Il nuovo racconto di Haruki Murakami per il New Yorker

A un anno dal suo ultimo romanzo L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio (uscito in Italia nel 2014 per Einaudi) Haruki Murakami torna con un racconto inedito pubblicato qualche giorno fa sulle pagine del New Yorker e sul sito web del magazine

La notizia, ripresa dal Guardian, testimonia non solo il forte legame tra Murakami e le short stories (lo scrittore vede in Carver uno dei suoi maestri e ne ha tradotto l'opera omnia in giapponese) ma anche un ritorno ai Beatles, considerati fonte d'ispirazione, così com'era avvenuto per il romanzo Norwegian Wood e il racconto Drive My Car, presente nell'antologia Onna no Inai Otokotachi (Uomini senza donne), pubblicata in Giappone lo scorso aprile.

Il racconto inedito uscito sul New Yorker, invece, si intitola Yesterday e si apre con una traduzione giapponese della celebre canzone dei Fab Four. Tradotto in inglese da Philip Gabriel, Yesterday ha come protagonisti due amici che si sono conosciuti lavorando in un caffè: Tanimura (che è anche il narratore del racconto) studia letteratura all'università; l'altro, Kitaru, si suppone stia studiando per riprovare l'esame di ammissione fallito in precedenza.

Secondo Tanimura, Kitaru ha una particolarità: è «l'unica persona a cantare la canzone dei Beatles Yesterday nella versione giapponese (lo fa addirittura utilizzando un dialetto, il Kansai). La trama del racconto ruota intorno al rapporto di amicizia che si instaura tra i due e sui motivi che spingono Kitaru ad abbandonare i progetti di vita che sembrava aver pianificato con tanta sicurezza, tanto che, a un certo punto, incoraggia il suo amico Tanimura ad uscire con la sua fidanzata, verso la quale egli non si sente più attratto. Il tema (ricorrente, tra l'altro, in altre opere) del nuovo racconto di Murakami è dunque l'amicizia, breve, forte, indimenticabile, legata prima di tutto da una canzone, perché condensa un periodo della vita che difficilmente si nasconde alla memoria, come si legge anche in questo passo, in cui Tanimura rievoca a posteriori la sua storia:  

«Quando avevo vent'anni o giù di lì, ho provato più volte a tenere un diario, ma non potevo farlo. Tante cose stavano accadendo intorno a me, che riuscivo a malapena a tenere il passo, figuriamoci stare fermi e scrivere tutto in un taccuino. E la maggior parte di queste cose non mi dava da pensare. Poi ho avuto modo di scriverne ed era tutto quello che potevo fare per aprire gli occhi al forte vento contrario, prendere il respiro e andare avanti. Ma, stranamente, mi ricordo Kitaru molto bene. Siamo stati amici per pochi mesi, ma ogni volta che ascolto Yesterday le conversazioni con lui mi ritornano intatte nella mente».

Luigi Mauriello

È un romantico nel senso fitzgeraldiano del termine. Nella vita scrive, beve caffè, va a caccia di refusi sulle locandine dei trasporti pubblici. Dategli uno spunto d’appoggio e con un paragrafo vi salverà il mondo.

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