JK Rowling e la paura di chiudere con il passato

(photocredit: zimbio)

 

Sembrerà assurdo, ma in questi ultimi due giorni c'è stata una notizia che ha animato l'attenzione di tutti i lettori del mondo: JK Rowling ha rivelato che la sua saga avrebbe dovuto avere un finale diverso. Niente del tipo Voldemort che dice un po' in serpentese un po' alla Dart Fener "Harry, sono tuo padre", no: semplicemente, Hermione non avrebbe dovuto sposare Ron, ma Harry, almeno nelle intenzioni dell'autrice. Risultato della rivelazione? Panico e rabbia.

Sul Guardian vengono riportate le reazioni delle due fazioni, una pro Harry-Hermione e una pro Ron-Hermione, con la sensazione che si stia fondamentalmente parlando di aria fritta. Cioè, immaginare, commentare, fantasticare attorno a una storia tanto lunga e intricata come quella raccontata nei libri di Harry Potter è un conto, ma mettere in discussione il finale stesso proponendo finali alternativi be', è una cosa a metà tra la fan fiction e la filologia, con una spolverata di gossip. Il punto è che, a quanto pare, in JK Rowling coincidano due entità fondamentali: l'autrice e la fan. Che in qualità di creatrice della storia abbia pensato ad altri possibili percorsi non c'è nulla di male e anzi sarebbe assurdo il contrario. È proprio la filologia spesso a rivelarci prime redazioni completamente diverse dalle versioni finali, attivando sia nei filologi sia nei semplici lettori una grande curiosità in merito ai perché, che spesso sfocia nella congettura. 

Insomma, la Rowling ha detto che, fosse stato per lei, Hermione sarebbe stata meglio con Harry, visto che il rapporto con Ron è più problematico. Più giusta (secondo quale canone?) ma anche più scontata, la coppia Harry-Hermione apparteneva dunque alle aspettative dell'autrice in veste di lettrice di se stessa, che ha preso decisioni contro le proprie preferenze, in virtù di un plot ormai avviato che non poteva essere stravolto. Inutili le scuse ai lettori-fan, molti dei quali giustamente imbestialiti da questo retroscena che legittima trame parallele e riletture di ogni genere. Il punto è che, ancora una volta, JK Rowling ha dimostrato di non riuscire a staccarsi da Harry Potter. Personalmente l'ho sempre spalleggiata, anche quando è stata tradita e poi risarcita per la faccenda di Robert Galbraith, ma questa uscita mi ha lasciato perplesso. 

Come detto, convivono in lei le pressioni non sempre concordanti dell'autrice e della fan incallita, che la spingono a non tagliare il cordone ombelicale con una storia ormai capacissima di camminare da sola. Un po' mamma appiccicosa un po' lettrice esaurita che a distanza di anni continua ancora a spararsi le maratone dei film di Harry Potter almeno una volta al mese, la Rowling mostra anche un'altra sindrome in questo caso decisiva: quella dell'eterna esordiente. Il desiderio di pubblicare sotto pseudonimo Il richiamo del cuculo ha espresso palesemente questa voglia di tornare a provare il brivido del rifiuto e della recensione sudata, come ai bei tempi in cui il suo Harry veniva cestinato dagli editor di mezza Inghilterra, prima di diventare un ciclo epocale da centinaia di milioni di copie vendute in tutto il mondo, nonché brand per produzioni cinematografiche, parchi a tema e gadget di ogni tipo. La Rowling dovrebbe sentirsi appagata e soddisfatta, invece continua a rimuginare, forse anche per tenere viva l'attenzione dei fan e non sentirsi sola, oppure perché ancora non riesce ad abituarsi all'idea di non essere più la scrittrice sfigata e pluririfiutata di una volta. 

Qui il discorso può proseguire anche senza scomodare la critica letteraria, l'intenzione d'autore e tante altre belle cose. Semplicemente, JK sembra stia ricorrendo a queste uscite per non interrompere l'effetto magico che la scrittura di questi libri le ha procurato. In quest'ottica potrebbe essere letta tutta l'attività di marketing che circonda Harry Potter, gli spin-off, i nuovi film, tutto come l'estremo tentativo di un'autrice-mamma-lettrice-fan che continua a essere immersa fino al collo nel mondo di Hogwarts e fa affidamento su un gigantesco numero di seguaci per avere compagnia, stuzzicandoli, riempiendoli di film, approfondimenti e retroscena purché non le facciano capire che Harry Potter ormai è grande, la saga è conclusa e Silente non esiste. Mal comune mezzo gaudio, praticamente. Poi però con rivelazioni gratuite e mezze gossippare come questa della coppia Harry-Hermione finisce che qualcuno non la prende bene, anche perché al lettore non fa mai piacere che gli si scombinino le idee in testa, non oltre il limite della sana curiosità, almeno. E allora che fare? Mettersi l'anima in pace, godersi il successo e non dare retta a chi ti dice che non era il caso di scrivere Il seggio vacante. Tutto quello che vuoi, basta che non ti azzardi più a dire cose di questo genere, per piacere, visto che, non sei l'unica ad amare questa storia, bionda. L'hai scritta tu, ma ormai è di tutti, perciò niente ripicche: Hermione sta con Ron, che ti piaccia o no.

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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