#Stregoni: il Premio Strega raccontato da Finzioni

Finché non ci vai, puoi solo immaginartela (e noi abbiam provato a rendervi il più partecipi possibile: se volete rileggere il livetwit della serata, cercate su Twitter il nostro hashtag #Stregoni). Ci sarà davvero così tanta gente? L'atmosfera trasuderà letteratura? Si potrà ancora percepire la presenza silenziosa di Moravia e Pavese? Ma soprattutto, si sentirà una dignitosa rassegnazione per una competizione divenuta ormai scontro tra due blocchi o ci sarà spazio per della vera e sana tensione? La serata finale del Premio Strega conserva in ogni caso un'essenza che la rende unica e che merita di essere raccontata. 

A partire dalla breve attesa che ha preceduto l'ingresso dentro il Ninfeo di Villa Giulia, ciò che colpisce è il tipo di invitati. Scrutando qua e là, l'impressione è di trovarsi all'interno di uno scenario che mescola il Festival di Sanremo, il Parlamento italiano e La grande bellezza di Sorrentino. Sarebbe ingeneroso stimare l'età media dei partecipanti, perciò mi limiterò a segnalare tra di essi la presenza in ordine sparso di giornalisti famosi, critici con ogni probabilità stra-noti e stra-potenti ma ignoti ai più, politici abbronzati, fossili spolverati di fondotinta, imbucati di vario grado tipo (Lui è mio fratelloTi ricordi Francesca?Piacere, Sabrina), reporter annoiati, reporter elettrizzati, reporter ubriachi, modelle che mandano in tilt i bypass, editori circondati da cortigiani. Atmosfera letteraria o, quanto meno, stregata? Macché. In pochi minuti quella buona fetta di classe dirigente italiana si fionda all'angolo del vino e subito dopo sul buffet di trenta metri, dove non esito a infilarmi con la tempra dell'inviato di guerra. Rimediato un piatto di fusilli al pesto, continuo a immergermi nel Ninfeo alla ricerca di una ventata di cultura che non sappia solo di prosecco, ma lo stesso Piperno dal palco deve confrontarsi con un clima da riunione tra vecchi compagni di classe, probabilmente alunni ai tempi del Ministro Gentile, dove l'interesse per la competizione letteraria non è proprio palpabile, come testimonia questo breve scambio di battute:

Io: Scusi, è già arrivata la cinquina?
Graziosa signora in abito da sera: Eh?
Io: La cinquina, è già arrivata? 
Graziosa signora in abito da sera: E che è la cinquina?
Io: La cinqui…i finalisti
Graziosa signora in abito da sera (perplessa): Ahhh

Sollecitato dall'idea che nei pressi del palco possa esserci più tensione, attraverso senza alcuna difficoltà il corridoio tra i tavoli degli editori. Con l'inizio dello spoglio emerge subito che Walter Siti e Resistere non serve a niente possono stare tranquilli, ipotecando la bottiglia di Strega grazie a un vantaggio mai intaccato dagli altri finalisti. Un po' come nei campionati di calcio o nelle gare di moto gp dove il primo se ne va subito per i fatti suoi e il confronto si limita agli altri gradini del podio, mentre Siti e Rcs gongolano Paolo Di Paolo e Alessandro Perissinotto danno luogo a un vero testa a testa che premia il secondo per un solo punto di differenza. Romana Petri va avanti con dignità e velocità stabile fino al quarto posto, seguita da Simona Sparaco (che, per inciso, dal vivo fa la sua gran bella figura). 

Walter Siti può così festeggiare la sua vittoria annunciata e mai messa in discussione. Certo, d'accordo che non è stata proprio una sorpresa, ma ci si poteva aspettare un po' di giubilo, di brio, di casino. E invece Siti fa fatica a stappare la bottiglia di Strega e quasi si fa immortalare con una specie di biberon che qualcuno cerca di dargli per affrettare i tempi. Qualche sorsetto sobrio per i giornalisti (a differenza delle gran bevute di Piperno nella scorsa edizione, che almeno davano soddisfazione), poi sobrie felicitazioni, misurata contentezza e camerieri già pronti a sparecchiare, in un Ninfeo che si svuota in pochi minuti, senza darmi neanche il tempo di assaggiare questo benedetto Strega, come prefissato a inizio serata. 

Cogliendo l'occasione per fare i complimenti al vincitore, ai finalisti e a tutti gli altri partecipanti, una cosa va detta. Mi risparmio la polemica trita e ritrita sul sistema delle candidature di scuderia e su Rcs e Mondadori che si spartiscono la torta. Quello che mi preme dire è che ieri, al Ninfeo di Villa Giulia, ho visto e toccato con mano il carrozzone della nostra letteratura e il responso è: siete noiosi. Lo dico senza astio o rancore, eh. Noiosi. Non è giusto farne solo una questione anagrafica, perché l'elogio alla giovinezza impavida e forte lascia il tempo che trova, però ieri ho capito un po' di più cosa la letteratura e la cultura in generale potrebbe non essere. Non un posto imbellettato, non una serata dove non si capisce se stiano festeggiando delle nozze d'oro o un funerale, non uno spazio in cui ci si può illudere di essere fuori dal tempo e lontano da tutto il resto. Anche perché la maggior parte dei signori e delle signore che vagavano ieri per il Ninfeo basano il proprio lavoro e il proprio successo sui lettori, quelli che stanno fuori e che contribuiscono in prima persona a mandare avanti la baracca. Cercavo un'atmosfera stregata e ho trovato un'amosfera di opaca illusione che si specchia in se stessa per riconoscersi, ma che dovrebbe specchiarsi nella realtà per capire veramente com'è diventata e prendersi un po' meno sul serio. In ogni caso il vino era davvero buono e soprattutto noi di Finzioni abbiamo avuto la conferma: imboccando la via della leggerezza ci si può divertire e andare lontano. Sempre meglio che annoiarsi. 

 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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