Il Diario di Anne Frank di pubblico dominio? La Fondazione si oppone

Il caso vuole che noi, lettori degli anni duemila, ci troviamo a vivere in un periodo particolarmente controverso dal punto di vista editoriale per quanto riguarda le sorti di alcuni volumi che, nel bene e nel male, rappresentano un tassello fondamentale della nostra storia. Lo abbiamo visto qualche tempo fa con il Mein Kampf di Adolf Hitler e la polemica che ha suscitato in territorio tedesco la possibilità che possa presto diventare di pubblico dominio (che chiunque, cioè, possa pubblicarne un’edizione). In effetti, prevedendo la legge che l’esclusività del diritto di sfuttamento economico dell’opera cessi settant’anni dopo la morte di chi l’ha realizzata, nel corso dell’attuale decennio non sarà raro imbattersi in episodi di questo tipo se si considera la mole di memorie e libri scritti durante la Seconda guerra mondiale, e di grande rilevanza storica oltre che letteraria.

Primo tra tutti il famosissimo Diario di Anne Frank, documento fondamentale degli orrori perpetrati dal nazismo contro gli ebrei che, secondo le norme europee sulla proprietà intellettuale, dovrebbe passare ufficialmente fuori diritti tra tredici mesi. Anche in questa occasione, come per quella già citata del Mein Kampf, la questione si presenta molto delicata, e non a caso sta già facendo discutere: le memorie della Frank infatti non sono semplicemente un’opera dell’ingegno, ma rappresentano una preziosa testimonianza storica la cui libera circolazione comporterebbe il rischio di manipolazioni revisioniste qualora finisse nelle mani sbagliate.
È questa la principale preoccupazione della Fondazione Anne Frank, che detiene e gestisce i diritti del libro: per prevenire l’intervento dei negazionisti e preservare l’opera da eventuali fraitendimenti e revisioni, i membri stanno cercando di posticipare la fatidica data appellandosi al fatto che Otto Frank, il padre di Anne, debba essere considerato a conti fatti un vero e proprio coautore del Diario. Questi infatti ne avrebbe raccolto le pagine selezionando quelle da pubblicare e tagliando quelle più intime e personali, per cui è a lui che si deve concretamente la versione del libro a noi oggi nota. Se si scegliesse di adottare questo criterio bisognerebbe allora prendere come punto di riferimento l’anno di morte di Otto, il 1980, per cui il Diario di Anne Frank potrebbe diventare di pubblico dominio solo nel 2051.

Una manovra dall’apparenza indubbiamente forzata, che incontra però il sostegno di accademici come Guy Birenbaum, che si è espresso a favore della proposta della Fondazione ritenendola finalizzata alla giusta causa di preservare la natura del documento e la memoria della sua autrice. 

Oriana Mascali

Abusa come se non ci fosse un domani dell'espressione "come se non ci fosse un domani". Specializzata in letteratura francese per aver scoperto troppo tardi gli americani, ha una sola certezza nella vita: avrebbe voluto essere Francis Scott Fitzgerald, ma non lo è. Peccato. Comunque le sarebbe andata più che bene anche Sylvia Plath.

2 Commenti
  1. Siamo seri, a scadere sono i soli diritti di sfruttamento commerciale dell’opera. Tutti gli altri diritti restano alla Fondazione o agli eredi, se ce ne sono. La libera circolazione rafforza l’eredità storica e mi vengono pochi altri esempi in cui sarebbe auspicabile che un’opera letteraria diventi al più presto patrimonio dell’umanità. Il discorso semmai è un altro. Ci sono fondazioni, per esempio quella finanziata con i diritti (scaduti) di Peter Pan, che finanziano attività benefiche o culturali con i proventi. Tuttavia, fermo restando che è sempre possibile reinventarsi e continuare a “monetizzare” la figura storica o letteraria, monetizzare a fini benefici, non vedo nessuna sciagura nello scadere del copyright. Siamo seri, 70 anni è già tanto. E’ tempo che le opere diventino patrimonio di tutti.

  2. Sono d’accordo con te, infatti la proposta della fondazione è davvero forzatissima e a mio parere poco sensata. C’è da dire che le preoccupazioni alla base sono legittime, ma le vedo comunque più realistiche nel caso precedente del Mein Kampf che per quello del Diario.