Gader Haya: quando una love story censurata diventa un best seller

Come accade che un libro sul mercato da 18 mesi e finora parzialmente ignorato diventi un best seller? Chiedetelo a Dorit Rabinyan, 43 anni, il cui Gader HayaBorderlife nella traduzione inglese –, storia d’amore semi-autobiografica tra una donna israeliana e un artista palestinese, è stato la scorsa settimana ufficialmente bandito dai programmi scolastici dei licei d’Israele nonstante la richiesta quasi unanime da parte dei docenti di inserirlo.
Il motivo? Parrebbe rappresentare un incoraggiamento alle relazioni sentimentali tra ebrei e arabi, e «i rapporti tra ebrei e non ebrei minacciano la coscienza di un’identità distinta», come si evince dal dibattito parlamentare sulla questione.

Se da una parte la reazione degli intellettuali già da tempo critici nei confronti del governo del primo ministro di destra Benjamin Netanyahu era prevedibile oltre che auspicabile, ciò che stupisce è invece un incremento di vendite che, contestualizzato nell’ambito del piccolo panorama editoriale dello stato d’Israele, ha dell’incredibile: con 5000 copie vendute in una settimana – e il conseguente tutto esaurito in molte librerie – Gader Haya è infatti slittato in testa alle classifiche, sia in formato cartaceo che in ebook, in seguito a quella che si è configurata come una vera e propria corsa folle all’acquisto.
Nuovi contratti di cessione dei diritti sono stati stipulati con Ungheria, Spagna e Brasile, mentre in Stati Uniti e Francia, dove ormai da tempo le trattative erano state avviate, l’iter di traduzione è stato velocizzato.

Rabinyan, “fiera sionista”, si è dichiarata sollevata da questa marcia massiva in libreria, che ha tutti i connotati di una "manifestazione", nel senso più radicale del termine: «Non sono soltanto i miei fan a comprare Gader Haya, ma anche i fan della democrazia. Con l’acquisto del mio romanzo riconfermano fiducia e fede nel liberalismo israeliano, nella libertà di scelta e di parola».

Il romanzo, vincitore del premio Berstein assegnato annualmente a giovani voci della letteratura ebraica, affronta una tematica particolarmente sensibile: nonostante non esista una legge che vieti esplicitamente i matrimoni misti, i rapporti tra arabi e israeliani sono infatti rari e malvisti, ma non per questo inesistenti. Gli israeliani «vedono i palestinesi come una massa, e anche loro ci considerano una massa. Guardarsi negli occhi, come è accaduto ai miei due personaggi, è un’esperienza alquanto rara per un istraeliano» ammette l’autrice, che aggunge: «La letteratura è uno specchio. [I miei critici] pensano che eliminandolo possa svanire anche la realtà».

Come reazione alla censura, il TimeOut israeliano ha pubblicato un video in cui coppie ebreo-palestinesi, eterosessuali e non, sono riprese nell'atto di baciarsi, rompendo un tabù molto sentito nella società israeliana:

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=N8DMGaeDXE4&w=560&h=315]

Il Ministero dell’Istruzione ha già mosso i primi passi indietro rispetto alla decisione dello scorso giovedì, aclassificandola non come un divieto ma come un semplice taglio al programma di letteratura dei licei.
Del resto, Gader Haya non è altro che l’ultimo caso eclatante di una serie di scontri di vecchia data tra governo e intellettuali. Basti pensare che Amos Oz, tra gli scrittori nazionali più noti, proprio a novembre ha dichiarato che non avrebbe più preso parte agli eventi delle ambasciate israeliane all’estero a causa delle politiche radicali del governo. 

Oriana Mascali

Abusa come se non ci fosse un domani dell’espressione “come se non ci fosse un domani”. Specializzata in letteratura francese per aver scoperto troppo tardi gli americani, ha una sola certezza nella vita: avrebbe voluto essere Francis Scott Fitzgerald, ma non lo è. Peccato. Comunque le sarebbe andata più che bene anche Sylvia Plath.

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