Il lavoro non nobilita lo scrittore

Nel 1969 l'editore John Martin offrì a Charles Bukowski 100 dollari al mese per il resto della sua vita ad una condizione: doveva lasciare il suo lavoro all'ufficio postale e diventare uno scrittore a tempo pieno. A 49 anni Bukowski decise di accettare. Più di 15 anni dopo Bukowski scrive una lettera a John Martin per ringraziarlo di averlo salvato da quell'impiego a tempo pieno

Nella lettera, apparsa recentemente sul blog Letters of Note, lo scrittore si lamenta del lavoro a tempo pieno che secondo lui che non lascia via di scampo allo scrittore o qualsiasi altra persona che voglia dedicarsi ad un lavoro creativo. Bukowski si lamenta che il lavoro dalle 9 alle 5 non è mai effettivamente tale ma che molto spesso non prevede pausa pranzo e va oltre il tempo dovuto. Un lavoro che lui viveva come oppressione e a suo dire svuota le persone e non solo.
 
People simply empty out. They are bodies with fearful and obedient minds. The color leaves the eye. The voice becomes ugly. And the body. The hair. The fingernails. The shoes. Everything does.
Nella lettera Bukowski sostiene che il mondo del lavoro è una sorta di schiavitù senza molta via di scampo, dove molto spesso la crudeltà dei capi ufficio la fanno da padrone. Lo scrittore scrive inoltre che anche se ci ha messo 50 anni è riuscito a scappare dal lavoro, quel tipo di lavoro che opprime la persona. Bukowski sostiene che non importa il tempo che ha perso dietro quel lavoro, l'importante è che lasciarlo gli ha dato una specie di gioia, la gioia del miracolo
 
Come darti torto Charles. Credo che molti di quelli che leggeranno questo post vorrebbero un John Martin sulla loro strada. 
5 Commenti
  1. Questo post è fantastico.
    Siete sempre concisi, non avete bisogno di spargere fiumi inutili di parole e comunicate perfettamente il messaggio che volete dare.
    Il motivo per cui mi piace Finzioni!

  2. Bell’articolo… ma è sempre vero? lavorare ti da un sacco di spunti di riflessione per la scrittura… ovviamente prima di incontrare john martin

  3. Puoi anche permetterti di trastullarti con la scrittura, quando l’affitto te lo paga un lavoro a tempo pieno.

  4. Quando qualcuno si offre di finanziare quello che tu pagaresti purché ti fosse permesso di farlo, la terra ti diventa finalmente leggera.

    Certo, poi torna la gravità terrestre e lo stesso Bukowski certo non rinunciò al piacere di sbraitare dentro a tutte le altre gabbie che restavano.

    Comunque l’esperienza del licenziamento da un lavoro che ti opprime offre uno stato di gioia di quelli che nemmeno gli adamo e le eve possono aver sperimentato mai: perché per loro il trauma fu quello di andarselo a cercare, un lavoro, non quello di essere riusciti a liberarsene, fosse pure per un po’.

    Un saluto!,
    Antonio Coda