Gli scrittori americani si censurano

Sembra che la questione delle intercettazioni della NSA − National Security Agency − negli Stati Uniti e nel resto del mondo possa avere delle conseguenze non solo nella politica ma anche nel mondo della cultura. Alcuni scrittori americani, infatti, hanno deciso di auto-censurarsi. 

Secondo un rapporto del Pen American Center, un'organizzazione americana che si batte per la libertà d'espressione degli scrittori, il 73% degli autori dell'organizzazione si dicono preoccupati di quello che sta accadendo e il 28% di loro dichiara di aver cambiato il loro rapporto quotidiano con i social-media. Non censurano le loro opere, quindi, ma il loro pensiero sul mondo e il loro intervento in quanto intellettuali.  

Nonostante le percentuali di cui si parla non siano così importanti, è interessare notare che si potrebbe scatenare un dibattito sull'importanza degli scrittori come intellettuali e su quanto possa essere importante il loro giudizio continuo sul mondo e su quello che accade tutti i giorni. In pratica, quanto è necessaria la loro presenza quotidiana, ad esempio, su Twitter? 

Se si dovesse diffondere un simile atteggiamento potremmo immaginare gli scrittori rinchiusi nei loro studi a scrivere e a interpretare il mondo solo attraverso le loro opere. Certo, se la mettiamo in questi termini si potrebbe pensare che non sempre tutti i mali vengono per nuocere e che molti scrittori probabilmente farebbero meglio a scrivere di più e a twittare di meno. È ovvio che gli scrittori non parlano sempre a sproposito e molto spesso il loro intervento dà spessore al dibattito. Siamo sicuri però che l'auto-censura non possa far bene a Breat Easton Ellis? Se non siete convinti leggete qui

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