Highly recommended; alla larga dal libro sbagliato

 

Pur appartenendo a una categoria a rischio di estinzione in Italia, quella dei lettori forti, so bene che il numero di libri che mi sarà concesso di leggere in questa vita è infinitesimale rispetto alla quantità di libri al mondo. Una volta, per farmi del male, ho fatto un veloce calcolo. Mettiamo che io legga 20 romanzi all'anno, in età adulta, e che abbia una prospettiva di vita di ottant’anni; ammesso che la vista non mi abbandoni, arriverò a leggere circa 1240 libri. Un numero ridicolo! Una sciocchezza, una gioccia nel mare, anzi nell’oceano di pagine e storie delle quali non potrò mai godere. Per questo scegliere il libro sbagliato è semplicemente insopportabile, soprattutto per chi, come me, trova moralmente disdicevole abbandonare una lettura a metà. Sbagliare libro è una sciagura alla quale un lettore consapevole non dovrebbe andare incontro.

In un mercato saturo di libri, in cui l’offerta supera la domanda, in cui blurb e copertine ci seducono con promesse non mantenute, la rivista Electric Literature ci prende per mano e ci aiuta a orientarci. Lo fa con l’iniziativa Recommended Reading, un blog che offre ogni settimana ai suoi lettori una short story di un autore selezionato dai migliori scrittori e editor contemporanei, che illustrano in un paragrafo il perchè della loro scelta. La prima storia, Watching Mysteries with my Mother di Ben Marcus, è stata selezionata dalla rivista stessa; segiuiranno nomi del calibro di Aimee Bender, Nathan Englander e Michael Cunningham.

Questo metodo offre due punti di forza. In primis, una short story è il modo migliore di conoscere qualcuno; è come andare a prendere un caffè con un ragazzo che non hai mai incontrato e decidere se far seguire una più impegnativa uscita a cena. Sappiamo che quella del racconto è un’arte molto difficile, l’autore avrà a disposizione pochi minuti del tuo tempo per convincerti, poche battute per mostrarti che è quello che fa per te. Inoltre, il suggerimento è affidabile perchè viene da scrittori che già conosciamo e amiamo, avviando quel circolo virtuoso del se piace a lui allora piacerà anche a me

Un valido aiuto per gli autori emergenti, ma soprattutto per noi lettori. A chi non è capitato infatti di toppare nella sua vita di lettore; tra le tante volte, io ricordo Il petalo cremisi e il bianco di Michael Faber, acquistato dopo aver letto una recensione entusiastica su qualche rivista. E non è stata una sola da poco visto che si trattava di un tomo di quasi mille pagine. E voi, quali sono le fregature peggiori che avete preso? Siate cattivi, suvvia.

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

10 Commenti
  1. È evidente che leggere libri aggrappati al piano della quantità, come fosse quello della qualità, ha i suoi svantaggi, ma anche innumerevoli vantaggi, primo fra tutti, fra i vantaggi, c’è quello di non correre il rischio di dover ammettere di essersi sbagliati a scegliere, perché il prediligere la quantità è segno che non si sarà in grado di capire la differenza tra ciò che ha un senso e quello che ne è privo. Il rammaricarsi dell’esiguo numero di testi letti indica che si è sperato di trovare qualcosa di decente puntando sull’accidentalità che ti possa andare di culo. S’intuisce facile che, per alcuni, sia il culo che consente di vederci chiaro, grattando e vincendo il tagliandino della lotteria consegnatoci all’inizio della nostra esistenza… 😀

  2. La casa del sonno di Coe e Le correzioni di Franzen, entrambi highly recommended 🙂 .
    Nel primo caso l’ho letto tutto ma solo perchè nell’ambito di una specie di book club; il secondo l’ho abbandonato intorno a pag. 50. E anch’io penso che non finire un libro equivalga quasi ad un’eresia, ma a discolpa era in formato digitale; non apparendo fisicamente sugli scaffali della libreria tendo a dimenticare di avere commesso peccato 😉

  3. Eresia: ho interrotto “La strada di Swann” di Marcel Proust. Pur ammirando il lessico, mi sembrò troppo prolisso. Dubito che ritenterei. Per ora è l’unica lettura incompiuta.

  4. L’ipnotista….davvero insopportabile, non c’è niente di peggio di un thriller che non trasmette nessuna emozione. Prevedibile e noioso.

  5. incredibile, Sara, hai bocciato due dei libri che ho amato di più negli ultimi anni, e quelli che io considero l’opera migliore di entrambi gli scrittori.
    Riprova fra un po’ di tempo, forse riuscirai ad apprezzarli, a volte non è il libro quello sbagliato, ma la nostra predisposizione nel momento in cui lo leggiamo.
    Sono anch’io una lettrice forte tristemente consapevole che non mi basterà una vita per leggere tutto quello che voglio e che si arrabbia molto ogni volta (poche per fortuna finora) che becca una sòla!
    Buona lettura “forte” a tutti!

  6. Parlate del leggere come se fosse una cosa pregiata, mentre è una perdita di tempo che potrebbe essere dedicato a… non ho il pelo per deludervi, ma il leggere ha lo stesso valore del guardare il proprio viaggiare da dietro l’obiettivo di una compatta, ma sarebbe una tristezza anche quando si possedesse una reflex…

  7. È un peccato non ci siano istruzioni, come è per i medicinali, che indichino il grado di tossicità di un libro. Dovreste spiegare quali sarebbero, secondo voi “lettori forti” – termine che trova un’applicazione più consona nella box – i parametri attraverso i quali giudicare sia un autore che uno scritto. Non dovrebbero essere di un ordine emotivo, dunque le donnicciole e i maschietti facili a commuoversi tacciano. Non dovrebbe neppure dipendere dalla pubblicità bevuta a grandi sorsate, quindi gli ingordi di imbrogli tacciano. Sarebbe il caso, invece, che fossero ragioni appartenenti alla sfera intellettuale, dunque i laureati tacciano… 😀