe – ed è stata riproposta in Italia nella traduzione di Ottavio Fatica ad un costo, non temete, decisamente più abbordabile.

Dieci epiclets, piccole epiche, a cavallo tra favola e mito, in cui le radici irlandesi emergono grazie alla rivisitazione di leggende quali quella di San Patrizio o di Tristano e Isotta. Il tono oscilla tra il comico e il serioso, la lingua non è più quella impenetrabile dell'Ulisse ed ereditata dal Finnegans: la sua natura più fruibile e facile autorizza in questo senso un paragone con i pur differenti Dubliners, facendo anche di questa raccolta un buon testo di partenza per tutti coloro che intendono accostarsi per la prima volta all'universo di un autore la cui originalità nell'uso del linguaggio rimane sempre cifra distintiva. 

Tutti questi elementi hanno giustamente contribuito a qualificare Finn's Hotel come una delle scoperte letterarie più significative degli ultimi anni. Tuttavia le polemiche non sono mancate, così come le voci fuori dal coro. E a ben vedere la diatriba a tema joyciano non è poi questa novità, se le dinamiche sono quelle già constatate a proposito della fiaba ritrovata The Cats of Copenhagen
Le proteste sono partite soprattutto dal James Joyce Centre di Dublino e dai principali studiosi sparsi per i più prestigiosi britannici, i quali hanno contestato l'idea della presunta autonomia di scritti che rappresenterebbero semplicemente del materiale narrativo rielaborato nel noto romanzo seguente. In effetti, al momento della scoperta lo stesso Rose aveva dichiarato che le prose sarebbero probabilmente apparse familiari agli esperti in quanto interrotte in fase di stesura e successivamente integrate al Finnegans. Inoltre, l'edizione della Ithys Press ripropone anche la bozza del romanzo già pubblicata nel 1963. Sulla natura di testi di transizione non si discute, ma dati i fortissimi legami con l'opera immediatamente successiva e l'assenza di qualsiasi traccia di volontà da parte dell'autore di pubblicare i presunti racconti come volume a sé è davvero legittimo presentare Finn's Hotel come un inedito?
La possibilità che si tratti di una strategia di marketing, tesi che il prezzo di vendita dell'edizione irlandese sembra avvalorare rendendola al contempo a dir poco biasimevole, esiste; ma è una questione sulla quale soltanto i joyciani di professione hanno avuto e avranno la (s)fortuna di arrovellarsi, poiché richiede una conoscenza talmente approfondita di carteggi, manoscritti, cronologia e opera completa da essere forse preclusa al comune lettore, per quanto appassionato. 
In italia, inoltre, il risvolto morale si presenta in qualche modo ridimensionato dato che, al comunissimo prezzo di vendita di 13 euro, nessuna truffa sembra essere perpetrata ai danni del pubblico: e se le piccole epiche di Finn's Hotel possono costituire una prima chiave d'accesso a quel romanzo dalla complessità straordinaria che è Finnegans Wake che ben vengano, purché alla base non manchi l'onestà intellettuale. In fondo, scoprire tra le pagine un autore che riscrive se stesso resta sempre uno degli aspetti più interessanti e creativi della lettura. 

Oriana Mascali

Abusa come se non ci fosse un domani dell'espressione "come se non ci fosse un domani". Specializzata in letteratura francese per aver scoperto troppo tardi gli americani, ha una sola certezza nella vita: avrebbe voluto essere Francis Scott Fitzgerald, ma non lo è. Peccato. Comunque le sarebbe andata più che bene anche Sylvia Plath.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.