I book blogger rovinano la letteratura

Photocredit: The Independent

Avete sentito bene. Le dichiarazioni di Peter Stothard, quest'anno a capo della giuria del Booker Prize, sono di quelle che rimbombano, specie sul web. In un'intervista per il Guardian, il giornalista ha detto infatti che il proliferare dei book blogger dannaggia la critica seria e la letteratura stessa.

Su Finzioni ci siamo interrogati di recente (qui e qui) sulla qualità dei contributi online dedicati alla discussione sui libri, frenando facili entusiasmi e ragionando su quanto le nuove e preziose possibilità offerte dal web a critici, autori e lettori possano spesso perdersi in una nebbia di banalità e superficialità. Non è tutto oro ciò che viene postato, in pratica, e Sir Peter si dice appunto preoccupato nel vedere che le opinioni online, pur ragionevoli e indiscutibili, stiano scavalcando la critica vera e seria, non basata solamente su criteri immediati come la semplice leggibilità. La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che i direttori dei giornali non si impegnano più a pubblicare contenuti culturali degni di questo nome, proprio perché è sempre più difficile confrontarsi con la concorrenza del web, più accessibile e diretta daparte dei lettori.

Non un attacco gratuito ai blog, dunque, bensì alle opinioni sommarie e alla scarsa argomentazione che troppo spesso da essi viene veicolata. Sam Jordason, blogger del Guardian, è d'accordo con Stothard, ma sottolinea che molti book blogger fanno bene il proprio lavoro e che anche la semplice opinione di un lettore può risultare utile a chi deve districarsi tra l'immensa quantità di libri che ogni giorno vengono pubblicati. Insomma, come in ogni ambito anche per i blog dedicati ai libri qualità e quantità di contenuti sono inversamente proporzionali. I padreterni della carta stampata, le vecchie ciabatte espressione di un modo di fare critica bello che superato sono, per fortuna, destinati a scomparire, scansati dal nuovo che avanza. Il nuovo, però, tranne poche e scintillanti eccezioni, appare ancora inebriato dal potere che si ritrova fra le mani e non sempre dimostra di saperlo usare. Dopotutto l'estro non si ottiene aprendo un blog, né è più garantito in automatico dagli antichi blasoni.

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

11 Commenti
  1. Ho affrontato spesso questo tema sul mio blog, e sono giunta alla conclusione che non esiste una risposta univoca su questo tema: da un lato è vero che la critica letteraria “old style” deve continuare a esistere secondo certi criteri (e ci sono bookblogger che già lo fanno, vedi l’ottimo esempio di criticaletteraria.org), dall’altro è sempre esistito il passaparola fra lettori comuni, che si consigliano/sconsigliano a vicenda libri. Senza addentrarci nei discorsi sulle rivoluzioni portate dal web, è più che sufficiente dire che i blog e i social network amplificano questo meccanismo di passaparola.

  2. Questa mattina, nel mio solito viaggio in U-bahn, leggevo degli articoli proprio sull’argomento.

    Delle “insonnie” del critico letterario ne avete parlato voi di Finzioni, ne ha parlato critica letteraria, ne ho parlato anche io nel mio blog.

    Credo che il punto importante sia che il critico, come il giornalista, deve adeguarsi all’invasione di informazione che ci sommerge ogni giorno.

    Se qualche anno fa, il critico, con la sue esperienza, i suoi studi e le sue letture, si sollevava rispetto all’opinione qualunque, questo non accade più, o almeno non in maniera netta.

    “Not everyone’s opinion is worth the same” afferma Peter Stothard (http://www.independent.co.uk/arts-entertainment/books/features/the-bionic-book-worm-8168123.html).
    Ecco, questo comincia a essere meno vero. Il peso dell’opinione di un book blogger si sta avvicinando a quella di un critico.

    E tocca al critico letterario trovare una soluzione per sopravvivere.

  3. Come recita la conclusione dell’articolo, il punto riguarda la qualità, da ambo le parti. Al lettore interesse principalmente la critica, l’opinione: tanto più essa è argomentata, competente e appropriata, tanto è valida. Che sia quella di un blogger o di un critico tradizionale. Io non credo che la critica tradizionale debba sventolare bandiera bianca perché, come ho scritto, della moltitudine di book blogger presenti e attivi in rete davvero una strettissima minoranza possono considerarsi degno di essere presi in considerazione dai lettori. La maggioranza di essi sono lettori che si improvvisano critici (e nessuno, per fortuna lo vieta, perché tutti i lettori amano parlare di ciò che leggono). La differenza è che la crescente autorità che giustamente sta interessando i book blogger (quelli che se la meritano) non viene loro in quanto blogger, ma in quanto buoni critici.

  4. Parlo per esperienza essendo io stessa la responsabile di un blog collettivo sulla letteratura. Nessuno di noi blogger si ritiene un critico di mestiere, ma c’è forse una laurea, un gagliardetto, una spilla da appuntare al petto per diventarlo?
    Noi scriviamo per passione e le nostre sono idee personali, esattamente le stesse che potremmo fare sul divano di casa parlando delle ultime letture. E’ questo che la gente cerca in rete: pareri, opinioni, madornali stroncature.

    E vogliamo poi parlare della critica ufficiale che spesso scrive sotto lauti compensi delle recensioni/sbrodolature? Se devo scegliere tra loro e le idee di un ragazzo, la mia scelta va alla libertà.

    Buone letture! 🙂

  5. La differenza tra me e il caro Peter è che quando io scrivo un post non prendo un centesimo, lui probabilmente sì.
    E comunque da quando esiste internet io non mi sono mai affidata alle critiche… chiamiamole “vere”, ma sempre e solo alle opinioni della gente. Quando i blog erano due in croce leggevo i commenti su ibs e bol, almeno ero sicura che non nascondevano secondi fini. E’ così sbagliato dare consigli spassionati e riceverne altrettanti?