JK Rowling è stata tradita

(photocredit: zimbio)

 

Non è sempre bello essere una scrittrice di successo. Gli amici ti chiedono copie omaggio dei tuoi libri per fare i regali di Natale, il vicino di casa ti infila i suoi manoscritti nella buca delle lettere, ma la cosa più difficile da sopportare è la propria identità. JK Rowling non è e non può più essere solamente Joanne Murray, né tanto meno la mamma affettuosa che inventa le storie con i maghetti per far addormentare i figli. JK Rowling è JK Rowling, la creatrice di un mondo, un'autrice che ha fatto epoca, oltre che un sacco di soldi. Tutto questo non dovrebbe avere grandi implicazioni negative, se non le solite noie pratiche che infastidiscono la giornata di qualsiasi personaggio celebre, tuttavia a livello propriamente autoriale si individua uno stravolgimento non sempre facile da sopportare. 

La notizia di questi ultimi giorni è che JK ha pubblicato ad aprile un romanzo poliziesco intitolato The Cuckoo's Calling, firmato con lo pseudonimo di Robert Galbraith. Fino a poco fa la vera identità di quest'ultimo non era stata rivelata, e infatti le vendite del libro stazionavano su cifre normali, poi salta fuori la verità e l'opera schizza in testa in testa alle classifiche. Non serve essere particolarmente maliziosi per pensare che JK Rowling abbia sacrificato il nome di Galbraith per rimpolpare gli incassi. Non che lei abbia bisogno di soldi, ma non si può dire la stessa cosa del suo editore. Becero marketing, quindi, e magari anche la vanità di una scrittrice affermata che si stufa del nuovo gioco e non tollera di vendere solo una manciata di copie, essendo abituata a vedere la fila fuori dalle librerie per l'uscita dei propri romanzi. Mistero risolto. JK Rowling è una calcolatrice, una macchina da soldi. In realtà c'è dell'altro. Sì, perché la dinamica della rivelazione è stata un po' più articolata. 

La colpa è di un avvocato di nome Chris Gossage, collegato all'agenzia della Rowling. Questi, ottenuta la notiziona durante una conversazione privata, ha pensato bene di spifferarla alla migliore amica di sua moglie, tale Giuditta Callegari, la quale a sua volta non ha esitato a scriverla su Twitter, dove è stata beccata da un giornalista del Sunday. JK ha dichiarato di sentirsi tradita, delusa e arrabbiata, perché neanche i suoi amici più intimi sapevano di The Cuckoo's Calling. Niente marketing o rivelazioni preparate a tavolino, quindi. L'autrice di Harry Potter è destinata a essere sempre e comunque l'autrice di Harry Potter. Anche quando scrive romanzi per adulti o polizieschi, anche quando vuole provare il brivido di essere giudicata da un editor per quello che scrive e non per il proprio nome. Per essere uno sconosciuto, Robert Galbraith — che si è visto chiudere la porta in faccia dai grandi editori — ha incontrato un discreto successo, con cifre rispettabili e recensioni positive.

Ora, ricapitolando, possiamo dire che JK Rowling non è a corto di soldi e che il segreto del romanzo scritto sotto pseudonimo non è stato svelato né da lei né dall'editore, ma a causa dell'indiscrezione di un paio di persone informate dei fatti. Certo, rimani in piedi l'ipotesi della vanagloria di un'autrice disposta a divertirsi sotto falso nome ma poco avvezza all'insuccesso, ma per insistere su questa strada bisogna proprio accanirsi contro la Rowling e dimenticarsi che prima di pubblicare Harry Potter è passata lungo una serie sorprendente di rifiuti e che quindi conosce bene le difficoltà del mondo dell'editoria. Nessuno le ha regalato niente, insomma. Dopo l'esperienza di Il seggio vacante, con cui ha tentato di mostrare al mondo che non sa scrivere bene solo di bacchette e incantesimi, voleva semplicemente togliersi uno sfizio e c'era riuscita. Cosa rimproverarle, quindi? L'ingenuità. Perché lei non è più solo una semplice scrittrice, è JK Rowling. Ed essere JK Rowling è una ficata, ma non è sempre divertente. 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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