Giorgio Fontana e il Campiello che premia i giovani

È stato Giorgio Fontana a conquistare quest’anno il consenso della maggioranza – ben 107 voti su 291  della giuria popolare dei 300 Lettori Anonimi del Campiello; un risultato che gli ha permesso di inserirsi a pieno titolo, con i suoi 33 anni, nella rosa dei più giovani vincitori del premio istituito cinquantadue anni fa dagli industriali del Veneto «con lo scopo di ritagliare un preciso spazio per l’imprenditoria veneta nel mondo culturale italiano».
La Fenice si è trasformata per una sera in San Siro grazie alla vittoria inaspettata di un ragazzo schivo e «abbastanza fanatico dell’autodistruzione» (ipse dixit), che con il suo Morte di un uomo felice, edito da Sellerio, è riuscito a sbaragliare la concorrenza di Roderick Duddle di Michele Mari (74 voti), del dato per favorito La voce degli uomini freddi di Mauro Corona (43 voti), di La gemella H di Giorgio Falco (36 voti) e di Le vite di Monsù Desiderio di Fausta Garavini (31 voti).

Il romanzo, ambientato nell’estate milanese del 1981, segue l’inchiesta condotta dal commissario Colnaghi su una nuova banda armata artefice della morte di un politico democristiano. Sull’intera vicenda, nonché sulle intime convinzioni spirituali e ideologiche del protagonista, grava però il ricordo del padre precocemente scomparso perché coinvolto in un’azione partigiana. La trama politica si fa dunque riflesso e analisi della crisi dei valori negli anni di piombo della storia italiana, rievocando in maniera netta atmosfere e temi del precedente Per legge superiore, pubblicato nel 2011 sempre da Sellerio e già vincitore nel 2012 del Premio Recalmare – Leonardo Sciascia, del Premio Lo Straniero e del Premio Chianti.
Lo stesso Fontana, che ha già all’attivo altri quattro romanzi e un saggio, ammette di aver voluto in primo luogo dare voce al rapporto padre-figlio e alle dinamiche generazionali, facendone il punto di partenza per una più universale riflessione sulla giustizia che ha alle spalle notevole lavoro di documentazione storica, filtrato attraverso il distacco di chi quella storia non l’ha vissuta. 
E sullo sfondo inevitabilmente Milano, l’odi et amo dello scrittore, che la definisce come un'«ossessione narrativa»: basti pensare al suo Babele 56. Otto fermate nella città che cambia, che racconta la parte più multietnica della metropoli percorrendola a bordo dell'autobus 56 e in compagnia di personaggi che danno un volto all'immigrazione.

Fontana ha ringraziato Sellerio e tutti i suoi sostenitori citando Stephen King: «quando si scrive bisogna chiudere la porta e lasciare tutto dietro di sé, però quando la riapri se non trovi nessuno ci resti male». Considera la vittoria come uno stimolo a scrivere ancora e meglio, ma sempre la sera dopo il lavoro (in un’azienda di software) e nei weekend, perché «bisogna restare con i piedi per terra».

Fontana non è stato l’unico premiato della serata: Stefano Valenti si è infatti aggiudicato l’Opera Prima con La fabbrica del Panico (Feltrinelli), mentre il racconto della diciottenne Maria Chiara Boldrini ha ottenuto il Campiello Giovani. Momento importante anche l’assegnazione del Premio alla Carriera a Claudio Magris, che ha colto l’occasione per parlare di letteratura e politica.

La serata, presentata per il secondo anno consecutivo da Geppi Cucciari e Neri Marcorè, verrà trasmessa il 17 settembre alle 23 su La7. Sarà una buona occasione per riconoscere a questo premio il merito – sempre più raro in questi casi – di essere riuscito a eludere ogni previsione, confermandosi un punto di riferimento per le nuove generazioni di scrittori. 

 

Oriana Mascali

Abusa come se non ci fosse un domani dell'espressione "come se non ci fosse un domani". Specializzata in letteratura francese per aver scoperto troppo tardi gli americani, ha una sola certezza nella vita: avrebbe voluto essere Francis Scott Fitzgerald, ma non lo è. Peccato. Comunque le sarebbe andata più che bene anche Sylvia Plath.

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