Il racconto secondo McEwan

Tra romanzo e racconto molto spesso il dilemma è arduo per il lettore. Il tempo e la concentrazione possono far optare per una scelta piuttosto che per un'altra. Molti lettori amano perdersi dentro pagine e pagine di una sola storia mentre altri preferiscono lasciarsi coinvolgere dalla poche pagine di un racconto. 

A quanto pare anche gli scrittori hanno le loro preferenze e c'è sicuramente qualcuno come Ian McEwan, che ha le idee molto chiare al riguardo, perché pensa che il racconto sia una forma letteraria superiore al romanzo.
 
Lo scrittore, durante una conferenza al Cheltenham Literary Festival tenutasi lo scorso weekend, ha dichiarato che se riuscisse a scrivere il racconto perfetto potrebbe morire felice. McEwan considera inoltre che la forma breve del racconto abbia anche una maggiore presa sul lettore perché ‟You can hold the whole thing structurally in your mind at once”.
 
Secondo McEwan gli editori e critici però considerano i racconti una forma di letteratura un po' codarda e dice che: ‟Whenever I've handed in a novella there's always someone to give you a kick in the shins, as if you've made a mistake”.
 
Durante il suo intervento lo scrittore ha confessato che molti dei suoi scrittori preferiti li ama proprio per i loro racconti, come il Thomas Mann di Morte a Venezia, l'Henry James di Giro di vite di Henry James e il Kafka de La metamorfosi
 
E voi lettori preferite la compagnia più o meno duratura di un romanzo oppure la rapida infatuazione del racconto?
1 Commento
  1. Domanda piuttosto frequente, alla quale non è facile dare risposta perché, probabilmente, una risposta non esiste: i due generi, pur basandosi sui medesimi ingredienti di base (cioè le parole), appartengono a due categorie incomparabili, come potrebbero essere, banalizzando, la paella e un tartufo. E anche le affermazioni, esteticamente apprezzabili, di McEwan sono facilmente ribaltabili: la bellezza di un romanzo potrebbe stare proprio nella resistenza che offre al tentativo di contenere la sua struttura, tutta intera, nella propria mente (e questo potrebbe essere un ottimo criterio per valutare se una storia lunga è davvero un “romanzo”).
    Dal mio punto di vista, un ottimo racconto (O’Connor, Cechov, e pochi altri) possiede una perfezione formale che nessun romanzo ha mai raggiunto; ma un ottimo romanzo (Philip Roth, Martin Amis, Vladimir Nabokov) possiede una profondità cognitiva che nessun racconto ha mai sfiorato.